Licenziata al terzo mese di gravidanza, tornerà al lavoro: “Triste che i diritti delle donne non siano riconosciuti”

La 31enne tarantina: «Non è possibile che una donna debba subire una cosa del genere nel periodo più bello della sua vita»

«Sono felice e allo stesso tempo arrabbiata perché queste cose non devono accadere». Soddisfazione e amarezza per Ilaria, reintegrata sul posto di lavoro dopo essere stata licenziata un anno fa. Il benservito era arrivato mentre era al terzo mese di gravidanza. E, nelle ultime ore, il tribunale di Taranto le ha dato ragione e potrà tornare a curare le persone più fragili. «Non è possibile che una donna debba subire una cosa del genere nel periodo più bello della sua vita e si debba andare dall’avvocato per farsi riconoscere un diritto che ci spetta» commenta la 31enne tarantina.

Per anni ha lavorato in una cooperativa che si occupava di assistenza integrata domiciliare a persone non autosufficienti. La lettera di licenziamento era arrivata il 31 gennaio dell’anno scorso, mentre era in discussione un «contratto ponte» che doveva assicurare la continuità del servizio agli assistiti e occupazionale ai dipendenti. Ma lei era rimasta esclusa da un cambio di appalto. «La sua condizione di donna in attesa avrebbe dovuto metterla al riparo da queste brutte sorprese» spiega la locale Fp Cgil che l’ha seguita passo passo nella battaglia legale. Il licenziamento era stato immediatamente impugnato, in quanto ritenuto «illegittimo e, pertanto, da considerarsi nullo». A distanza di oltre un anno da quel gennaio 2020, è arrivata la notizia. «C’è grande soddisfazione per il reintegro, ma anche la triste constatazione che si debba ancora una volta passare dai tribunali per vedere affermati i diritti di donne lavoratrici e in gravidanza» dice la segretaria del sindacato, Tiziana Ronsisvalle.

La sentenza del tribunale, sezione lavoro, è arrivata dopo il ricorso. «Il giudice Lorenzo De Napoli- spiega la Cgil- è stato costretto a richiamare non solo le norme sulla clausola sociale previste per il settore, ma anche i fondamentali del diritto del lavoro che dispongono il divieto di licenziamento per le donne in gravidanza». Ilaria, che nel frattempo è diventata mamma di Alice, tornerà a lavoro dalla prossima settimana. «Ha subito un’ingiustizia nel periodo forse più delicato della vita di una donna – conclude Ronsisvalle – ma la sua storia dimostra quanta strada ci sia ancora da fare. Soprattutto nel terzo settore che si basa spesso su contratti precari e lavoro saltuario». Ilaria sa di non essere un caso isolato. «Spero soltanto che anche le altre trovino il coraggio di denunciare episodi analoghi al mio. In questo anno, ci sono stati dei momenti in cui mi sono scoraggiata, ma avevo comunque in braccio la mia bimba e, alla fine, non mi importava più di nulla».

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