Fatima, gioco mortale? Il convivente della madre: “Ero sul ballatoio, la lanciavo in aria e la riprendevo. Era il suo gioco preferito”

La difesa: è da escludere che si sia trattato di un evento previsto e voluto

«Ero sul ballatoio a giocare con la bimba. La lanciavo in aria e la riprendevo. Lei rideva, era uno dei suoi giochi preferiti. La mamma ci guardava dal suo balcone. Ci salutava. Poi Fatima mi è scivolata dalle mani. Non so come sia potuto succedere...». Mohssine Azhar fornisce una nuova versione su quanto accaduto giovedì sera in centro a Torino, quando la figlia della sua compagna, una bimba di tre anni, è precipitata dall’ultimo piano di un palazzo del centro.

Durante l’udienza di convalida del fermo, davanti al gip Agostino Pasquariello, rilascia dichiarazioni spontanee. Una confessione: «È stata colpa mia». Un rimorso: «Ora non riesco a darmi pace, ma quella sera non potevo immaginare quanto sarebbe successo». Mohssine era a casa con due amici. Uno dormiva, l’altro guardava la partita in televisione, o almeno così hanno raccontato agli investigatori della Squadra Mobile. Lui era ubriaco, sotto effetto di stupefacenti. La bimba, che vive con la mamma nello stesso palazzo, al piano di sotto, lo raggiunge. «Giocavamo ed è caduta. Ho cercato di soccorrerla, ma respirava appena»: Mohssine ora la spiega così. «Non ce l’avevo in braccio. Ero in casa con altre due persone, mi sono distratto e lei è uscita sul ballatoio» raccontava invece venerdì pomeriggio, durante l’interrogatorio davanti al pm Valentina Sellaroli. «È caduta davanti, è caduta davanti», farfugliava ubriaco la notte della tragedia, in manette in una volante della polizia, mentre insultava e sputava contro gli agenti. Pensando solo a come recuperare una sigaretta.

Il magistrato ha chiesto di convalidare il fermo. Il suo difensore, l’avvocato Alessandro Sena, sostiene che l’uomo debba essere lasciato libero e che il reato contestato, omicidio volontario con dolo eventuale, debba essere riqualificato in omicidio colposo: «È da escludere che si sia trattato di un evento previsto e voluto. Non era di certo sua intenzione fare del male alla bambina. È sconvolto. Il pericolo che fugga? Lo escludo. Non è scappato nemmeno quando ha avuto altri guai con la giustizia». L’ultimo proprio giovedì mattina, quando è stato condannato con rito abbreviato a otto anni di carcere per una questione di droga. Lui, 32 anni, del Marocco, vive alla giornata. Perlopiù spaccia al mercato di Porta Palazzo, vicino ai bagni pubblici. «È lì che ha conosciuto la mamma di Fatima che capitava facesse le pulizie da quelle parti», raccontano tra i banchi. E gli inquilini del palazzo aggiungono: «È uno che crea problemi. Nasconde la droga nel locale per le biciclette. Lo sanno tutti, ma cosa vuole dirgli? Meglio stare alla larga da certa gente».

Da ieri, Mohssine chiede in continuazione di vedere la compagna, Lucia Chinelli, 41 anni. Lo chiede al giudice, lo chiede all’avvocato: «Devo parlare con lei».

Lei, che la sera della tragedia, mentre Mohssine scalciava contro la portiera dell’auto della polizia, cercava inutilmente di calmarlo. E che, sentita dagli agenti della Squadra Mobile, ha dichiarato di non aver visto assolutamente nulla. E che alla panettiera del negozio al piano terreno, la prima a soccorrere la piccola, aveva detto in lacrime: «È colpa mia. Ho aperto la porta di casa perché c’era odore di bruciato. Lei è uscita. La mia bambina ora non c’è più ed è colpa mia».

Una versione che stride con quella di Mohssine. E anche con la testimonianza della panettiera: «Ho sentito due persone parlare ad alta voce. Un uomo in lingua straniera e una donna che gli rispondeva in italiano. Poco dopo ho sentito un boato e ho visto la piccola a terra». Ieri, gli inquirenti hanno eseguito un sopralluogo e nei prossimi giorni il medico legale Roberto Testi effettuerà l’autopsia per escludere lesioni pregresse e per verificare la versione fornita da Mohssine. Le indagini proseguono: si sentono e risentono i testimoni, si analizzano i video delle telecamere di sorveglianza del palazzo che però non sembrano aver ripreso quando accaduto sul ballatoio.

Il leader della Lega Matteo Salvini scrive su Twitter: «Una preghiera per questo povero angelo. Altro che Bibbiano, assistenti sociali e giudici dovrebbero salvare questi bambini». Il quartiere ricorda Fatima, lascia biglietti, porta mazzi di fiori bianchi e di rose rosse. Chiede di evitare strumentalizzazioni: «È una tragedia, il pensiero va solo alla piccola».

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