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Putin concede la cittadinanza russa a Edward Snowden, ma l’ex talpa dell’Nsa non andrà al fronte

È l'informatico che ha svelato, nel 2013, i dettagli di diversi programmi top secret di sorveglianza di massa dei governi Usa e del Regno Unito

Aggiornato alle 2 minuti di lettura

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(reuters)

Il presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso la cittadinanza russa a Edward Snowden, 39 anni, l'informatico che ha svelato, nel 2013, i dettagli di diversi programmi top secret di sorveglianza di massa dei governi statunitense e britannico. Nell'ottobre 2020, la Russia gli aveva già accordato il permesso di residenza permanente in Russia. E adesso anche la moglie di Snowden chiederà che le venga ricoonsciuta la nazionalità russa. A dirlo a Ria Novosti è stato l'avvvocato dell'ex funzionario dell'intelligence americana, Anatoly Kucherena. Per quanto riguarda la figlia, nata nella Federazione russa, «ha ricevuto la cittadinanza russa per nascita», ha concluso il legale. Snowden non sarà soggetto ad alcuna convocazione nell'ambito della mobilitazione parziale in Russia, secondo quanto dichiarato a Interfax dal suo avvocato Anatoly Kucherena. «Esiste una procedura stabilita dalle leggi russe in relazione ai requisiti per la convocazione nell'ambito della mobilitazione parziale. Poiché Edward non ha prestato servizio nell'esercito russo e non ha esperienza o pratica nel servizio militare, non è soggetto alla possibilità di arruolamento» ha risposto Kucherena a una domanda di Interfax. Per gli Usa la concessione della cittadinanza «non cambia nulla»: lo ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price, assicurando che la giustizia americana «continuerà a perseguirlo per la diffusione di informazioni classificate».
Chi è Snowden
Nove anni fa Snwoden aveva svelato la portata delle operazioni di sorveglianza segreta da parte della National Security Agency (NSA) e per questo era stato costretto a fuggire dagli Stati Uniti ottenendo asilo in Russia dopo aver fatto trapelare i file segreti dalla NSA, l’ente governativo statunitense per il quale lavorava. Le autorità americane, dopo la denuncia, da anni combattono per ottenere il rientro dell’informatico negli Usa. L’obiettivo, naturalmente, è quello di sottoporlo ad un processo penale per spionaggio. Richieste che l’informatico statunitense ha sempre ignorato. Da sottolineare, poi, che il nome di Snowden era stato inserito dal Cremlino nell’elenco delle 72 persone nate all'estero e alle quali il presidente Putin intendeva concedere la cittadinanza russa. Un passaggio avvenuto oggi. Ma, prima ancora, nel 2020, la Russia aveva concesso a Snowden i diritti di residenza permanente, aprendogli, di fatto, la strada per ottenere la cittadinanza. Controversa, infine, la posizione dell’informatico americano anche di fronte al parere, nel 2017, della Corte d’Appello Statunitense che aveva ritenuto illegale l’azione di Snowden. E questo nonostante la difesa dei capi dell’intelligence americana che, secondo i giudici, non stavano però dicendo la verità sul caso. Lo stesso Putin, infine, disse che Snowden sbagliò nel far trapelare i segreti degli Stati Uniti ma non era un traditore.
Il Datagate
La vicenda, ovviamente, suscitò un grande scandalo a livello internazionale. Del caso si occupò anche la stampa internazionale e l’Nsa (National Security Agency) cercò addirittura di impedire la pubblicazione da parte del Guardian delle rivelazioni dell’ex contractor dell'agenzia che si occupava della sicurezza nazionale. A scriveverlo è lo stesso quotidiano inglese citando un nuovo libro, “The Secret History of Five Eyes” in uscita giovedì e opera del regista e giornalista investigativo Richard Kerbaj. Secondo il libro l'Nsa cercò di contattare la controparte inglese, il Government Communications Headquarters, per fare da censore. L'allora numero uno dell'agenzia, Sir Iain Lobban, ricevette una telefonata poche ore prima del 6 giugno 2013, giorno in cui ebbe inizio il Datagate, nella quale si richiedeva di impedirne la pubblicazione. La richiesta fu tuttavia respinta. Secondo Kerbaj, Lobban era ben consapevole dell'importanza delle relazioni tra l'intelligence Usa e del Regno Unito, tuttavia la richiesta di esortare un quotidiano a non pubblicare un articolo per il bene dell'Nsa sembrò eccessiva. Nell'ottobre dello stesso anno, l'allora primo ministro David Cameron minacciò di usare ordinanze restrittive per impedire la pubblicazioni di ulteriori dati, ma una commissione che allerta la stampa britannica del potenziale danno che un articolo può causare alla sicurezza nazionale disse al Guardian che nulla di quanto pubblicato aveva messo a rischio la vita dei cittadini del Regno Unito

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