Radio Padania va in soffitta, da oggi on air c’è Radio Libertà

Il direttore Giulio Cainardi: «Vecchio nome non aveva più senso ora guardiamo a tutto il centrodestra».

Nacque nel 1976 dall’allora Radio Varese e fu una delle tante invenzioni, vincenti, di Umberto Bossi. Ora però, quella Radio che per 46 anni ha alimentato dibattiti, scontri, ma anche forgiato un pezzo d’Italia trasformando il Carroccio in un partito di maggioranza, mira ad andare oltre l’autenticità (ma anche il folclore) connesso alle proprie origini. Quella stessa forza che spinse centinaia di militanti fin sotto il Monviso alla sorgente del Po per il rito dell’ampolla e qualche anno dopo Checco Zalone a trasformare lo stesso rito in comica irresistibile.

Comunque la si voglia vedere con il trasloco in soffitta del nome «Radio Padania» se ne va un’epoca.  «Cambiarne il nome puntando su Radio Libertà «è una scelta che stava nelle cose, un cambiamento che poteva avvenire già 5-6 anni fa» spiega il direttore della nuova emittente «verde», Giulio Cainardi, al timone della radio «digitale» della Lega, che «ora si apre a tutta l'area del centrodestra, puntando all'ascolto dei territori, che come si capisce anche dal nuovo nome - che rispetto al precedente perde la parola “Padania” - sono i territori di tutto il paese, dove ormai la Lega ha radicamento».

La reazione dei lumbard duri e puri
Cainardi spiega come «questo allargamento non abbia suscitato reazioni negative da parte dei lumbard puri e duri. «Direi che le critiche, da parte di chi era legato alla vecchia Lega, al Carroccio delle origini sono state molto meno di quanto pensassi». Qualche messaggio, qualche sms e nulla più. Nel 2018 per esigenze di budget l'emittente aveva ceduto le frequenze in Fm: «Ora siamo sul Dab, costa meno», avverte Cainardi, ricordando come la struttura resta snella «con quattro redattori e poi altri collaboratori esterni». «Siamo una struttura snella, laica, anticonvenzionale e aperta anche all'associazionismo».  Aggiunge: «I finanziamenti  sono frutto di una campagna di abbonamenti che abbiamo lanciato, e della sottoscrizione da parte di abbonati storici, inoltre qualcosa arriva dalla pubblicità che però è poca». Tra gli ospiti di cui si parla, atteso on air, non dovrebbe mancare Matteo Salvini, leader del partito cui è stato rivolto l'invito a metterci la voce: «Il segretario mi ha fatto gli auguri qualche giorno fa ora vediamo se riesce a intervenire, d'altra parte lui è stato uno storico direttore della prima radio».

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