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Cristina Bowerman a Bologna: tra cucina e diritti delle donne

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“Da ragazzina feci una promessa a me stessa: imparare qualcosa di nuovo ogni giorno. E così tutte le sere, prima andare a letto, mi chiedo: cosa ho imparato oggi? Se non sono soddisfatta, mi alzo e apro un libro”. Cristina Bowerman, classe 1966, una laurea in Giurisprudenza conseguita in Puglia e poi un viaggio negli Stati Uniti dove trascorre parte della sua vita; lì viene folgorata dal mondo della ristorazione, si diploma in Culinary Arts ad Austin, in Texas, e fa le sue prime esperienze in cucina. Torna in Italia, precisamente a Roma, dove nel 2005 entra in Glass Hostaria e da allora ne è il cuore, l’anima e il cervello. Oltre al ristorante di Trastevere, che ha una Stella Michelin, oggi Bowerman gestisce “Buono by CB” a Ismir, in Turchia, e Glass Xian in Cina.

Cristina Bowerman
Cristina Bowerman 

“Viaggio tantissimo, e ciò mi permette di evolvere in continuazione, cosa che ritengo fondamentale sia dal punto di vista culinario che personale”. E infatti, conversare con lei è come girare il mondo e unire i pensieri: ti racconta di un antichissimo metodo di panificazione che ha introdotto nel suo ristorante – lo tang zhong – imparato grazie a un panettiere incontrato a Madrid e, poco dopo, ti segnala un nuovo servizio di taxiste donne - Women With Wheels – nato a Mumbai dove presto andrà per un convegno e per incontrarne la fondatrice. Questa è Cristina Bowerman, che in cucina e nella vita mette insieme persone, spunti, ingredienti e pratiche appartenenti a mondi e culture diverse. Ma non c’è solo il business.

 

Bowerman fa parte di Chefs’ Manifesto, un network di chef da tutto il mondo che uniti si impegnano e si confrontano per un sistema alimentare sostenibile legato agli obiettivi di sviluppo delle Nazioni Unite. È stata presidentessa dell’associazione Ambasciatori del Gusto per sei anni, durante i quali ha portato avanti progetti innovativi come “Adotta un produttore”, a sostegno della filiera agroalimentare italiana, e “La psicologia al servizio della ristorazione”, dove per la prima volta in Italia si pone l’attenzione in modo scientifico sulle problematiche legate al tema dello stress lavoro-correlato per chi lavora in cucina.

 

Supporta la gender equality, si spende per la visibilità e il coinvolgimento delle donne nel settore della ristorazione. Recentemente è stata ambassador della collaborazione tra Barbie e Pastificio Di Martino per promuovere la celebre bambola in versione chef (insieme alle altre ispirate ad atlete, scienziate, attiviste di tutti i tempi) per stimolare le bambine a sognare in grande e difendere i propri sogni. Lei cosa sogna? “Finire la mia carriera totalmente soddisfatta di quello che ho fatto; ho raggiunto quasi tutti i miei obiettivi, me ne manca uno ma non lo dico per scaramanzia. E poi mi piacerebbe coinvolgere tutto il mio network e sfruttare la mia esperienza per fare qualcosa di davvero importante per le donne”.

 

“Ho imparato nella mia esperienza che per svolgere una qualsiasi professione non basta solo il talento e saper cucinare non è tutto. È come avere uno zaino vuoto che man mano devi riempiere perché, potrebbe capitare di trovarti nel bosco da solo e dover contare solo su ciò che hai nel tuo zaino. Se vogliamo svolgere una professione che sia realmente l’espressione di noi stessi, dobbiamo studiare, saper esprimere le nostre idee e i nostri progetti, saperli raccontare in pubblico e ai nostri collaboratori, esporci al mondo e viaggiare tanto”. Che sia su un palco o in cucina, Bowerman trasmette energia: un’energia particolare, finalizzata, spinta a creare qualcosa di nuovo e unico, e che si diffonde al suo team attraverso sfide coinvolgenti.

 

Come non si perde la passione? “La alimento. Sia in me, con il cambiamento costante e il mettermi in discussione, sia nei miei collaboratori perché bisogna sempre stimolare le persone che lavorano con te”. Ha da poco ottenuto la Plastic Free Certification per il suo Glass Hostaria. “Un risultato importante – commenta - ci ho impiegato più di un anno: non trovavo alternativa alle buste sotto vuoto poi, grazie a una chiacchierata con un collega, sono riuscita a sostituirle con altro prodotto. Lo scambio è fondamentale”. Ma non si accontenta del suo risultato personale: “Mi sono accorta che nel sito dell’ente certificatore c’erano solo foto di chef uomini, allora ho chiamato e mi sono incazzata”.