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Il recupero di Fernir, il lupo investito nel Reatino

Il recupero di Fernir, il lupo investito nel Reatino
Lasciato ai margini della strada, è stato recuperato e operato per due fratture scomposte. Ora è in riabilitazione presso il Parco faunistico Piano dell'Abatino per poi essere rimesso in libertà
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Lo hanno trovato al margine della strada, non riusciva a muoversi, investito probabilmente da una macchina poi scappata via. Un lupo giovane, bellissimo è stato segnalato il 15 novembre ai carabinieri forestali di Borgorose, nell’alto reatino, che hanno chiamato subito il Centro di recupero del Parco faunistico Piano dell’Abatino. Le emergenze sono emergenze, ma i carabinieri non sono autorizzati a trasportare animali a meno che non siano oggetto di reato, in quel caso si muovono come polizia giudiziaria. Il centro, purtroppo, benché non faccia recuperi sul posto ma solo quando l’animale viene portato presso la struttura, aveva comunque il mezzo di trasporto in officina per revisione.

 

E il lupo era là, al lato della strada, che soffriva. Questo sembra essere un vuoto normativo della regione Lazio, non c’è nessun ente autorizzato al recupero dei selvatici. Per un passaggio di competenze, dalla Provincia alla Regione e poi di nuovo alla Provincia, ma non tutti l'hanno accolto perché per svolgere questo lavoro ci vogliono competenze e personale. Per farla breve, troppe volte la gente vede un animale selvatico ferito e non sa chi chiamare.

Foto di Claudia, Valeria e Nazareno
Foto di Claudia, Valeria e Nazareno 
Per il lupo è intervenuta, in via eccezionale, la ASL di Rieti, che di solito si occupa solo di cani e gatti. E allora via la corsa verso la clinica CVS di Roma, dove è stato operato perché aveva due fratture esposte, su entrambe le zampe posteriori, una all’altezza del femore e l’altra della tibia. Sono state applicate due piastre interne per il recupero.

"Sabato 19 novembre il lupo è arrivato da noi, al Parco faunistico Piano dell’Abatino – racconta Antonio De Marco, che con la moglie Laura Toti, è fondatore e responsabile del Centro - Lo teniamo in una struttura relativamente piccola non superiore ai quattro metri per quattro con una parte chiusa e una aperta, perché non si deve muovere tanto. In più, stiamo molto attenti a tenerlo in isolamento, non può assolutamente diventare confidente con le persone ma avere solo un contatto minimo, perché deve tornare libero".

E così Fenrir, questo il nome che lo staff e i volontari del Parco hanno dato al lupo, ispirato al nome del lupo gigante della mitologia scandinava, ha cominciato a riprendersi, con un chilo di carne la mattina e uno la sera. E’ un  maschio giovane, al massimo sui due anni, "Ha il carattere da lupo dominante, qui saranno passati una decina di lupi, alcuni sono timidi, paurosi, lui invece è sicuro di sé".

"Abbiamo messo una telecamera per seguire i suoi movimenti la notte, perché durante il giorno sta nascosto. Dopo tre giorni era abbastanza attivo ma non poggiava una delle due zampe posteriori, poi ha cominciato a usare anche quella. Stiamo attendendo di capire se il movimento in generale sia buono. Sarà l’ortopedico a a dirci quando potrà essere rimesso in libertà. E avrà comunque il collare per segure gli spostamenti". Nel frattempo è stato anche fatto un prelievo del sangue per le analisi DNA e avere conferma che sia lupo al 100% e non un ibrido.

Foto di Claudia, Valeria e Nazareno
Foto di Claudia, Valeria e Nazareno 
Degenza, guarigione e riabilitazione saranno impegnative, solo "l'intervento ortopedico è costato 1.500 euro e noi stiamo attendendo che qualcuno paghi per lui. Il Centro di recupero opera dal 1990 e ha come attività principale recupero della fauna, quella autoctona e anche esotica, da noi ad esempio vivono 100 scimmie – spiega ancora Antonio - Mentre la legge che governa i centri di recupero fa riferimento alla 157, legge caccia, quando si tratta di esotici non ci sono riferimenti di legge neanche europee. Sono una zona d’ombra, ma noi abbiamo pappagalli etc, nutria, orsetti lavatori, una tartaruga di 30 chili sulcate. Senza alcuna sovvenzione pubblica, viviamo con contributi che arrivano da alcune fondazioni e il cinque per mille".

Il centro è chiuso al pubblico ma nel suo interno ci sono tante iniziative, dal servizio civile italiano ed europeo, a un progetto realizzato con la Caritas di Rieti per i giovani richiedenti asilo che possono andare, collaborare come volontari, interagire con le persone e anche con gli animali. "E’ bello poter dare una mano a questi ragazzi e contribuire in qualche modo la loro integrazione", conclude Antonio.

 

Chi volesse dare una mano al Parco e a Fernir:  donazione tramite Bonifico: IT95D0306914601100000001782 - Beneficiario: Giardino Faunistico di Piano dell’Abatino

 

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