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Moda e ambiente: la natura ridefinisce la bellezza
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Moda e ambiente: la natura ridefinisce la bellezza

Cosa possiamo imparare dalle piante sul futuro dell’umanità? E ancora: è possibile conciliare piacere dell’effimero e rispetto dell’ambiente? Un dialogo sul nostro pianeta, la moda e il mondo vegetale tra Federico Marchetti, imprenditore tech e pioniere della sostenibilità, e il botanico Stefano Mancuso

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L’uomo che nel 2000 ha portato la moda sul web con Yoox, il primo e-commerce di lifestyle al mondo, Federico Marchetti, incontra Stefano Mancuso, il botanico che ci ha insegnato una nuova verità sulle piante, creature intelligenti e sensibili capaci di scegliere, imparare e ricordare. Sono due grandi comunicatori, carismatici anche quando parlano di un tema ostico come la sostenibilità e la riportano a un quadro di etica e responsabilità. E allora, cominciamo proprio da qui. È facile dire: non consumiamo e saremo più sostenibili, ma come conciliare il piacere dell’effimero con il rispetto per il Pianeta? 

Stefano Mancuso: "Noi esseri umani abbiamo il culto del nostro cervello, pensiamo di essere una specie incredibilmente diversa da tutte le altre, perché siamo in grado di valutare gli effetti delle nostre azioni. Invece è il contrario. Mi piacerebbe far parte di una specie che capisce che, essendo su una palla che naviga nell’universo, non può consumare indefinitamente. Non è una questione filosofica, è una questione puramente fisica. C’è un modo diverso di fare le cose, per esempio utilizzare una quantità più bassa di risorse oppure riciclarle". 

Federico Marchetti: "Concordo, la tecnologia è l’argomento chiave, può aiutare a cambiare i processi e i metodi. Nella moda, ma in realtà in tutti i settori, c’è l’esigenza di una nuova sensibilità al bello e alla longevità. Una moda fatta bene e duratura. È incredibile, ma il 40% degli abiti fast fashion acquistati non vengono mai indossati. Bisogna sostituire al piacere dell’effimero il piacere del duraturo. Le giovani generazioni sono un motore propulsore formidabile, ma devono passare dal protestare allo scegliere". 

Mancuso: "La cosa straordinaria è che tutto questo si può fare, semplicemente finora abbiamo preferito non farlo. Dovremmo far entrare nei nostri bilanci la quantificazione dell’impatto ambientale delle risorse che consumiamo. La tecnologia e la ricerca possono fornire le soluzioni per mantenere i nostri standard di vita, senza distruggere l’ambiente".

 

Federico Marchetti e Stefano Mancuso hanno qualcosa in comune. Entrambi hanno ricevuto la chiamata del Principe Carlo d’Inghilterra. Il primo è impegnato in prima persona, come presidente, nella task force sulla Moda Sostenibile della Prince’s Foundation. Il secondo è stato contattato quando ha scritto che le piante percepiscono i suoni: il Principe Carlo voleva dimostrare come la voce delle persone abbia un’influenza sulle piante, ma il risultato è stato un fallimento. Alle piante non interessano le nostre parole, continuano a crescere come prima: però sentono. Entrambi credono che la tecnologia possa cambiare il mondo.

 

Marchetti: "Sulla sostenibilità siamo consapevoli che va fatto tanto, ma non tutti ancora sanno come. Con il Principe Carlo abbiamo lanciato il primo digital Id, il passaporto digitale per i capi di moda. È un concetto trasparente, perché contiene tutti i dati che possono allungarne la vita. L’obiettivo è di aiutare i consumatori a fare scelte più consapevoli. Il secondo tassello riguarda più da vicino il suo lavoro, ossia i materiali. Abbiamo avviato progetti pilota legati al cosiddetto regenerative fashion". 

Mancuso: "Il mondo della moda, e il tessile in generale, hanno un impatto forte sull’ambiente. Un’enorme parte della popolazione non ha alcuna idea di come vengano prodotti non soltanto i capi di abbigliamento, soprattutto quelli a basso costo, ma anche la maggior parte dei beni che consumano. La tecnologia potrebbe essere un aiuto straordinario. Se si raccontasse la storia dell’oggetto, cambierebbe molto sia la percezione sia la propensione alla spesa: preferiamo spendere un po’ di più e avere un oggetto che è stato fatto in maniera etica, dignitosa, giusta". 

Marchetti: "Sono d’accordo. Ci si chiede come può la tecnologia aiutare la cultura, una cosa così fredda, così asettica, fatta di dati, di scienza… la natura è così calda. Invece è proprio qui l’argomento chiave".

 

Il fondatore dell’unico “unicorno” tecnologico in Italia non si stupisce che un botanico come il professor Mancuso venga contattato dai gestori dei più grandi fondi di investimento del pianeta, che fino a ieri non sapevano neanche cosa fosse un botanico. Sono spinti dagli investitori, che devono essere certi che quello in cui investono abbia una sostenibilità ambientale. 

 

Marchetti: "D’altra parte, Larry Fink, l’amministratore delegato di BlackRock, ha detto che i prossimi unicorni non saranno motori di ricerca, né social media, ma start-up innovative che risolvono il problema dell’inquinamento atmosferico e dell’anidride carbonica. Vi racconto un aneddoto. In un tema sulla sua aula ideale, mia figlia di 10 anni l’ha descritta piena di piante che scendono dal soffitto, appese con dei fili quasi trasparenti. In questo modo si potrebbe tenere l’aria pulita e osservarle meglio dal punto di vista scientifico". 

Mancuso: "Le aule dovrebbero essere esattamente come le immagina tua figlia. È un tema per cui combatto da anni: come mai, dall’asilo nido all’università, in qualunque luogo del mondo, nelle aule non ci sono piante? Ci sono due luoghi che dovrebbero esserne pieni: le scuole e gli ospedali. Ci sono migliaia di esperimenti che dimostrano l’effetto delle piante sull’apprendimento. Io stesso, 25 anni fa, facevo test di attenzione ai bambini delle elementari in presenza di piante o senza piante con risultati sbalorditivi".

Marchetti: "Stasera lo dico a mia figlia". 

 

Commentiamo insieme una piccola rivoluzione. La tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi è stata introdotta nella Costituzione italiana l’8 febbraio 2022. Un cambiamento epocale. Come possiamo allora convogliare tutto ciò in una moda sostenibile, che riesce a parlare ai giovani? 

 

Mancuso: "Sì, è un fatto storico. D’altronde le costituzioni sono figlie dei propri tempi. Biodiversità significa la ricchezza degli esseri viventi in numero, specie, quantità, distribuzione. Quando la biodiversità diminuisce, a correre rischi è tutta la vita. E noi siamo nel bel mezzo di quella che è considerata la sesta estinzione di massa. Corriamo un rischio enorme, perché abbiamo la falsa idea che le vite di noi uomini non siano connesse con la vita di altri esseri viventi. È giusto, ed era tempo, che la Terra entrasse nella Costituzione".

Marchetti: "Riguardo alla Costituzione e al Pnrr, penso che l’Italia, e quindi anche il Made in Italy, abbiano un’opportunità enorme, perché siamo uno dei Paesi con una varietà e una biodiversità incredibili". 

Mancuso: "Sono d’accordo. Il Made in Italy ha una potenza intrinseca straordinaria nel cambiare le prospettive delle persone. Noi colleghiamo l’idea di Made in Italy all’eleganza, al savoir-faire, cioè al saper costruire le cose, all’artigianato di alto livello e alla tradizione culturale. Ma non ci può essere il bello se si rovina la natura".

Marchetti: "Aggiungo che anche la moda sostenibile deve essere bella. Cioè, il bello deve avere in sé l’ambiente e la natura, ma è anche vero che, se vogliamo sfondare il muro del suono, la moda sostenibile deve essere bella. L’opportunità dell’Italia è enorme, non lo dico perché sono italiano ma perché abbiamo tutti i presupposti per fare meglio di altri".