Genitori equilibristi, la newsletter per genitori in bilico tra figli, lavoro e resto del mondo

Benvenute e benvenuti a Genitori equilibristi, la newsletter in cui vi racconto storie di genitori autentici, sempre in bilico tra figli, lavoro e il resto del mondo. Quelli che non avrebbero mai neppure immaginato di ritrovarsi a fare i funamboli, ma che ora le provano tutte per non cadere da quella corda instabile.
Se vuoi puoi mandarmi una mail a equilibrismi@gedi.it, oppure mi trovi su Instagram e Facebook a scrivere di libri per bambini e ragazzi.
6 minuti di lettura

La prima puntata ho scelto di dedicarla a noi, i genitori della generazione manuale-di-istruzioni. Questa definizione mi è venuta in mente ripensando a una chiacchierata di qualche anno fa con una “fata delle nanna”, una di quelle professioniste che insegnano a madri e padri disperati come far dormire i loro pargoli tutta la notte. Mentre la intervistavo facendole domande sul suo lavoro, mi raccontò di un cliente, “un papà di quelli che vorrebbero avere il libretto delle istruzioni per crescere i loro figli”. Lei un po’ lo prendeva in giro e una risatina ammetto di essermela fatta anch’io, ma me ne sono pentita presto, alla prima occasione in cui quel bigino l’avrei voluto stringere tra le mie di mani.

Con il tempo, iniziando a scrivere di genitori e figli sulle pagine di D la Repubblica, mi sono resa conto che io e quel papà non eravamo i soli. Anzi, una ricerca dell’agenzia Euromonitor definisce i genitori Millennials come “per nulla spaventati di chiedere consigli. Al contrario, aperti e ben disposti a cercare guide da più parti, anche molto diverse tra loro”. Ecco allora spiegato il successo di gruppi Facebook in cui le mamme si scambiano consigli come MaMi Club, profili Instagram dove intervengono esperti come _gomamigo_ e la proliferazione di manuali di psicologi e pedagogisti che rispondo al nostro grande bisogno di trovare risposte.


E allora mi sono chiesta, ma non è che ci siamo convinti che se seguiamo un fantomatico libretto di istruzioni siamo bravi genitori e se non lo facciamo invece no?


“Rispondo con una buona notizia”, esordisce Matteo Lancini, psicoterapeuta e direttore dell’istituto Il Minotauro di Milano (uno che i famosi manuali con le istruzioni li scrive molto bene). “Il fatto che i genitori dedichino tutte queste attenzioni ai loro figli ha portato alla diffusione di una cultura dello sviluppo del bambino che è un passo avanti importante”. In pratica chiederci che cosa possiamo fare per il loro meglio ci rende bravi, ma questo non vuol dire che chi è venuto prima di noi non lo fosse, solo che noi abbiamo consapevolezza del fatto che esistono specialisti competenti, un fatto che per i nostri genitori, per esempio, non era per nulla scontato.

Ma adesso arrivano i contro: "Insieme a quello sviluppo di cui ho appena parlato c’è anche un iper sviluppo che spinge alla ricerca di istruzioni che rassicurino: vogliamo sentirci dire che abbiamo fatto bene. E così a volte mi sembra che per alcuni genitori la necessità di sentirsi sufficientemente sicuri prevalga sul resto, un po’ come se si preoccupassero più del manuale di istruzioni che dei propri figli e questo è un atteggiamento che nasconde una grande fragilità e che ostacola la relazione in famiglia, perché gli adulti non riescono a essere dei veri interlocutori”. Sbang.

Ma da dove nasce questa fragilità?

Sul punto Lancini sta scrivendo il prossimo libro, previsto per l’autunno, ma certamente i motivi sono molteplici. L’altra sera stavo ascoltando il podcast L’educazione Responsabile (non vale, vero, se dico che lo stavo facendo per lavoro?) e mi ha colpita una frase della counsellor Alli Beltrame, che diceva più o meno così: “Noi siamo la prima generazione di genitori che si interroga su come disinnescare un modello educativo basato sul potere dell’adulto, ma ci manca una parte fondamentale: un modello differente a cui ispirarci”. Allora è perché sentiamo la mancanza di esempi che cerchiamo un manuale? Anche la psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini ne fa una questione generazionale, ma da un’altra prospettiva. “I genitori di oggi che hanno tra i 35 e i 45 anni sono cresciuti in un contesto sociale molto diverso da chi li ha preceduti, tanti sono andati al nido già dai primi mesi di vita, hanno trascorso molto tempo con tate e babysitter, insomma hanno vissuto una riduzione e un cambiamento della qualità del tempo trascorso con delle figure di riferimento, soprattutto i genitori, e così si sono abituati precocemente a prendersi cura di sé stessi e a fare affidamento su di sé in ogni circostanza, seppur confidando sempre in un sostegno esterno spontaneo. Nel momento in cui diventano genitori però, sperimentano un sovraccarico psichico, emotivo e cognitivo, perché continuano a prendersi cura di sé stessi ma al tempo stesso, forti della propria personale esperienza, si occupano con grande dedizione anche dei figli, ma in più con un peso aggiuntivo: vogliono offrirgli il meglio”.

Qualcosa di simile lo pensa anche la psicoterapeuta infantile Bruna Mazzoncini che la collega Annalisa Cuzzocrea ha intervistato nel libro inchiesta Che fine hanno fatto i bambini (edizioni Piemme, ve lo consiglio perché appassiona come un romanzo, ma poi lascia spunti di riflessione che vi accompagneranno per giorni). Alla domanda che tipo di genitori siamo oggi, la psicologa romana risponde a Cuzzocrea dicendole che siamo soprattutto impreparati.

“I lavori di cura hanno bisogno di un tirocinio che un tempo ognuno di noi aveva in famiglia, crescendo i fratelli più piccoli, i cuginetti. Ma per alcune e alcuni tutto questo è mancato e così spesso arrivano alla maternità, alla paternità, senza avere idea di quel che li aspetta e di come affrontarlo. Passo la maggior parte del tempo a far capire alle madri di cosa bisogna preoccuparsi e di cosa no, cosa è normale o accettabile e cosa non lo è”. Alzi la mano chi non si è mai sentito così, impreparato. Ma per fortuna, mi viene da dire, che in molti scelgono di chiederle a lei le istruzioni per l’uso.

Non sarà, però, che ci stiamo complicando la vita con tutti questi consigli?

“I libri e, più in generale, quelle che lei chiama istruzioni per l’uso vanno sempre prese come orientamento, non come scuola di vita”, precisa Lancini. “Noi possiamo insegnare delle tecniche e delle visioni, ma poi i genitori devono inserirle nelle loro relazioni, all’interno delle loro famiglie. Che sono uniche e tutte diverse”.

 

Genitori in cerca del manuale di istruzioni

CHI L'AVREBBE MAI LETTO

Suona un po’ come un paradosso: noi che siamo ossessionati dai manuali delle istruzioni e, anche quando acquistiamo libri per i nostri figli, cerchiamo sempre di scegliere storie che impartiscano loro delle lezioni, alla fine potremmo trovarci a imparare da quelle stesse favole. Non sempre, ma se si tratta di un testo di qualità succede spesso. Me ne sono convinta studiando letteratura per l’infanzia e così è nata l’idea di proporvi ogni settimana una breve recensione al contrario: un libro da leggere con i vostri figli (o da consigliargli) che qualche istruzione la dia a voi, non a loro (perché quelli ossessionati con i manuali siamo noi, non loro).

Comincio con Lotta Combinaguai perché la sua autrice, Astrid Lindgren, è stata un’equilibrista come noi. All’inizio dalla corda è addirittura caduta: rimasta incinta a 18 anni, è stata costretta a lasciare il figlio a dei parenti lontani finché non è riuscita a diventare indipendente economicamente e a porre le basi per costruire la sua famiglia. Era la Svezia del 1925, un altro mondo, ma lei ha superato questo periodo duro e poi di figli ne ha avuti altri due rivelandosi una mamma attenta e dialogante, un modo di essere che si riflette nei suoi libri. Come Lotta Combinaguai, appunto. “Lo faccio leggere alle mie alunne di pedagogia perché contiene dialoghi che valgono molto più di tante lezioni”, mi ha raccontato la professoressa Silvia Blezza Picherle, autrice del saggio Astrid Lindgren, una scrittrice senza tempo e confini (Pensa Multimedia). E dopo averlo letto ho capito cosa intendeva, perché se è vero che è prima di tutto un libro che piace moltissimo ai bambini che ascoltano incantati le avventure e le marachelle dei tre protagonisti, resta che queste pagine contengono la sintesi preziosa del manuale di istruzioni secondo l'autrice svedese. Nessun membro della famiglia è perfetto, anzi capita spesso che uno di loro abbia una giornata “scalcagnata”, capitano capricci, litigi e punizioni che si traducono in inviti ad andare a riflettere in camera propria “finché non avrai deciso di fare la brava”. Entrambi i genitori sono autorevoli: concedono libertà, ma fanno rispettare le regole, ascoltano i figli come interlocutori alla pari e li abituano a riflettere. Li amano anche quando disubbidiscono, li accettano come sono. È stato pubblicato nel 1958 ma il giorno in cui vanno a fare una gita al lago, la mamma pronuncia una frase che ogni tanto, ancora oggi, andrebbe appesa al frigorifero di casa: “Io mi piazzo qui e non mi sposto per tutto il giorno. Oggi tocca a te (riferito al papà) star dietro ai bambini!”.


Lotta Combinaguai di Astrid Lindgren, illustrazioni di Beatrice Alemagna, traduzione di Laura Cangemi, Mondadori (consigliato dai 7 anni, ma può essere letto ad alta voce anche a partire dai 5. In questo caso è preferibile l’edizione nella collana Contemporanea, piuttosto che la Oscar Junior, così i bambini possono godersi le illustrazioni in un formato più grande).


UN CONSIGLIO (per farvi fare una risata)

(Ogni settimana cercherò di darvene uno. Non di più, promesso)

Lo humor di Louise Boyce è molto british, però questa mamma quarantenne fa ridere anche chi non ama Mr. Bean. E poi la sua storia consola un po’: non siamo solo noi italiane a cadere nella trappola dei genitori perfetti. Lei che di figli ne ha 3, dopo una carriera come modella, aveva aperto un blog patinato per dare i suoi consigli di lifestyle da super madre bella e brava. Poi è arrivata la pandemia, il marito ha perso il lavoro e fingere è diventato complicato. Da qui il colpo di genio: postare su Instagram un video ironico sul suo stato psicofisico di mamma in lockdown. Un successone che l’ha spinta a coltivare il filone della sincerità sarcastica diventando in poco tempo la mamma star di Tik Tok (@mamastillgotit_).


E con questo è tutto, buon weekend!

PS: Sto lavorando a un progetto sui genitori in pandemia. Mi piacerebbe che foste voi a raccontare come vi sentite, quindi mandatemi un audio a Genitori equilibristi,@gedi.it in cui me lo raccontate (sì, proprio come fosse un messaggio vocale). Potete anche solo urlare se vi va. O piangere. Tanto resteranno tutti anonimi, promesso.

 

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