Inps, lo scandalo non è l'aumento di stipendio di Tridico

La furia anti-casta si è abbattuta stavolta su un prodotto dell'anti-casta. Prima o poi doveva accadere. La polemica sull'aumento dello stipendio del presidente dell'INPS Pasquale Tridico - un professore universitario nominato dal M5S alla guida dell'istituto previdenziale - è il frutto avvelenato di anni di demagogia irresponsabile nel corso dei quali si è seminato pregiudizi nei confronti delle competenze, delle professionalità, dei saperi. Tridico - ribattezzato sui social nello sfottente Triplico - aveva assunto l'incarico nel marzo dello scorso anno, governo M5S-Lega, con un compenso di 62mila euro all'anno. Meno di quanto porta a casa una piccola star della galassia cinquestelle, l'ex sindaco di Livorno Filippo Nogarin che grazie a due incarichi romani totalizza 67mila euro annui. Nogarin infatti è consigliere politico del ministro Federico D'Incà (40mila) e consulente di un assessore della sindaca Virginia Raggi (27).

Il nuovo stipendio di Tridico, fissato in 150mila euro, è davvero troppo alto? Il predecessore, l'economista Tito Boeri, area centrosinistra, prendeva 103mila euro. Ma prima ancora il presidente Antonio Mastrapasqua ha guadagnato fino a 1 milione 200 mila euro all'anno. Dov'è il giusto? In fondo non è uno scandalo ricevere 150mila euro per guidare un caposaldo del nostro stato sociale, con oltre 230 miliardi erogati in pensioni. Il punto discriminante è se si è capaci oppure no.

Non hanno visto, non hanno sentito, non hanno capito premier, ministri e sottosegretari che hanno avallato la pratica. Una volta diventata di dominio pubblico la notizia, hanno finto di indignarsi. Perché? Forse perché, con il Paese impoverito dall'emergenza sanitaria, è inopportuno triplicarsi lo stipendio? Principio applicabile anche al contrario, allora: si taglino gli alti stipendi di tutti i dirigenti pubblici. Impossibile, ovviamente. Oppure l'indignazione nasce dalla considerazione dell'inadeguatezza con cui i vertici Inps hanno affrontato la fase più drammatica della storia economica e sociale degli ultimi 70 anni? Ritardi nell'erogazione della cassa integrazione, sito in tilt e tutto ciò che le cronache ci hanno raccontato nelle scorse settimane. Ma se così fosse, sarebbe doveroso dirlo in trasparenza e poi procedere di conseguenza.

Invece come spesso accade si procede nell'ipocrisia. Se l'aumento di stipendio è legittimo, come pare sia, lo si conceda senza infingimenti. Per poi chiedere conto - "onestà, onestà", ricordate? - dei risultati prodotti. C'è sempre un puro più puro che ti epura, ammoniva con saggezza Pietro Nenni, lo storico leader socialista. Eccesso dopo eccesso l'agitato mondo cinquestelle lo sta imparando nella pratica quotidiana del governo. E innanzitutto del sottogoverno.

 

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