Gli Usa ripristinano le sanzioni contro l’Iran e spaccano l'Onu

Mike Pompeo: «Violati gli impegni assunti con l'accordo sul nucleare». La risposta di Teheran: «Irresponsabili»

WASHINGTON. Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha annunciato il ripristino delle sanzioni dell'Onu contro l'Iran «per non aver rispettato gli impegni assunti con l'accordo sul nucleare (Jcpoa)». La notizia è stata immediatamente respinta sia da Teheran, che definisce gli Usa «irresponsabili», che da Mosca che considera le affermazioni di Washington «illegittime». Restano fredde anche le principali potenze globale, compresi gli alleati europei.

In una dichiarazione, Pompeo spiega che «le sanzioni sono state nuovamente imposte all'Iran in base al processo di ripristino (snapback) ai sensi della risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza dell'Onu». In sostanza, «il 20 agosto scorso, gli Stati Uniti hanno notificato al presidente del Consiglio di sicurezza il significativo inadempimento dell'Iran dei suoi impegni presi con il Jcpoa. Questa notifica ha attivato il processo di trenta giorni che ha portato al ripristino delle sanzioni Onu precedentemente sospese, che sono entrate in vigore alle 20 (ora Washington) del 19 settembre», ha spiegato il capo della diplomazia Usa. «Gli Stati Uniti hanno intrapreso questa azione decisiva perché, oltre al mancato rispetto da parte dell'Iran degli impegni presi dal Jcpoa, il Consiglio di sicurezza non ha esteso l'embargo sulle armi delle Nazioni Unite all'Iran, in vigore da 13 anni».

L'inazione del Consiglio di sicurezza «avrebbe spianato la strada all'Iran per acquistare ogni sorta di armi convenzionali il 18 ottobre. Fortunatamente per il mondo, gli Stati Uniti hanno intrapreso un'azione responsabile per impedire che cio' accadesse», rivendica Pompeo. Ma non è tutto: «Gli Stati Uniti si aspettano che tutti gli Stati membri dell'Onu rispettino pienamente i loro obblighi di attuare queste misure. Oltre all'embargo sulle armi, sono incluse, tra l'altro, restrizioni come il divieto all'Iran di impegnarsi in attivià' di arricchimento e ritrattamento, il divieto di test e sviluppo di missili balistici e sanzioni sul trasferimento di tecnologie nucleari e missilistiche all'Iran» 

Se gli Stati membri delle Nazioni Unite non adempiono ai loro obblighi di attuare queste sanzioni, «gli Stati Uniti sono pronti a utilizzare le loro autorità nazionali di conseguenza», annuncia il capo della diplomazia di Washington. Teheran e Mosca però non ci stanno: «Ci aspettiamo che la comunità internazionale e tutti i Paesi del mondo si oppongano a queste azioni sconsiderate del regime alla Casa Bianca e parlino all'unisono», ha detto in una conferenza stampa a Teheran il portavoce del ministero degli Esteri, Saeed Khatibzadeh. «Il mondo intero dice che nulla è cambiato», ha dichiarato Khatibzadeh, secondo cui le sanzioni sono in vigore solo nel «mondo immaginario» del segretario di Stato americano. «E' tanto rumore per nulla, e credo che questi siano i giorni e le ore piu' amari per gli Stati Uniti», ha aggiunto. «Le iniziative e le azioni illegittime degli Stati Uniti non possono, per definizione, avere conseguenze legali internazionali per altri Paesi», ha affermato il ministero degli Esteri russo.

Ma Washington è quasi sola e contro tutti: le altre grandi potenze, Russia, Cina, ma anche gli alleati europei degli americani, contestano l'affermazione, basata su una manovra giuridica, lo «snapback», che non è legittima. «Qualsiasi decisione o azione presa sulla base di questa procedura o il suo esito sono privi di effetto per legge», avevano risposto in anticipo Francia, Gran Bretagna e Germania in una lettera congiunta inviata venerdì alla presidenza del Consiglio di sicurezza. «Abbiamo tutti detto chiaramente in agosto che questa manovra è illegittima. Washington e' sorda?», ha detto il vice ambasciatore russo alle Nazioni unite, Dmitry Polianski. «E' molto doloroso vedere un grande Paese umiliarsi in questo modo e opporsi nel suo ostinato delirio ad altri membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu», ha twittato.

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