Riforma del Fisco, il ministro dell’Economia Franco: “Ddl delega a breve, non ci sarà patrimoniale. Stimiamo una crescita del 5%, ma c’è l’incertezza delle varianti”

Il titolare del dicastero dell'Economia: «Dovremo facilitare l’aumento dell’occupazione, troppo bassa per giovani, donne e Sud. L’evasione? Uno dei fattori più critici del sistema, ridurla è necessario per la crescita»

Dalle ore 14, presso la Sala Koch del Senato, le commissioni riunite Finanze di Senato e Camera svolgono l’audizione del ministro dell’Economia, Daniele Franco, sulle tematiche relative alla riforma fiscale. Che rappresenta «un passaggio decisivo della politica economica per riorganizzare sistema». Così il ministro dell'Economia, Daniele Franco ha iniziato il suo discorso: «La riforma è un'occasione per rendere più efficiente la finanza pubblica, serve una riforma ampia e organica. Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta. Il governo presenterà a breve un Ddl di delega per la riforma del fisco». Specificando come serva «una riforma condivisa affinché duri nel tempo» e aggiungendo «Arriverà entro la fine di questo mese, è fondamentale il tema della risorse disponibili per interventi di alleggerimento del prelievo: non possiamo mettere a rischio la tenuta dei conti pubblici in particolare in questa fase».

Franco ha poi tracciato la strada per i risultati ricercati della riforma: «Il cuneo fiscale in Italia è particolarmente elevato, così come le aliquote sulla tassazione del lavoro – “Il sistema fiscale italiano per le imprese è complesso e oneroso da gestire” ha aggiunto - La riforma fiscale deve mirare a facilitare l'aumento del tasso di occupazione nel nostro Paese, troppo basso per giovani, donne e Sud».

Sull’evasione fiscale Franco ha aggiunto: «Rappresenta da sempre uno dei fattori più critici del nostro sistema. Ridurre l'evasione è una misura necessaria anche per la crescita. Ma nessuna riforma del Fisco può risolvere da sola questo problema». E allo stesso tempo se si intende ridurre «in modo strutturale» il peso del fisco bisogna «agire per contenere la spesa pubblica sul Pil», azione «facilitata da aumento dell'efficienza» dei programmi di spesa. Il ministro ha poi sottolineato come «in assenza di un intervento coerente sulla spesa» si può intervenire per rendere il sistema «efficiente ed equo ma non si può di per sé perseguire la riduzione strutturale del carico fiscale».

Il ministro dell’economia ha poi parlato nello specifico dell’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, che dopo molti ritocchi e revisioni, che ne hanno modificato la struttura originaria, il suo mantenimento «non appare più giustificato, c'è un'esigenza di semplificazione. Il suo superamento è una priorità». Sull’Iva, invece, le commissioni suggeriscono di ridefinire «la disciplina per la semplificazione» e «una possibile riduzione dell'aliquota ordinaria: direi che la semplificazione e soprattutto l'aumento dell'efficienza dell'imposta attraverso riduzione di evasione ed elusione possono anche suggerire di ampliare questa prospettiva – spiega Franco – non escludendo che il legislatore delegato possa agire sul livello delle aliquote ridotte e la distribuzione delle basi imponibili tra le diverse aliquote, interventi che possono anche avere luogo a parità di gettito Iva». 

Dopo i primi interventi da parte dei membri in commmissione, Franco ha aggiunto altri dettagli. Parlando anche della discussa tassa patrimoniale: «La patrimoniale non sarà nel documento» delle commissioni Finanze «e non sarà nella delega». Sulle possibilità di crescita economica in questo periodo ammette: «Attualmente abbiamo un'accelerazione economica e ci aspettiamo una crescita del Pil nell'ordine del 5%», con alcuni previsori che indicano stime anche leggermente superiori, dopo che l'anno scorso l'economia italiana ha perso quasi 9 punti. Ma «l’incertezza è che le varianti possano cambiare le aspettative della nostra economia e di altre che possano rallentare la nostra crescita». Il recupero del cashback? «Se il beneficio resta valido niente impedisce, è rimasto nella legislazione vigente, niente impedisce di riprenderne l'attuazione nel primo semestre dell'anno prossimo».

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