50 chili d’oro, l’illusione per riscattare la libertà

Il Museo Ebraico di Roma per le Giornate della Memoria presenterà sui canali social le ricevute con nome e cognome dell’oro dato ai nazisti nel tentativo di salvarsi dalle deportazioni

LE RICEVUTE DEI 50 CHILI D’ORO

Pezzi di carta con su scritto nomi e numeri, che raccolgono la speranza, l’illusione di salvarsi. Sono le ricevute dei 50 chili d’oro, conservate al Museo Ebraico di Roma, con cui gli ebrei romani, pochi giorni prima dell’inizio delle deportazioni di massa in Italia, pensavano di riscattare con un gesto disperato la propria libertà, cadendo nell’inganno dei nazisti. Le ricevute, per la prima volta allo studio in collaborazione con l’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma, saranno presentate sui canali social del Museo in occasione delle iniziative della Giornata della Memoria.

L’inganno dei 50 chili d’oro

La vicenda è nota, l’ha raccontata anche al cinema Carlo Lizzani con L’oro di Roma: è il 25 settembre del ’43 quando il capo della polizia di occupazione tedesca Herbert Kappler intima ai vertici dell’ebraismo romano e italiano che se non gli verranno consegnati 50 chili d’oro entro 36 ore, 200 membri della comunità saranno deportati. Alla raccolta disperata partecipano cittadini ebrei e non ebrei, e a chi dona viene consegnata una ricevuta, con il nome e la quantità dell’oro donato.  Il 28 settembre la comunità consegna ai tedeschi l’oro, credendo di avere così scongiurato il peggio. Ma è solo un’illusione, perché dopo seguiranno i saccheggi dei libri e degli oggetti, delle sinagoghe, delle biblioteche e degli uffici della comunità, sino ad arrivare al più tragico tra gli epiloghi, la razzia degli ebrei romani all’alba del 16 ottobre, che diede inizio alle deportazioni di massa in Italia.

Un patrimonio storico inesplorato

I documenti adesso allo studio sono un patrimonio inesplorato che racconta tante storie di persone con destini diversi. Tra le oltre 500 ricevute ce ne sono anche alcune senza nome, probabilmente di persone che hanno aiutato gli ebrei con un gesto di solidarietà ma temevano eventuali ritorsioni dei nazisti o denunce.  «Le ricevute rappresentano il preludio di ciò che accadrà dopo la raccolta dell’oro e sono una prova tangibile della speranza che gli ebrei ripongono nel salvarsi e anche della solidarietà dimostrata da alcuni cittadini. – spiega Lia Toaff, conservatore e responsabile delle attività educative del Museo – Questi documenti ci permettono di ricordare le persone, studiare i nomi, ricostruirne le storie, le vicende biografiche, la vita, le speranze, e destini diversi, come nel caso di Italo Camerino e Fernando Fiano di cui possediamo le ricevute della loro donazione». Camerino, come tanti altri che donarono l’oro, sarà deportato il 16 ottobre del ’43 con tutta la sua famiglia e morirà ad Auschwitz, mentre i figli Luciano ed Enzo riusciranno a salvarsi. Si salva anche Fernando Fiano, che si nasconde assieme alla famiglia a Olevano Romano, in un casale in montagna di Agapito Milana, il quale nel 2001 sarà riconosciuto con i suoi famigliari Giusto tra le Nazioni dal Memoriale della Shoah di Gerusalemme Yad Vashem.

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