Cauda (Gemelli): "Siamo vicini al picco e in sei mesi l'Italia può essere fuori dalla pandemia, ma l'ultima curva a scendere sarà quella dei decessi"

Se al trend epidemiologico di Omicron si unisce un allargamento dell’immunizzazione la seconda parte dell’anno potrà essere Covid-free 

ROMA. «Israele è il laboratorio del mondo e anticipa l’andamento della pandemia anche da noi: secondo i modelli matematici si può prevedere per l’Italia una seconda parte di 2022 Covid-free con un’accelerazione della campagna vaccinale che copra le sacche di popolazione ancora senza protezione anticorpale», spiega alla Stampa.it il professor Roberto Cauda, direttore dell’Unità operativa complessa (Uoc) di Malattie Infettive del Policlinico Gemelli, revisore dei parametri Covid del governo, consigliere scientifico dell’Agenzia europea del farmaco (Ema). Aggiunge l’ordinario di Malattie Infettive dell’Università Cattolica del Sacro Cuore:  «Accelerando la vaccinazione in sei mesi l’Italia può uscire dalla pandemia. L’ analisi  del itrend dei contagi mostra che siamo vicini al picco delle infezioni (fine gennaio) e, come sempre accade in pandemia, l’ultima curva a scendere sarà quella dei decessi. «Più di otto casi di Covid su dieci avvengono in Italia con Omicron- sottolinea l’infettivologo-. La variante sudafricana è ormai prevalente ovunque rendendo Delta marginale. In Francia vediamo 300 mila contagi al giorno, in Usa un milione. Abbiamo una situazione piuttosto difficile che richiede prese di posizione rapide per poter cercare di fronteggiarla, anche se noi sappiamo che l'unico modo per poter avere una vera e propria barriera nei confronti di questa diffusione del virus è rappresentato del vaccino. Tutti i dati dimostrano che Omicron dà forme meno gravi, ma quando la platea dei contagiati è così ampia è chiaro che anche l'1% di forme gravi determina quello stress che stiamo vedendo su ospedali e terapie intensive e il pesante aumento dei decessi».

Andamento

Secondo la comparazione effettuata dal Sole 24 Ore tra le curve epidemiche nei Paesi che hanno anticipato la diffusione di Omicron è ipotizzabile tracciare una tempistica di uscita dall'emergenza in Italia. «Siamo ancora nel pieno della fase di espansione del contagio: per quanto riguarda Omicron possiamo fissare la data di inizio dell'ondata in corso indicativamente intorno al 18 dicembre 2021- sottolinea il report-. L'analisi dei dati disponibili segnala una probabile inversione della curva: la diminuzione dei casi giornalieri dovrebbe avvenire entro le prossime due settimane, e in alcune Regioni si notano già i primi segnali di rallentamento». È il caso della Lombardia (dove Omicron ha iniziato la sua corsa con

circa una settimana di anticipo sul dato nazionale) che potrebbe essere molto vicina al picco epidemico, se non averlo già superato nei giorni scorsi.

Modello Lombardia
Le doppie festività (Epifania con relativo ponte e domenica successiva) comportano come sempre un calo dei test e dei positivi individuati. Ma, evidenzia lo studio, «il trend inizia ad emergere anche dall'appiattimento della cura positivi/tamponi molecolari (gli unici che davvero affidabili e che permettono di effettuare stime non azzardate)». Un eventuale calo del contagio in Lombardia, la regione più popolosa con i suoi 10 milioni di abitanti e quella di conseguenza con il maggior numero di casi in valori assoluti, condizionerebbe al ribasso la curva epidemica nazionale, quantomeno iniziando a frenare il trend espansivo in atto.

Trend nazionale
«In Italia l'ultima settimana epidemiologica completa (1-7 gennaio) si è chiusa con un incremento del 71,6% dei nuovi casi, passati a 958.079 dai 558.039 del periodo precedente- riferisce il rapporto-. Senza la doppia festività, di cui abbiamo già detto, i numeri sarebbero stati probabilmente più alti: ma, come la Lombardia, anche a livello nazionale il rapporto positivi/tamponi molecolari segna il passo ed esprime una curva che inizia a puntare verso il basso. I primi giorni della settimana in corso (8-14 gennaio) sono poco significativi perché si confrontano con i molti festivi della precedente: influiscono in particolare Capodanno e domenica 2 gennaio, riflessi nei numeri molto bassi dei giorni successivi: 61.046 nuovi casi comunicati il 2 gennaio, 68.052 il 3 gennaio». Valori che rappresentano circa un terzo della media degli altri giorni, e che trovano conferma anche nel bassissimo numero di test effettuati (3-5 volte inferiore a quello dei normali giorni lavorativi). La settimana in corso propone numeri più alti, ma meno esplosivi di quanto temuto. «Dovremo quindi prendere con cautela i dati di confronto della settimana in corso rispetto alla precedente, cercando di osservare soprattutto i valori massimi che verranno raggiunti quotidianamente e prestando meno attenzione al totale settimanale visti i due periodi disomogenei- prosegue il report-. Un numero di casi che fatichi a superare quota 230-250.000 casi giornalieri potrebbe essere un segnale anticipatore del momento di picco: che, ricordiamo, in questi due anni in Italia (a differenza degli altri Paesi) si è sempre espresso con un plateau piuttosto che con un'inversione chiara e rapida della curva».

Ospedali

In attesa di verificare l'andamento dei prossimi 15 giorni, preoccupa la situazione negli ospedali. «E’ vero che in passato abbiamo avuto molti più ricoverati rispetto a quelli attuali (sfiorando i 35.000 pazienti in area medica nel novembre 2020) ma negli ultimi giorni stiamo assistendo a un incremento medio giornaliero di 593 unità (ultimo dato disponibile mentre scriviamo quello dell'11 gennaio, destinato a subire un ulteriore rialzo)», evidenzia lo studio.

Israele
Secondo Cyrille Cohen, membro del board governativo sui vaccini in Israele e Direttore di Immunologia alla Bar Ilan University: «La protezione sarà acquisita sia con la vaccinazione, soprattutto contro la malattia grave, sia con l'immunizzazione naturale, dovuta al contagio. Il vaccino è meno efficace nel ridurre i contagi, è vero, ma ha una copertura che resta eccellente nel prevenire l'ospedalizzazione, la malattia grave e la morte». Dichiara al Fatto quotidiano:  «E' possibile che acceleri effettivamente la transizione verso uno stato endemico, ma ci vorrà del tempo per averne la certezza. Omicron sta causando meno complicazioni, ma non dobbiamo sottovalutare questa variante, proprio perché è altamente contagiosa. Finora c'è ancora una protezione importante contro la malattia grave. E questa mi sembra la buona notizia». Non si può fermare quest'onda, «ma possiamo cercare di ridurre il suo impatto. I più vulnerabili dovrebbero vaccinarsi, indossare mascherine ed evitare il più possibile gli assembramenti. Il vaccino salva la vita prima di tutto a loro». In Israele si sta somministrando la quarta dose «per gli over 60, e per il personale medico immuno-compromesso ed esposto. Ma è solo una raccomandazione, non è obbligatoria».

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