Autostrade e Covid: quando lo Stato non si vede

Non avremmo voluto vedere l'Italia brutta e cinica che emerge dalla coda velenosa della pandemia (550 morti finora) e, in triste coincidenza, dal secondo atto della tragedia Ponte Morandi (43 vittime). Sembrano storie diverse, lontane, non assimilabili; eppure entrambe mostrano la malattia che sta lentamente corrodendo il Paese: l'inefficienza dello Stato, la sua confusione burocratica, spesso la sua assenza. C'è, ma non si fa vedere. Una macchina in panne che nessuno sembra avere voglia di mandare in officina.

Le intercettazioni che hanno portato all'arresto dell'ad e di altri manager della società Autostrade confermano l'abisso di arroganza, cinismo ed egoismo cui può arrivare una politica d'impresa che cerchi il massimo profitto perfino nella riduzione delle spese di manutenzione. A totale disprezzo della vita umana. Il tutto - svelano intercettazioni che fanno vergognare solo a leggerle - condito da risolini, battute agghiaccianti, scambi di favori, intrallazzi per trovare una via d'uscita personale. Come se nulla fosse accaduto.

Desolante. Ma è altrettanto desolante che in questi anni nessun organo dello Stato, nessuna amministrazione, nessun ufficio abbia controllato che non fossero violate elementari norme civili e contrattuali, né abbia chiesto conto ai titolari del rispetto di una concessione che li obbliga a garantire la sicurezza su tutta la rete autostradale. Strade, cavalcavia, ponti come il Morandi. Invece, barriere e trincee - si legge nelle carte dell'inchiesta giudiziaria - erano incollate con il Vinavil... Qualche intercettazione l'abbiamo letta anche su tamponi e mascherine. Ma ciò che vediamo e sentiamo è sufficiente a mostrare un pasticcio istituzionale, grave forse quanto la malattia. Sorvoliamo sull'inguacchio calabrese che, in pieno Covid, ha portato a commissario regionale un profeta del negazionismo; mettiamo da parte per un attimo il disastro campano che, in nome di un rivendicazionismo regionalista degno di miglior causa, ma più realisticamente per paura che sulla rabbia popolare soffiasse la camorra, ha tardato per giorni l'indispensabile zona rossa; e proviamo a dimenticare pure i parlamentari-imprenditori che, immortalati su You Tube, si scatenano nella loro discoteca in Sardegna il giorno stesso in cui queste venivano dichiarate off limits.

Ciò che è evidente, che si è finto di non vedere in primavera e che è stato ignorato nei mesi successivi, è che la delega alle Regioni in materia sanitaria - tutti i poteri spettano a loro - non funziona; e che le possibilità che lo Stato intervenga a smentire o a correggere presidenti che rivendicano piena autonomia di decisione solo finché non tocchi a loro decidere, sono minime. Per anni la forza del business sanità ha coperto errori e manchevolezze. E si è colpevolmente lasciato fare. All'inizio il virus si è accanito sulla Lombardia, e si è tremato all'idea che arrivasse al sud, o in regioni meno attrezzate. Non è successo allora, sta succedendo adesso. Ma nel frattempo non si è nemmeno provato a correre ai ripari. Ciascuno sperando che ogni decisione la prendesse l'altro...

 

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