Colle, le regole anti-Covid fanno litigare i leader: “I positivi votino da casa”

Forza Italia e Meloni vanno all’attacco: «Garantire i diritti costituzionali». L’ipotesi di aprire le prefetture per aiutare i parlamentari in quarantena

ROMA. Cinque giorni per trovare una soluzione. Per decidere se i grandi elettori positivi al Covid potranno comunque partecipare alle votazioni per il nuovo presidente della Repubblica. E, nel caso, mettere a punto l’organizzazione logistica necessaria per garantire la sicurezza. Al momento in isolamento o quarantena, perché contagiati o contatti stretti di casi Covid, sono 35 parlamentari, 26 deputati e 9 senatori. La discussione accesa dell’altro ieri sera, durante la riunione dei capigruppo di Montecitorio, si è ripetuta ieri a palazzo Madama. Prima ancora che tecnico, il nodo è tutto politico. I partiti del centrodestra spingono per un compromesso che consenta a tutti i grandi elettori di votare, quelli del centrosinistra fanno muro difendendo il rispetto delle regole in vigore. Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno presentato due diversi ordini del giorno al decreto sul super Green pass, in approvazione alla Camera, per chiedere al governo e alle forze di maggioranza di impegnarsi affinché «tutti gli aventi diritto siano messi in condizione di partecipare alle operazioni di voto». Se così non fosse, «sarebbe intollerabile – dice Giorgia Meloni – pretendiamo che venga garantito un diritto costituzionale, ci sono mille modi per farlo». Ma, al di là delle proposte, non c’è ancora un piano concreto, spiegano dagli uffici di Roberto Fico, dove non nascondono un certo pessimismo sulla possibilità di risolvere la questione in tempo utile. Non sappiamo se l’argomento sia stato affrontato durante il colloquio di ieri tra il presidente della Camera e il premier Mario Draghi, ma in ambienti parlamentari si esclude che Palazzo Chigi possa intervenire con un decreto. Perché, secondo il principio dell’autodichia, la materia è di competenza esclusiva delle Camere. Solo se si trovasse un accordo tra i partiti in Parlamento, ad esempio sull’ipotesi di voto a domicilio, a quel punto il governo potrebbe muoversi, attivando le prefetture, per agevolare le operazioni di raccolta dei voti a casa dei grandi elettori in isolamento. Ma, come ha sottolineato lo stesso Fico, questa soluzione derogherebbe a molti principi base del voto parlamentare, come l’immunità di sede, la segretezza e la pubblicità, oltre a determinare una possibile discriminazione tra parlamentari malati di Covid e quelli bloccati da altri impedimenti. Quindi, per modificare le regole servirebbe un via libera unanime da parte dei capigruppo, improbabile vista la contrarietà già espressa dal Partito democratico. E, nel caso, una successiva ratifica della Giunta del regolamento.

L’alternativa è organizzare il trasferimento dei “quarantenati” verso Roma. Dal centrodestra, tutti richiamano la circolare emanata la scorsa settimana dal ministero della Salute, che fornisce le indicazioni sullo spostamento di casi Covid o contatti stretti da un luogo di isolamento o quarantena a un altro. I positivi asintomatici o con sintomi lievi, previa autorizzazione, possono spostarsi con un mezzo privato (o a noleggio) per una distanza massima di 300 chilometri e con un limite temporale di 4 ore. Quindi, la fattibilità dell’operazione dipende sia dall’intensità della malattia che dalla località di partenza (a meno di ampliare il limite di 300 km). D’altra parte, anche per coloro che riuscissero a raggiungere Roma, eleggendo un proprio domicilio provvisorio nella Capitale (ad esempio, un albergo), resterebbe il problema di come e dove farli votare. C’è chi ha proposto di allestire un “Covid hotel” vicino alla Camera, da cui far partire un percorso “protetto” che arrivi in Aula o in un seggio ad hoc dentro il palazzo. Soluzione non banale, dal punto di vista tecnico, per di più da organizzare in pochi giorni. E poi a Montecitorio si entra solo con il Green pass, che viene disattivato a chi risulta positivo. Intanto, si cerca di evitare che i contagiati aumentino da qui a lunedì. Tutti gruppi parlamentari hanno diramato precise raccomandazioni ai propri deputati e senatori, cui viene consigliato di «preservare la propria salute, limitando la vita sociale». Niente cene o pranzi, evitare incontri con persone con cui non si ha consuetudine, ridurre (o meglio annullare) gli spostamenti da Roma prima dell’inizio delle votazioni. Per dirla con un deputato del Pd, «ci hanno consigliato caldamente di vivere in clausura». 

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