Vaccino Covid in arrivo per 200 mila veneti a Natale: ecco in che modo

Francesca Russo, direttrice del dipartimento Prevenzione del Veneto

Russo (Prevenzione): priorità al personale sanitario e agli anziani delle Rsa. Influenza: nuove convocazioni a dicembre

VENEZIA. Sarà un Natale e un Capodanno senza feste e brindisi di piazza e senza gli sci ai piedi, ma forse con la vera novità: il vaccino anti-Covid arriverà in Italia e anche in Veneto. Luca Zaia ieri ha ceduto il microfono a Francesca Russo, che guida il dipartimento di prevenzione della sanità, perché illustrasse le tappe della grande sfida con cui si intende contrastare la pandemia.

La Russo ha annunciato che entro il 23 novembre dovrà inviare al commissario Arcuri gli elenchi delle categorie che saranno vaccinate con priorità. Quante le dosi disponibili? Difficile fare previsioni esatte. Ma l’obiettivo è garantire la difesa immunologica a tutto il personale della sanità e agli anziani delle Rsa. 150-200 mila persone almeno.

Medici e infermieri di ospedali pubblici, laboratori e cliniche private, poi i medici di famiglia. Ci sono le case di riposo con 60 mila anziani, i volontari della croce rossa e verde, i centri diurni e il fronte delle onlus. Poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco rientrano negli elenchi del ministero degli Interni e avranno priorità assoluta.


«Non abbiamo nessuna preferenza sul tipo di vaccino annunciato sul mercato in questi giorni, ci interessa solo che sia efficace e sicuro. Sarà il Ministero a stabilire la priorità delle categorie del piano pandemico. A seconda delle modalità delle forniture cambiano le tecniche di conservazione, ma abbiamo la tecnologia sia per il vaccino che richiede i 70-80 gradi sotto zero e anche per quello da tenere in frigo tra 2 e 8 gradi. La macchina organizzativa è pronta. A fine anno e a gennaio potremo contare sulle prime consegne» spiega Francesca Russo.

Dagli Usa sono arrivate garanzie sui test per il prodotto Pfizer-Biontech: l’Italia se n’è aggiudicata 3,4 milioni di dosi riservate a 1,7 milioni di persone. Poi c’è quello di Moderna, altra azienda americana che ha annunciato di essere a un passo dal traguardo. Infine c’è l’Italia con il vaccino dell’università di Oxford, Irbm e Astrazeneca che è ben tollerato, soprattutto negli anziani, e induce una protezione immunitaria simile a quella vista nei giovani adulti. Lo indicano i risultati della fase 2 della sperimentazione, pubblicati sulla rivista Lancet, condotta su 560 adulti sani, di cui 240 con più di 70 anni.

Per sapere se il vaccino protegge dall’infezione da SarsCov2, bisognerà aspettare i risultati della fase 3 della sperimentazione ancora in corso. Non è finita perché almeno altri 7-8 colossi hanno bruciato le tappe, grazie a tecnologie raffinatissime che hanno ridotto da 7-8 a un anno i tempi di sperimentazione. C’è quindi da augurarsi, come giustamente afferma la dottoressa Russo, che il vaccino sia efficace e sicuro. L’Unione europea ha comprato 300 milioni di dosi e la somministrazione esige il richiamo dopo 3 settimane. La distribuzione sarà affidata alla Protezione civile, sotto la guida dell’assessore Bottacin.

Per quanto riguarda invece la vaccinazione contro l’influenza stagionale, il Veneto si è mosso per tempo ma la richiesta è stata nettamente superiore alle disponibilità. «Ora il ministero della Salute ha garantito altre 50 mila dosi per l’età pediatrica dai 6 mesi ai 6 anni come offerta gratuita. Per il quadrivalente sono in arrivo a giorni 80 mila dosi che si sommano a quelle già consegnate. C’è poi anche il pluripotenziato con 3 mila dosi per i soggetti a rischio e 30 mila confezioni congelate per i farmacisti. Tirate le somme abbiamo comprato 1 milione e 320 mila dosi, cui va sommato un altro 20 per cento in gara ma non consegnato» ha detto la Russo.

Quante sono le persone da vaccinare in lista d’attesa? Almeno 50 mila. E tra dicembre e febbraio saranno convocate dai distretti di base. Resta aperto il capitolo farmacie: prima la sanità pubblica, poi il libero mercato. —


 

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