Naufragio al largo della Libia, 130 i morti: “Li hanno lasciati annegare”

Il ribaltamento della barca è avvenuto ieri. I morti sono 130. La ricostruzione del «centralino dei migranti» ora per ora

CATANIA. La Guardia costiera libica che non vuol intervenire «perché c’è il mare grosso»; gli appelli ai centri marittimi di coordinamento dell’area, compresi Italia e Malta, che hanno respinto la responsabilità di coordinare le operazioni di Search and rescue»; gli aerei di Frontex che individuano dall’alto il gommone, ma senza che questo si trasformi in un intervento sul campo; la decisione di alcune navi mercantili di mettersi autonomamente alla ricerca dei naufraghi, assieme alla nave della Ong Sos Mediterranee, Ocean Viking, distante dieci ore di navigazione. E’ Alarm Phone, il «centralino dei migranti», a fornire una dettagliata ricostruzione di quanto accaduto tra mercoledì e ieri nel mare in burrasca davanti alla Libia, una sessantina di miglia a Nord Est di Tripoli, che ha trascinato via le vite di circa 130 persone.

Le immagini del gommone naufragato con 130 morti a Nord Est di Tripoli

Probabilmente, quando Ocean Viking ha cominciato la corsa contro il tempo per raggiungerli, la tragedia si era già consumata: «Il nostro ultimo contatto con quelle disperate persone in pericolo, è stato alle 21,15 del 21 aprile», dice Alarm Phone. E nulla si sa, ancora, di un’altra barca, con una quarantina di persone a bordo, che i trafficanti libici hanno messo in mare nelle stesse ore.

La ricostruzione ora per ora di Alarm Phone.

«La mattina del 21 aprile, Alarm Phone è stata allertata da pescatori locali di una barca in pericolo al largo della Libia. Abbiamo avuto il numero di un telefono satellitare, apprendiamo che sono circa 120 persone che hanno lasciato Al-Khoms all’incirca alle 22 del 20 aprile». Alle 9,15, Alarm Phone avverte le «relevant authorities» della presenza della barca e del peggioramento delle condizioni meteo nell’area. «Da quel momento, gli Mrcc di Italia e Malta, la cosiddetta Guardia costiera libica, l’Unhcr come pure soccorritori della Ong, sanno di quella imbarcazione in pericolo».

La strage al largo delle Libia, Porro (Sos Mediterranee): "Abbiamo navigato in un mare di cadaveri"

Alle 10,03, Alarm Phone riesce a parlare con persone sul gommone. La comunicazione è pessima, come nella successiva chiamata delle 10,22 nella quale si sente solo un «chiamate aiuto!». Alle 11, durante un’altra chiamata, Alarm Phone riesce ad avere le coordinate Gps (N33114519 E014074476) e a sapere che a bordo sono circa 130, comprese sette donne una delle quali incinta. «Informiamo immediatemnte le autorità e rendiamo pubblico il caso».

Flavio Gasperini/Sos Mediterranee

Nelle ore successive, dal gommone fanno avere man mano le coordinate Gps che cambiano: «La situazione a bordo si deteriora notevolmente, e le persone in pericolo sono in grande panico, e ci dicono che le onde sono alte e che l’acqua sta entrando nel gommone». Intorno a mezzogiorno, Alarm Phone chiama l’Mrcc di Roma per informarlo che il mercantile Bruna era vicino al gommone e sarebbe potuto intervenire: «Però, la Bruna ha proseguito sulla sua rotta».

Alle 14,11, l’Mrcc italiano avverte Alarm Phone di dover informare «le autorità competenti», cioè la Libia. «Solo alle 14,44 ci siamo potuti mettere in contatto con un ufficiale libico - ricostruisce Alarm Phone - che ci dice che sanno di tre barche e che le stanno cercando con la motovedetta Ubari». Alarm Phone resta in contatto con il gommone e fornisce alle autorità le nuove posizioni Gps alle 16,15, 17,16 e 19,15. «Alle 17,53 riceviamo una email dalla Ocean Viking, diretta alle autorità e a noi, con cui si informa di aver deciso di cambiare rotta e di dirigersi verso il gommone in pericolo».

Alle 19,15, dal gommone dicono di aver visto sopra di loro un aereo, «che noi riteniamo essere l’aereo Osprey di Frontex». «Alle 20,15 abbiamo raggiunto quelle persone per l’ultima volta, ci hanno detto che le batterie del telefono satellitare si stavano scaricando». Alle 20,52 Alarm Phone chiama nuovamente l’Mrcc di Roma «spiegando è difficile comunicare con i libici. Ci hanno risposto: "Stiamo facendo il nostro lavoro, chiamate se avete informazioni"».

La cartina di Alarm Phone mostra l'ultima posizione rilevata del gommone, mentre imperversava la bufera in mare

Alle 22,22, è sempre mercoledi 21 aprile, Alarm Phone riesce finalmente a raggiungere le autorità della Libia: «L’ufficiale libico ci ha detto che non avrebbero continuato a cercare il gommone per le pessime condizioni del mare», apprendendo pure che la Guardia costiera libica aveva comunque riportato indietro 104 persone di un’altra imbarcazione e anche due cadaveri. «Alle 22,55 informiamo l’Mrcc Italy che la cosiddetta Guardia costiera libica non condurrà ulteriori ricerche».

Gommone disperso nel Mediterraneo: si temono oltre cento morti

Alle 7,30 di ieri nuova chiamata a Roma e alle 7,53 «abbiamo informato ancora una volta tutte le autorità, chiedendo di coordinare alcuni mercantili che sono in zona: la Vs Lisbeth, la Alk e la My Rose, come pure la Ocean Viking». Alle 8,30 «scriviamo direttamente a Frontex. Alle 8,49 ci rispondono così: "Frontex ha immediatamente rilanciato il messaggio alle autorità italiane e maltesi"». Chiamate alla Libia: 10,42 e 11,31, in entrambi i casi rispondono di non avere notizie del gommone. «Hanno anche detto che l’Italia ha chiesto il permesso di far condurre oeprazioni di soccorso a un mercantile, permesso che hanno dato». Ma forse è già troppo tardi. «Alle 17,08 Alarm Phone ha ricevuto dalla Ocean Viking una mail diretta a noi e alle autorità con cui ci informa di avere cercatto il gommone assieme alla My Rose, alla Alk e alla Vs Lisbeth e di aver trovato le tracce di un naufragio e diversi corpi, con nessun segno di sopravvissuti. L’aereo Osprey di Frontex era sulla scena». La tragedia si è compiuta. 

Flavio Gasperini/Sos Mediterranee

Fiammiferi di asparagi con aspretto di ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi