Anniversari

Buon compleanno Chanel N.5, il profumo dei record

In occasione del suo centesimo anniversario, Olivier Polge, naso della maison Chanel, racconta la fragranza che ha cambiato tutte le altre, la più studiata dai creatori di profumi e la più amata dalle donne di almeno quattro generazioni
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Sul fatto che sia il profumo dei primati ci sono pochi dubbi. Ha addirittura ispirato un collier con un diamante da 55,55 carati il cui taglio riprende il disegno del flacone. E non basta, perché al profumo Chanel N° 5, "nato" il 5 maggio di 100 anni fa, la maison Chanel ha dedicato altri 122 pezzi di alta gioielleria creati per celebrare la sua straordinaria longevità. Per capirne l’incanto, siamo andati nel loro backstage con Olivier Polge, nez maison della casa dalla doppia C che dal 2013 è direttore della profumeria Chanel, crea le nuove fragranze e si occupa di salvaguardare, sempre uguale a se stesso, il N° 5.

Olivier Polge (Courtesy Chanel) 
Una sorta di genitore adottivo che segue, mese per mese a volte, le coltivazioni di rosa, gelsomino e tuberose - tra le altre -, controlla concrete, olii essenziali e qualsiasi altro ingrediente tra gli 80 circa che compongono il N° 5 per assicurarsi che la qualità sia quella di sempre. Ma, in natura, ogni annata è diversa e il risultato olfattivo di un fiore può essere più fresco o più dolce, meno acido o meno intenso, a seconda delle ore di pioggia e sole, umidità o vento e qualsivoglia fenomeno naturale cui è stato sottoposto. Perciò, a partire dalla stessa ricetta, l’eau de parfum cambia. Ecco qui il talento di un maestro profumiere, di Olivier e dei precedenti che si sono occupati per un secolo del N° 5: creare quel blend perfetto, con materie prime conservate da annate precedenti, per cui il N° 5 sia sempre uguale a sé stesso. Come in quel giorno del 1921 in cui Ernest Beaux lo consegnò a mademoiselle Gabrielle.

 

I record  

Perché si dice che il N° 5 ha cambiato la storia della profumeria? 
"L’ha fatto in molti modi. Prima di Gabrielle Chanel c’erano due mondi che non avevano nulla in comune: la moda e la profumeria. Lei li ha uniti, ha avuto l’intuizione che possono esprimere lo stesso esprit, lo stile creativo di una maison. Ma la vera rivoluzione è stata la fragranza. Prima del 5 non esistevano profumi complessi o astratti: c’erano quelli alla rosa, al gelsomino che si chiamavano con nomi evocativi, dei tipo All’ombra della luna. Lei ha detto 'no, voglio un profumo che rifletta il mio modo di creare un abito e che non sia identificabile con un fiore o altro'. È questo il concetto di creazione di mademoiselle: non si copia la natura ma si aggiunge un profumo mai sentito al mondo. La grandezza di Gabrielle Chanel è stata l’aver stravolto l’estetica del profumo e averlo fatto entrare in un mondo dove ancora oggi è rimasto".

Courtesy Chanel 

 

Innovazione e creatività

Ha anche trovato un maestro profumiere intelligente, Ernest Beaux, appena scappato dalla Russia dove aveva lavorato per lo Zar….
“Sì, e lui era molto interessato alla tecnologia. Ha avuto questa idea incredibile del profumo estremamente ricco: diceva che lo voleva così ricco di materie prime che nessuno sarebbe stato in grado d’imitarlo. Ha voluto mettere a fianco dei fiori nobili della profumeria queste piccole molecole, le aldeidi, nuove ai tempi. Una combinazione audace, molto interessante".

 

Fedeltà

È difficile fare lo stesso profumo per 100 anni? 
"Quello che è molto importante nella sua longevità è la regolarità. Chanel ha sempre fatto contratti in esclusiva per le coltivazioni degli ingredienti più importanti. Se voi andate da un produttore di fiori non potete dirgli che un anno su due voi non comprate il suo raccolto. Lo mettete in crisi e mettete in crisi la qualità della materia prima che utilizzerete. La costanza in questi rapporti è fondamentale. Da Chanel hanno capito che è importante permettersi tutti i mezzi possibili per mantenere il sogno del N° 5 e non hanno mai lesinato nella scelta di una testimonial, di fotografi o registi scelti tutti tra i migliori del momento. Ma hanno capito subito che il valore fondamentale del N° 5 resta il suo profumo. Il che ha, per esempio, permesso a mio padre di fare un contratto negli anni 80 con la famiglia Mule che a Grasse coltiva rose, gelsomini e tuberose, materie prime di una qualità sempre più rara oggi".

Courtesy Chanel 

 

Altro che champagne…  

Ma è importante anche il savoir-faire nei vostri profumi. Immagino utilizziate tecniche simili a quelle dei produttori di champagne per mantenere il N° 5 sempre uguale. Il vino cambia a seconda delle annate ma la bellezza dello champagne è che gusto, profumo e perlage restano uguali…
"È esattamente ciò che noi facciamo. Si conservano materie prime di anno in anno e per ognuna abbiamo affinato tecniche diverse per mantenerle al pieno della loro capacità e ampiezza olfattiva. Quindi, quando si producono nuovi flaconi di N° 5, si fanno dei blend di annate diverse per trovare la precisa identità olfattiva. Ma tenga conto che con lo champagne governano 2/3 diversi vitigni e tutti sono coltivati nello stesso territorio. Pensate invece al N° 5 che ha la vaniglia che arriva dal Madagascar, il sandalo dalla Nuova Caledonia, alcuni fiori dalla Provenza, il bergamotto da Reggio Calabria… C’è molto da lavorare, hai tante variazioni minime di raccolti diversi che, poco a poco, si fanno stabili nella ricca sinergia delle sue 80 materie prime".

 

Tra tecnologia e fattore umano

E quando acquistate materie prime, fate dei test o è lei a fare la degustazione olfattiva?
"Facciamo entrambi sempre. C’è una verifica tecnologica con apposite macchine che testano le componenti in maniera molto molto precisa. Quello che è veramente interessante è che nonostante questo, per capire la qualità olfattiva di una materia prima c’è veramente solo il naso. È ancora oggi il miglior strumento possibile. Certo, le macchine permettono di analizzare piccole cose incredibili ma solo il naso sente la tonalità globale, riconosce la sua qualità. Arriva a giudicarne l’estetica. E il profumo è una questione estetica".

Courtesy Chanel