Balneari, 48 ore per l’accordo o Draghi azzera le modifiche

Un momento dell’ultima manifestazione nazionale dei balneari organizzata da Confcommercio e Confesercenti a marzo a Roma

Dalle date delle gare agli indennizzi per le aziende: è caccia all’intesa. Letta: sul ddl Concorrenza Salvini sta mettendo in difficoltà l’esecutivo

ROMA. Quarantott’ore per trovare un’intesa nella maggioranza sui balneari e poi una settimana di tempo per chiudere in Senato il primo round. Che in pratica, dopo l’aut aut di giovedì di Draghi, adesso si trova con una pistola puntata alla tempia: in assenza di accordo sul nuovo disegno di legge sulla concorrenza il governo metterà infatti la fiducia sul testo base azzerando tutte le modifiche concordate sino ad oggi ed i correttivi già previsti dal governo a favore degli imprenditori eventualmente esclusi.

Partita delicata quella che si sta giocando, perché investe le riforme legate al Pnrr (anche quella del Fisco è in alto mare), il rispetto degli impegni con Bruxelles e quindi l’erogazione delle tranche future di fondi. Per questo motivo, anche questo week end, si continuerà a trattare. Due i nodi da sciogliere: la data di avvio delle gare per assegnare le concessioni, che il Consiglio di Stato ha previsto in maniera inderogabile a partire dal 2024, e gli indennizzi agli operatori che eventualmente dovessero perdere la loro concessione.

Per il governo questa indicazione non può essere elusa, al massimo si può pensare di concedere per via amministrativa un altro anno di tempo per venire incontro alle amministrazioni locali che per ragioni oggettive non fossero in grado di bandire le gare già entro il 2024. Ma non di più. Quanto agli indennizzi, più che sugli investimenti fatti dagli operatori si ragiona su un consistente riconoscimento dell’avviamento delle varie attività. Attorno a questi due nodi ruota l’ennesima formulazione dell’emendamento sui balneari sui cui il viceministro allo Sviluppo Gilberto Pichetto Fratin, che l’ha elaborata, si aspetta di avere un riscontro tra domani e lunedì.

Dopo aver fatto di tutto per intralciare la riforma, sia la Lega che Forza Italia, a questo punto, sembrano disponibili ad un compromesso. Silvio Berlusconi, che sperava di avere più tempo a disposizione per discuterne, durante la sua visita a Napoli ha dato il benestare al termine fissato entro il 31 maggio dal premier. Allo stesso modo Matteo Salvini, ieri a Milano, si è detto sicuro che «sulle spiagge l'accordo si troverà come l'abbiamo trovato sul catasto». Nessuno – giurano nelle file di centrodestra – vuole scatenare un inferno sul Ddl Concorrenza: «Eravamo pronti a resistere fino alla morte sulla riforma del catasto, ma qui si può trovare una soluzione». Il problema è che nella Lega e in Forza Italia convivono ormai linee di pensiero che sempre più di rado si trovano in sintonia. Nelle file più ruspanti del Carroccio sono quasi tentati dalla sfida, ovvero lasciar fare a Draghi e poi cambiare le norme l’anno prossimo «quando il centrodestra tornerà al governo», libero Draghi di mettere la fiducia «sul testo così com’è, se non vuole venirci incontro. Noi non la voteremo, ma il provvedimento verrà comunque approvato». Una posizione che fa però venire i brividi ai leghisti di governo: «Il premier salirebbe un secondo dopo al Quirinale. Sarebbe una follia».

Le elezioni amministrative all’orizzonte non aiutano. Il segretario del Pd Enrico Letta è preoccupato: «Tutti gli ultimi atti di Salvini sono stati mossi per mettere in difficoltà l'esecutivo, tra cui il contrasto al Ddl concorrenza».

Ovviamente la trattativa proseguirà sino all’ultimo minuto utile: il termine sono le 12.30 di martedì quando la Commissione Industria del Senato dovrebbe avviare le votazioni. Si potrebbe procedere accantonando il famigerato articolo 2 sulle concessioni demaniali, ma Draghi non vuole più perdere altro tempo: in assenza di intesa metterà la fiducia sul testo base del ddl facendo cadere anche i due emendamenti specifici sui balneari presentati dall’esecutivo dopo la sentenza del Consiglio di Stato, dove pure erano previste garanzie per i concessionari uscenti sul mancato ammortamento degli investimenti realizzati e la perdita di avviamento. Sui beni demaniali resterebbe così in piedi la sola mappatura delle concessioni. Per il resto verrebbe applicata la sentenza del massimo organo della magistratura amministrativa che limita al 2023 la proroga delle concessioni, senza paracaduti per gli esclusi.

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