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Maltrattò e fece sopprimere il cane Balto, chiesto il rinvio a giudizio per la direttrice del carcere di Ravenna

Maltrattò e fece sopprimere il cane Balto, chiesto il rinvio a giudizio per la direttrice del carcere di Ravenna
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La Procura di Ravenna ha chiesto il rinvio a giudizio per la direttrice della casa circondariale della città romagnola, una 57enne originaria di Santa Lucia di Serino (Avellino), per l'ipotesi di reato di maltrattamento di animale. La vicenda, come riportato dai due quotidiani locali, si inserisce nel contesto di una più ampia indagine su un noto veterinario ravennate - un 49enne della frazione di Sant'Antonio - scattata dopo la morte per eutanasia praticata il 19 agosto 2020 con il farmaco Tanax a Balto, anziano Labrador di proprietà della 57enne e del coniuge. Il 10 dicembre successivo, durante un controllo all'ambulatorio del 42enne, gli inquirenti avevano trovato in una scatola di polistirolo 615 mila euro in contanti. E avevano puntato la loro attenzione anche su altro materiale di possibile valenza probatoria tra cui etichette ritenute false di fustelle per il vaccino anti-filaria e farmaci per l'eutanasia animale (Tanax appunto) non tracciabili sui documenti.

 

Al veterinario viene contestata tra le altre cose una maxi-evasione dell'imposta sui redditi per gli anni che vanno dal 2014 al 2019. Nella lista accusatoria stilata dal Pm Marilù Gattelli, figura pure il caso di Balto. Secondo la Procura, l'animale sarebbe stato soppresso senza una valutazione diagnostica adeguata e con crudeltà dato che sarebbe stato sottoposto al Tanax senza essere stato prima anestetizzato rimanendo così cosciente, percependo il dolore e morendo soffocato. Scenari simili sono stati delineati dall'accusa per altri otto cani, cinque gatti e un coniglio. Per quanto riguarda la direttrice del carcere, deve rispondere di maltrattamento in concorso con il coniuge e con un vicino a cui era stato lasciato il cane negli ultimi giorni.

 

Secondo la sintesi dell'atto a firma del pm, Balto, nato nel gennaio 2005, sarebbe stato sempre trascurato. I suoi latrati quel 19 di agosto avevano attirato l'attenzione di un agente della polizia locale di passaggio: ma quando i padroni - in quel momento fuori città - erano stati avvertiti del fatto che un veterinario pubblico fosse arrivato per prendersi cura del loro cane "malato, disidratato, denutrito e sofferente", per il pm invece che rientrare, lo avevano affidato al veterinario 49enne il quale lo aveva infine soppresso. In totale l'inchiesta vede indagate a vario titolo otto persone. L'udienza preliminare è stata fissata per primavera.

 

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