Coronavirus, Zaia: "Istituirò la Pasquetta differita: non è ancora tempo di far festa"

Il presidente  elogia i giovani perché rispettano le regole. "La riapertura? Valuteremo con i dati di venerdì, ma si decide a livello nazionale, tutti insieme".

VENEZIA. "Pranzo di Pasqua e Pasquetta? Zero, nessun pranzo. L’ordinanza  scade alle ore 24 del 13 aprile e vieta ogni forma di aggregazione pubblica o privata. Se volete salvare la vita ai veneti, bisogna stare isolati anche per queste feste. Guardate,  mi impegno a fissare un giorno di "Pasquetta in differita" per poter festeggiare in famiglia quando tutto sarà finito....non certamente come rito religioso, ci mancherebbe!".

"Le aggregazioni fanno ancora paura, per questo se mi chiedete se quest'estate si rifaranno le sagre? Vi dico, nel breve proprio no".

Così, il presidente della Regione Luca Zaia - nella sua quotidiana conferenza stampa per fare il punto sull'emergenza coronavirus - torna a chiedere ai veneti di avere pazienza, "perché è stando isolati che si salvano le persone" ed elogiando soprattutto i giovani "che stanno facendo un grande sacrificio". 

Test sierologici. Sono iniziati su un campione di 2-3 mila casi di dipendenti sanitari i test sierologici, secondo il protocollo messo a punto dalle università di Verona e Padova, d'intesa con la Regione, alla ricerca nel sangue di "anticorpi neutralizzanti. Qualcuno dice che è da dimostrare se questa sia una strada percorribile ed è per quello lo facciamo", "come pure prosegue la sperimentazione con il farmaco per l'artrite reumatoide e - ottenuto il sì dell'Agenzia per il farmaco - inizierà presto anche quello con l'Avigan, il farmaco antinfluenzale giapponese, non appena arriverà".

I numeri aggiornati. "Abbiamo sinora eseguito oltre 146 mila tamponi, è arrivata dall'Olanda ed è entrata in funzione la nuova macchina per leggerli. Così abbiamo un potenziale di 9 mila tamponi al giorno e possiamo evadere il pregresso di 25 mila in attesa di esiti ed essere più rispondenti alle esigenze dei cittadini. Stiamo testando anche i tamponi Made in Veneto". Con una raccomandazione: "Non guardate ai dati sui positivi nel mondo, non ha alcun senso: le persone contagiate le trovi se le cerchi", ha detto ancora Zaia, " e noi le cerchiamo più che possiamo. Altri no: come è possibile che il Brasile abbia solo 6 mila positivi?".

Sono 19.595 persone in isolamento, delle quali 11.588 positive ("L’aumento è direttamete proporzionale al numero dei tamponi in magazzino che ora stanno avendo risposta", ha ribadito il presidente della Regione).
1924 ricoverati "non gravi" ai quali si aggiungono i 322 pazienti in Terapia intensiva: "Considerando anche
i 1191 pazienti dimessi perché guariti, fanno in tutto 3500 le persone entrate nei nostri ospedali: lo dico a tutti quelli che pensavano che fosse una passeggiata, se non avessimo avuto questa organizzazione sanitaria,sarebbe finita ben diversamente".  Salgono a 609 i morti: tra loro anche una delle signore più vecchie del Veneto, di 106 anni di Farra di Soligo. Infine, 73 nati nelle ultime 24 ore.

Quando si riapre? "Ho sentito il ministro Speranza, spero che si possa lavorare già questa settimana insieme al governo e alle regioni nella "cabina di regia": il decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri e la nostra ordinanza scadono alle ore 24 del giorno 13. Ho chiesto di evitare di arrivare con un decreto di apertura-chiusura dell'ultimo minuto, ma di iniziare a ragionarci già ora." 

Ripartenza. "Si farà il punto in base ai dati di venerdì. Partiremo dalle indicazioni del mondo della sanità, sentiremo i clinici, non bastano i numeri e prevedo saranno tenute  attenzioni particolari per certe fasce d’età più fragili. Ma non  andiamo da soli: se a livello nazionale si apre, apriremo. Ricordo, una volta di più , che sono per il rientro di tutti i cittadini veneti a casa: devono poter rientrare. Mi chiamano piangendo da Gran Bretagna e Usa perché hanno paura di ammalarsi lì. Lì è finita, hanno altre modalità sanitarie. Abbiamo ragazzi chiusi a Londra da un mese. Il problema sono i voli. La Farnesina dice non è in zona di guerra, sono in città evolute".

"Alla volta di venerdì vi dico le scelte, vediamo i dati. Questa settimana ci può riportare nell’oblio o verso lo svuotamento. Ci sono pazienti che fanno 3 settimane di ospedale. Se dopo la riapertura non si ferma l’ingresso si va al collasso: siamo arrivati allo stress test, con posti contati su una mano e l'abbiamo superato. Bisogna valutare con attenzione, anche perché ho chiesto ai direttori generali degli ospedali di Schiavonia e Sant'Orso di fare un piano per il ritorno alla normalità.
Non so dire ancora su bar-ristoranti: di certo fanno paura le aggregazioni. Si rifaranno le sagre? Nel breve proprio no".

"Per noi veneti questa è la settimana definitiva. Terapia intensiva i numeri sono diminuiti di  altri, abbiamo anche pazienti da fuori da qualche giorno. Siamo felici e preoccupati. Felici perché il lavoro fatto dai veneti pesa sui dati: se ci sono meno morti è perché tutti i veneti sono rimasti a casa, rispettando le regole, merito loro. Preoccupati, perché quando si apre dovremo capire cosa accadrà del virus, che c’è e ci preoccupa".

Grazie ai giovani. "Il network dei giovani è silente, ma non assente", commenta ancora Zaiam "e sta veramente lottando insieme a noi. Avere 15-20 anni ed essere chiusi in casa da un mese, in perfetta forma fisica, vedendo fuori il sole e la primavera è un sacrificio encomiabile".

Troppe persone in giro. "Ricordo che quando entri in ospedale, puoi starci anche tre settimane. L'abbiamo detto e ripetuto. I veneti sono stati bravi , sono stati a casa e per questo la curva si è invertita. Però ci sono ancora troppe persone convinte che questa non sia una guerra o, peggio, ancor più ciniche, che il virus riguardi solo gli anziani o i più deboli. Vergognosi. Ricordo, comunque, che abbiamo ragazzi in terapia intensica. Siamo al punto che domenica il soccorso alpino ha recuperato un cittadino incrodato….l’elicottero cosa 92 euro al minuto, che facciamo pagare a lui. Ma come ha fatto a incrodarsi se non poteva uscire di casa?!".

Mercati: "Avevamo due alternative, non occuparci di questa forma di aggregazione (sarebbe stato da irresponsabili, problemi ci sono stati). L’altra opzione di chiudere (come Verona). La terza via è cercare una forma equilibrio: agrolalimentare a cielo aperto è molto eterogeneo, ci sono paesi dove non c’è altra forma di approvvigionamento. Abbiamo stabilito regole minimali: immaginatoun mercato come un supermercato: basta una cordella, un ingresso e una uscita, la vigilanza anche volontaria, mascherina-guanti (al limite un foulard: lo dico per il bene di tutti, non è sadismo, ma indicazioni per tenersi in buona salute)".

Donazioni. Si sta raggiungendo quota 30 milioni donati alla Regione Veneto da privati per l'emergenza coronavirus: "C’è un grosso donatore che sta perfezionando una donazione di 7 milioni e con questi andremo  verso il 30 milioni di euro, ringrazio davvero tutti, chiunque abbia fatto una donazione"

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