Intervista
Virginie Efira: "Hollywood? No grazie"

Virginie Efira: "Hollywood? No grazie"

L'attrice è protagonista di Madeleine Collins, il film di Antoine Barraud che dopo l’anteprima al Festival di Venezia è stato presentato a Roma a Rendez-vous, la rassegna dedicata al nuovo cinema francese, e da giugno nelle sale

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«Se un uomo lascia una famiglia per crearne un’altra è sottoposto a una pressione e a un senso di colpa minori di quelli a cui è sottoposta una donna». Virginie Efira introduce così Madeleine Collins – il film di Antoine Barraud che dopo l’anteprima al Festival di Venezia è stato presentato a Roma a Rendez-vous, la rassegna dedicata al nuovo cinema francese e da giugno nelle sale. L’attrice stavolta interpreta Judith, sposata con un celebre direttore d’orchestra (Bruno Salomone) e madre di due figli. La donna si assenta da casa gran parte della settimana ufficialmente per lavoro, ma in realtà viaggia in Svizzera dove raggiunge la sua seconda famiglia composta da Abdel (Quim Gutierrez) e la figlioletta. Divisa tra un’esistenza di lusso e privilegi a Parigi e una più modesta dove sembra trovare maggior conforto nel calore familiare, Judith riesce a far stare in piedi la propria doppia vita, sulla quale il regista intesse un thriller a metà tra Hitchcock e Ozon. 

Virginie Efira, 44 anni. È la protagonista di Madeleine Collins, da giugno nelle sale.
Virginie Efira, 44 anni. È la protagonista di Madeleine Collins, da giugno nelle sale. 

«Credo che l’idea secondo cui l’uomo ha il potere di cambiare il proprio destino e vivere la vita che desidera, mentre la donna deve subire, abbia radici profonde nella tradizione giudaico cristiana», sostiene Efira, che ha dato scandalo allo scorso festival di Cannes con Benedetta di Paul Verhoeven, in cui interpreta una suora toscana che dice di parlare con Gesù e consuma amplessi con una giovinetta accolta nel monastero. In Italia nessun distributore ha ancora acquistato il film. Efira, 45 anni il prossimo 5 maggio, è una delle più ricercate attrici del cinema francese, anche se lei è nata a Bruxelles: la vedremo anche in Don Juan con Tahar Rahim e L’Empire di Bruno Dumont. «Quello che mi appresto a girare però è Revoir Paris di Alice Winocour, che ruota attorno agli attentati terroristici a Parigi. Non posso accettare tutto perché ho una figlia di otto anni di cui occuparmi».

Che effetto le fa essere ormai una star?
«Per tanto tempo mi hanno affidato ruoli leggeri in commedie romantiche, finché Justine Triet non mi ha voluta prima per Victoria e poi per Sybil, dando una svolta drammatica alla mia carriera, tra l’altro per interpretare prima un avvocato e poi una psicoterapeuta, gli unici lavori che avrei voluto fare se non fossi diventata attrice».

Commedia o dramma?
«Dramma anche perché in Francia non ci sono molte commedie decenti. E poi quando fai la commedia devi avere un orecchio sempre teso al ritmo delle battute e non sei mai con tutta te stessa dentro i personaggi».

Molti dei personaggi da lei interpretati sono donne sull’orlo di una crisi di nervi…
«Ho notato anch’io che mi chiedono femmine un po’ folli. Per fortuna ho fatto la mia dose di psicanalisi, ma credo anche che il cinema sia il luogo dove fare vivere i lati nascosti, le nostre molteplici personalità. Di Judith e Benedetta ammiro il coraggio di ritagliarsi uno spazio di libertà ed essere davvero se stesse». 

In Sybil ha audaci scene d’amore con Niels Schneider, suo compagno nella vita, in Benedetta con Daphne Patakia. La imbarazza?
«Il nudo e le scene d’amore non mi mettono a disagio. Quello che non sopporto al cinema è il coito illustrato».

Vale a dire?
«Ci sono registi che girano un film e quando c’è una scena di sesso non vi prestano nessuna attenzione. Non sono interessati al linguaggio della sensualità. Verhoeven invece mi ha chiesto di rendere l’erotismo divertente e metaforico al tempo stesso. Piuttosto è stato più difficile fingere un amplesso sul set insieme a Niels: con lui mi intendo a meraviglia, certo, ma avevo paura di rivelare sullo schermo troppo della nostra vera intimità».

Dopo questi successi spera di sbarcare a Hollywood?
«In Francia si produce un’ampia varietà di film e a me il lavoro non manca. Certo se mi proponessero un film a Hollywood accetterei. Ma non credo che succederà».

Perché?
«Ha sentito come parlo male inglese?».