STORIE
I fuochi d’artificio multisensoriali realizzati da Bonpas & Parr nel capodanno 2013/2014 per il comune di Londra, quando inebriarono il centro della città con un aroma di fragola. Courtesy Bompas & Parr
I fuochi d’artificio multisensoriali realizzati da Bonpas & Parr nel capodanno 2013/2014 per il comune di Londra, quando inebriarono il centro della città con un aroma di fragola. Courtesy Bompas & Parr 

Show culinari, mostre, performance: se l’estetica del cibo conta almeno quanto il sapore

Bompas & Parr è un'agenzia di comunicazione ed eventi che disegna esperienze legate al food fuori dall’ordinario, fondata quasi per gioco da due amici, Sam Bompas e Harry Parr: «Cercavamo qualcosa di divertente da fare nel fine settimana, volevamo coinvolgere il pubblico con esperienze legate al gusto, come cucinare con la lava, lanciare fuochi d’artificio che inebriassero l’aria di sapori inediti, sperimentare la jelly art»

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Di cosa ci nutriremo nei prossimi decenni? E soprattutto come? C’è chi preannuncia cene sotto ipnosi, il boom del dattero, della cucina arabo-saudita e scodelle di terra opportunamente valutata da una generazione di “somelier del suolo”, per fare scorta di sali minerali e vitamine. Ad annunciare queste visioni sull’orizzonte gastronomico del pianeta terra è la Bompas & Parr, agenzia di comunicazione ed eventi che disegna esperienze legate al food fuori dall’ordinario. A fondarla, quasi per gioco, sono stati due amici, Sam Bompas e Harry Parr. «Cercavamo qualcosa di divertente da fare nel fine settimana, volevamo coinvolgere il pubblico con esperienze legate al gusto, come cucinare con la lava, lanciare fuochi d’artificio che inebriassero l’aria di sapori inediti, sperimentare la jelly art», spiega Bompas. Lui e Parr si sono conosciuti a scuola, all’età di tredici anni, quando suonavano nella stessa orchestra. Quindici anni fa è nata la loro società che oggi vanta clienti come il Victoria and Albert Museum, Barbican, Netflix, LVMH, Mercedes. 

L’installazione Funeral Jelly, esposta nel 2009 al Moma di San Francisco. Foto Ann Charlott Ommendal
L’installazione Funeral Jelly, esposta nel 2009 al Moma di San Francisco. Foto Ann Charlott Ommendal 

Ultimi aggiornamenti dalle frontiere del food style? 
«Il nostro approccio alla gastronomia può essere accomunato alla visione creativa del New London Fabulous, il recente movimento che ha introdotto nel campo del design e dell’architettura colori, stampe, decorazioni massimaliste. Una tendenza sempre più importante è poi la presentazione dinamica di cibo e bevande. Ci piace far sí che gli elementi danzino nel piatto, per rendere l’evento più cinematografico».  

Come descrivereste il vostro rapporto con il cibo? 
 «Un po’ come Wagner vedeva l’opera, in termini di gesamtkunstwerk, come una sintesi di diverse discipline artistiche». 

 Che ruolo gioca la tecnologia? 
«Importante. Dopo tutto, il fuoco stesso e la forchetta sono a loro modo tecnologie che hanno plasmato ciò che mangiamo e come lo mangiamo. Oggi per creare i nostri show culinari attingiamo al mondo del design, dell’architettura, della scienza e dell’ingegneria». 

Il vostro ingrediente cult? 
«La gelatina. Sperimentiamo tecniche e performance da quindici anni e stiamo notando che è ormai in atto una sorta di rinascimento globale di questo elemento. Tantissimi creativi ne stanno facendo materia di studio». 

 Qualche esempio concreto del vostro lavoro? 
 «L’Alcoholic architecture, una nuvola al gin tonic che gli ospiti potevano attraversare e assaporare. La prima mostra che abbiamo curato per il British Museum of Food: un viaggio alla scoperta della storia del gelato che iniziava in una cella frigorifera per poi passare all’analisi delle reazioni che provoca il gelato nel cervello. Uno dei nostri eventi preferiti è stato The Joy of Bees per Relais & Chateaux a Milano, in cui gli ospiti hanno potuto assaggiare qualità pregiate di miele proveniente da varie parti del mondo, nella cornice di un floating garden in Brera, accompagnato dalla melodia provocata da 20 mila api in volo». 

Quali saranno i protagonisti dei vostri prossimi banchetti?  
«Stiamo curando una ricerca di frutti e specie botaniche ancora sconosciute e mai assaggiate. E nutriamo una certa mania per le felci vittoriane e per tutto ciò che si illumina al buio». 

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