“Il reddito aiuta il Pil dell’Italia”. Ma siamo ultimi per crescita nell’Ue

Il commissario agli Affari Economici, Paolo Gentiloni a Bruxelles presenta il rapporto Ue sulla crescita

L’Europa: il Prodotto interno lordo salirà dello 0,3%. Moody’s bacchetta il governo sui ritardi nelle riforme

DALL’INVIATO A BRUXELLES. L’Italia si conferma ultima nella classifica della crescita dei Paesi europei. Unica economia tra i Ventisette con un dato inferiore all’1%. Di molto inferiore, visto che la Commissione Ue stima che nel 2020 il Pil crescerà soltanto dello 0,3%. La previsione è stata rivista al ribasso, visto che in autunno Bruxelles stimava lo 0,4%. E il prossimo anno non dovrebbe andare oltre lo 0,6% (contro lo 0,7% pronosticato pochi mesi fa). L’unica (magra) consolazione per il governo, in particolare per la componente M5S, è legata al reddito di cittadinanza, che secondo i tecnici Ue sta dando un sostegno alla crescita, seppur moderato.

A pesare sulla mancata ripresa ci sono certamente fattori esterni che colpiscono l’industria e l’export, come ha sottolineato Paolo Gentiloni. Ma non possono essere queste le uniche ragioni, visto che per gli altri Paesi l’effetto negativo è pressoché nullo: il dato medio dell’Ue a 27 (1,4%) e quello dell’Eurozona (1,2%) non sono stati rivisti al ribasso, anche perché l’uscita del Regno Unito dalla Ue con un accordo e la pace commerciale tra Usa e Cina hanno contribuito a rasserenare il clima. Vero, ci sono i rischi legati al Coronavirus, ma per la Commissione è ancora presto per quantificarne il costo.

Per trovare le ragioni della frenata italiana bisogna quindi cercare tra i motivi domestici. «Per l’Italia registriamo un rallentamento più accentuato» ammette il commissario all’Economia. E questo perché ci sono «problemi strutturali che conosciamo bene e spetta al governo e al parlamento italiani affrontare». Gentiloni ha detto che «ci sarà bisogno di lavorare molto nei prossimi mesi» sull’asse Roma-Bruxelles, se non altro perché la Commissione vede sempre «il rischio di deviazione significativa» dagli obiettivi fissati dai parametri Ue. In primavera arriveranno le nuove stime per deficit e debito e quel punto l’Ue valuterà se l’Italia sarà rientrata nei binari.

Scenario poco probabile, visto che la riduzione della crescita non aiuta a tenere i conti in ordine. L’economia italiana paga un prezzo dovuto al calo dell’agricoltura e della produzione industriale, con il settore dei servizi che non riesce a dare una spinta perché è rimasto stagnante. In questo quadro negativo, attenuato da un calo degli spread, le uniche boccate d’ossigeno arrivano da due fronti: il reddito di cittadinanza e gli investimenti pubblici. L’impatto sulla crescita del primo vale circa lo 0,15% del Pil grazie alla spinta ai consumi. Si tratta di una quota significativa se considerata in termini relativi (è la metà dello 0,3%), ma pur sempre limitata se vista in un’ottica complessiva. Del resto il costo della misura-bandiera del M5S è comunque significativo e – come aveva sottolineato nei mesi scorsi la Commissione – ha un forte impatto su deficit e debito: circa 6 miliardi di euro quest’anno, pari a oltre tre decimali di Pil. In termini di crescita, dunque, il provvedimento rende la metà di quel che costa e gli effetti sul mercato del lavoro ancora non sono stimabili.

Ha uno sguardo un po’ più ottimista sulla crescita dell’economia italiana Moody’s, che non prevede un taglio delle proprie stime (per il 2020 stima sempre lo 0,5%). L’agenzia di rating segnala che si è ridotto il rischio di una Italexit e che anche le elezioni anticipate sono più lontane, però riconosce che per questo governo la capacità di realizzare le riforme strutturali necessarie «è molto limitata».

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