Legge sul suicidio assistito: “Bisogna fare in fretta”

Gilda Sportiello, capogruppo del Movimento 5 stelle in commissione Affari sociali: «Trovare una convergenza ampia per approvarla nel più breve tempo possibile»

La legge sul suicidio assistito, ferma alla Camera da oltre 3 anni, ha finalmente trovato uno sbocco: «Si è scelto di andare in Aula il 13 dicembre con accordo unanime tra i gruppi ed è una data definitiva», dice Gilda Sportiello, capogruppo del Movimento 5 stelle in commissione Affari sociali. «Il Movimento 5 stelle è il gruppo che chiede da mesi la calendarizzazione in aula di questo testo e il nostro obiettivo - assicura – è approvarlo alla Camera nei tempi più stretti possibili, perché il Parlamento è già in ritardo».
Le distanze con il centrodestra emerse negli ultimi mesi rappresentano un pericolo?
«In questa fase è in atto un percorso di discussione nel merito del provvedimento. Parlerei quindi di una discussione che mira ad accorciare le distanze. I relatori stanno compiendo uno sforzo importante per trovare una convergenza ampia».

Si è scelto di non affrontare il tema dell’eutanasia. Non si discrimina in questo modo chi può autosomministrarsi un farmaco letale e accedere al suicidio assistito da chi invece non può perché completamente immobilizzato?
«Stiamo parlando di un testo base approvato in commissione che si muove nel perimetro della sentenza della Corte Costituzionale. Se si vuole iniziare un percorso, si deve trovare un punto di incontro. Il rischio di uscire da quel perimetro è di non arrivare da nessuna parte: il nostro obiettivo è approvare una legge che il Paese aspetta da troppo tempo».
Il Vaticano si oppone. La Cei chiede di concentrarsi, piuttosto, sulle cure palliative.
«I due percorsi non sono configgenti. Tanto è vero che tra le modifiche dei relatori al testo base si prevede un passaggio in cui si parla proprio di cure palliative: anche noi chiediamo che vengano implementate su tutto il territorio nazionale perché, pur avendo già una legge ottima su questo tema, non sono ancora garantite ovunque. Tra i primi atti della commissione Affari sociali c’è stata infatti un’indagine sulla rete di cure palliative in Italiano».
Se non si riuscirà a condurre in porto una legge entro i primi mesi del 2022, in primavera ci sarà il referendum per depenalizzare l’omicidio del consenziente. Lei è d’accordo con il quesito?
«Credo che il referendum abbia il grande merito di aver sollecitato l’azione politica e di aver reso evidente che il Paese chiede con forza un intervento normativo. Credo che il Paese sia molto più avanti rispetto agli arroccamenti ideologici di alcune forze politiche. È evidente che esiste un vuoto normativo e che un intervento del parlamento interverrebbe in maniera organica, sulle procedure, sui comitati di valutazione clinica e su altre questioni che un referendum non può toccare, perché il quesito referendario non può prevederlo. Per questo è importante e urgente che sia il Parlamento ad assumersi la responsabilità di legiferare su un tema così complesso: è un nostro dovere».

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