Un fondo per i ristori includerà il Veneto. Vaccini, ecco i 171 mila che avranno priorità

Zaia chiede indennizzi, il governo promette 250 milioni alle attività economiche danneggiate dalle ordinanze anti-Covid

VENEZIA. I primi della lista. Sono 171 mila i cittadini veneti a maggior rischio che avranno priorità nell’accesso ai vaccini anti-Covid, in distribuzione dalla seconda metà di gennaio. A chiarirlo è la tabella che l’assessore alla salute, Manuela Lanzarin, ha trasmesso al commissario straordinario incarico del piano vax nazionale, Domenico Arcuri.

Il documento include personale ospedaliero, medici di base e pediatri di libera scelta nonché ospiti e personale degli istituti di riposo e dei centri sociosanitari (minori, disabili, salute mentale, tossicodipendenze) per un fabbisogno complessivo - incluso il richiamo - di circa 342 mila dosi. Saranno conservate a –80° dalla “catena del freddo” del servizio sanitario, già in grado di stoccarne 9.509 litri elevabili a 21.700 con l’arrivo di nuovi frigoriferi. La vaccinazione, precisano fonti del Governo, avverrà su base volontaria previo «consenso informato».

Nel frattempo occorre garantire l’assistenza ai soggetti più fragili. A tale scopo, i direttori delle Ulss invitano gli infermieri della sanità pubblica a prestare una quota di lavoro straordinario nelle case di riposo in affanno.

«Faccio appello a tutto il nostro personale, è un gesto di volontariato ma sarà retribuito, 35 euro all’ora. Scontiamo situazioni di estrema sofferenza: mentre c’è chi parla di Natale, regali e cenone, negli istituti abbiamo anziani isolati a causa del virus che non vedono i familiari da mesi», le parole di Luca Zaia.

Certo i contagi non demordono; a fronte di un record di tamponi (60 mila nelle ultime ventiquattr’ore) i nuovi positivi sono circa 3.500, pur abbinati a lieve rallentamento dei ricoveri. Domenica ad Auronzo, “sorvegliata speciale” sul versante epidemiologico, è previsto lo screening di massa della popolazione tra i 41 e i 71 anni; ma a preoccupare è soprattutto la pressione sugli ospedali, avviati alle 3 mila degenze.

Al riguardo il governatore rivendica la correttezza dei dati forniti in materia di terapie intensive - «Al target previsto di 877 posti letto, raddoppiato rispetto a febbraio, ne abbiamo aggiunti 111 nei blocchi operatori, la dotazione reale ammonta perciò a un migliaio, chi insinua il contrario non sa di che parla» - e lamenta il perdurare di comportamenti irresponsabili.

«Il Black Friday dura una settimana, non sarà tollerata la ressa, baristi e ristoratori ci segnalano clienti che trascorrono ore a chiacchierare senza mascherina, incuranti dei richiami; gli esercenti non sono responsabili della loro condotta e in caso di atteggiamenti irriducibili, consiglio di rivolgersi alle forze dell’ordine».

«Un certo messaggio negazionista ha lasciato il segno ma le infezioni aumentano e c’è un limite alle capacità del sistema ospedaliero», chiosa l’assessore Gianpaolo Bottacin.

Sullo sfondo, ma non troppo, tre nodi irrisolti: la stagione bianca, il ristoro alle attività economiche danneggiate dai divieti della fascia gialla e il ripristino della scuola in presenza. Dell’apertura degli impianti sciistici i presidenti di Regione hanno discusso nel pomeriggio con i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza.

A quanto è trapelato, l’orientamento dell’Istituto superiore di sanità e del Comitato tecnico-scientifico di Palazzo Chigi resta contrario; «Prima di tutto la salute, non c’è dubbio», la riflessione di Zaia «tuttavia il tessuto economico della montagna va salvaguardato, a cominciare dal lavoro degli stagionali. Se Roma non concederà l’apertura degli impianti della neve, richiediamo almeno un equo indennizzo e un accordo tra i Paesi dell’arco alpino per evitare la beffa di una concorrenza sleale e pericolosa».

In tema di ristori, si apprende invece che il Governo «sta lavorando ad un fondo ad hoc da 250 milioni riservato» è il caso del Veneto «alle attività chiuse da ordinanze regionali». E le lezioni in classe? «Penso sia azzardato aprire la scuola il 9 dicembre e richiuderla poco dopo per le festività. Vale la pena di rischiare per una decina di giorni? Concentriamoci invece su un riavvio più solida post l’Epifania. Io sono favorevole al ritorno in aula ma l’obiettivo non deve diventare un puntiglio politico».

Resta la spina del trasporto di bambini e ragazzi: d’intesa con il provveditore Carmela Palumbo, si studia l’ingresso differenziato negli istituti per evitare sovraffollamenti. Oggi, infine, il ministero aggiornerà la mappa “cromatica” delle regioni: «I nostri indicatori riguardanti Rt, rianimazioni e profilassi sono sotto controllo, comunque aspettiamo il verdetto», conclude il governatore. Aspettiamolo. —


 

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