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Charlotte Gainsbourg, interprete di Gli amori di Suzanna Andler (al cinema). Il 22 giugno uscirà il suo doc Jane by Charlotte su sua madre Jane Birkin.
Charlotte Gainsbourg, interprete di Gli amori di Suzanna Andler (al cinema). Il 22 giugno uscirà il suo doc Jane by Charlotte su sua madre Jane Birkin. 

Charlotte Gainsbourg: "Un documentario per riavvicinarmi a mia madre, Jane Birkin"

Così la regista racconta il suo rapporto con la madre e la genesi di "Jane By Charlotte", in cui la ritroveremo davanti e dietro la macchina da presa

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Non conoscevo molto bene Marguerite Duras, avevo letto solo "ll dolore e L’amante", e quando Benoît Jacquot mi ha mandato la sceneggiatura, tratta da Suzanna Andler, ho avuto un po’ paura: sapevo che aveva lavorato con Marguerite, che erano amici e pensavo di non essere all’altezza». Charlotte Gainsbourg, 50 anni, protagonista di "21 grammi", "L’arte del sogno", "Nymphomaniac" e "Antichrist" (con cui ha vinto il premio come migliore attrice a Cannes), sembra quasi imbarazzata quando la incontriamo per chiederle come mai abbia scelto di interpretare "Gli amori di Suzanna Andler" (in sala), in cui è una donna borghese infelicemente sposata, casa in Costa Azzurra, che fa un bilancio della sua vita sentimentale. «Non sa se tornare col marito, continuare a frequentare il giovane amante (Niels Schneider, ndr) o suicidarsi», dice l’attrice. «Un personaggio molto lontano da me, così pieno di dolore e infantile, ma sono stata subito attratta dalla sua ambiguità, dal suo mistero. Ho fatto il provino con Benoît a New York, abbiamo trascorso in una bellissima villa dieci giorni che mi hanno aiutata ad avvicinarmi alla sua personalità e a superare le mie paure. Abbiamo girato tutto in una settimana, aveva la cinepresa sempre addosso». 

Che esperienza è stata?
«Traumatica. Non ho mai amato riguardarmi sullo schermo. Sul set mi aspetto grandi cose, poi mi vedo e noto tutti i miei difetti, gli errori. Anche se oggi ho imparato ad accettarlo». 

A giugno la ritroveremo davanti e dietro la macchina da presa in "Jane By Charlotte", documentario su sua madre Jane Birkin.
«Il nostro rapporto non è mai stato facilissimo, ci siamo allontanate ancor di più 9 anni fa, dopo la morte di mia sorella Kate (nata dalla relazione tra Birkin e il musicista John Barry, ndr). Ho pensato che realizzare questo doc fosse un modo per riavvicinarci. Quattro anni fa ho cominciato a intervistarla, ma al momento di rispondere alle domande più intime su di noi, ha pensato che volessi accusarla. Con il tempo ha capito che stava sbagliando, le sue risposte erano necessarie per il mio film. E così abbiamo ricominciato a girare. Forse mi ha influenzato papà: anche lui aveva bisogno di scrivere una canzone, Lemon Incest, per dirmi che mi voleva bene». 

Come è stato il debutto alla regia?
«Non facile, anche se forse realizzare un film a soggetto sarebbe stato ancora più complicato. Ma un po’ di coraggio mi è venuto da alcuni miei videoclip musicali. Allora avevo chiesto di girarli a Lars Von Trier, ma non aveva tempo, così mi ha mandato un  decalogo da seguire. Adoro Lars, la sua sincerità e le sue provocazioni mi ricordano mio padre».

Girerebbe mai un film su Serge Gainsbourg?
«Avevamo un rapporto speciale, ma era un personaggio così noto che a volte mi sembrava che gli estranei lo conoscessero meglio di me. Per molto tempo non ho voluto leggere una sua biografia e preservare i miei ricordi più intimi. Ora le cose sono cambiate: non girerò film su di lui, ma forse la prossima estate trasformerò in museo la sua casa di Parigi. Non sarà facile psicologicamente, ma è arrivato il momento di condividere i miei ricordi».