Vos Triton, la procura di Agrigento: non ci fu rivolta a bordo

I primi risultati dell’inchiesta: molto disappunto dei migranti perché la nave li stava riportando in Libia

Sulla Vos Triton non c’è stata una vera e propria rivolta ma «molto disappunto» dei 77 migranti a bordo quando hanno capito che il rimorchiatore aveva effettivamente invertito la rotta e stava per dirigersi verso la Libia. Sono le prime risultanze dell’inchiesta della procura di Agrigento sul presunto tentativo di «respingimento» di migranti in Libia da parte della nave battente bandiera di Gibilterra, che è al servizio di una piattaforma Total al largo della Libia. Gli investigatori agrigentini della Squadra mobile hanno ascoltato sia membri dell’equipaggio sia alcuni dei migranti, subito dopo l’arrivo della nave a Porto Empedocle, ieri sera. La nave si trova tuttora nella stessa banchina dove c’è la nave-quarantena Gnv Allegra su cui sono stati trasferiti i 74 migranti, la maggior parte dei quali risultati positivi al Covid-19. «Non emergono insurrezioni a bordo della Vos Triton, né violenze o minacce dei naufraghi nei confronti dell'equipaggio della nave, per indurli a trasportarli in Italia - dice il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella -. Emergerebbe soltanto un evidente disappunto dei naufraghi quando hanno appreso la notizia del loro ritorno in Libia».

Migranti, alta tensione a bordo della Vos Triton: a bordo 77 migranti e un morto

Comunque sia andata, la Vos Triton, che aveva già concordato con le autorità libiche lo sbarco a Tripoli dei migranti, ha poi invertito la rotta e ha puntato su Lampedusa dove, al largo di Cala Pisana, è rimasta in attesa che la situazione si sbloccasse e nel frattempo ha effettuato l’evacuazione medica di una famiglia di tre persone.

«Con il nostro aereo Moonbird, sabato scorso avevamo seguito dall’alto i movimenti della nave - racconta Giorgia Linardi, portavoce della Ong Sea Watch - e abbiamo visto che stava facendo rotta verso sud. Dall’aereo li abbiamo chiamati avvertendoli che non potevano andare in Libia ma non ci hanno risposto. Però poi abbiamo visto che hanno invertito la rotta, dirigendosi verso Lampedusa». Ed è nel mare di Lampedusa, domenica scorsa, che l’aereo Moonbird in fase di atterraggio nota nuovamente la nave e assiste così dall’alto ad una sorta di cerimonia di commiato dei migranti, riuniti in cerchio attorno al cadavere che era stato recuperato assieme a loro.

Insomma, appare chiaro che alla fine è stato evitato un respingimento in Libia di migranti soccorsi nel Mediterraneo centrale, anche se in zona Sar di competenza di Tripoli. E d’altronde, la Vos Triton non è nuova a queste azioni visto che due anni fa, nel marzo 2019, la nave riportò in Libia 54 migranti recuperati a 70 miglia dalle coste africane.

Lo sbarco in Sicilia dei migranti della Vos Triton è comunque la punta dell’iceberg di quanto accaduto nello scorso fine settimana nel Mediterraneo centrale. La stessa Sea Watch ha monitorato dall’alto 11 imbarcazioni, sette delle quali gommoni, con un totale di circa 930 persone a bordo; un gommone con 77 persone soccorso dalla Guardia costiera italiana al largo di Lampedusa, al limite delle acque territoriali, «a oltre 30 ore dalla nostra allerta comunicata alle autorità»; un gommone con 70 persone e i tubolari mezzi sgonfi avvistato dall’aereo Colibrì della Ong francese Pilotes Volontaires e i cui occupanti sono stati recuperati dalla Guardia costiera libica anche se, ha denunciato l’Ong, diverse persone sono finite in mare. Secondo dati dell’Oim, tra sabato e domenica almeno 840 persone sono state riportate indietro in Libia, 340 il primo giorno e 500 domenica. L’Oim stima che da inizio anno siano circa tremila le persone riportate indietro. «Nessun ritorno in Libia, e vale anche per le navi commerciali - ha twitato l’inviato speciale dell’Unhcr per la situazione nel Mediterraneo centrale o occidentale, Vincent Cochetel -. Le condizioni di detenzione nei centri di detenzione del governo libico sono inaccettabili. Non è possibile sostenere l'uso sistemico della detenzione arbitraria. Altri finiscono nei capannoni dei trafficanti, subito dopo lo sbarco».

Negli stessi tre giorni del passato fine settimana, dal 19 al 21 febbraio, secondo calcolo di sea Watch a Lampedusa si sono registrati 12 sbarchi per un totale di 1007 persone, quasi tutte partite dalla Libia. Due delle navi quarantena sono pronte a imbarcarne la maggior parte. Ieri mattina a Porto Empedocle era arrivata anche la Asso 30, nave rimorchiatore a servizio di una piattaforma petrolifera dell’Eni, che ha sbarcato 232 migranti, una cinquantina risultata positiva al Covid-19, e un altro cadavere. La nave ha già lasciato il porto siciliano ed è ora a Malta. Ad Augusta ieri era arrivata la nave Aita Mari della Ong basca Salvamento maritimo humanitario, che ha sbarcto le 102 persone che aveva recuperato in mare nell’«affollato» ultimo fine settimana.

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