Dalla sicurezza dei vaccini alla fine della pandemia di Covid, tutte le risposte del virologo Giorgio Palù

Il presidente dell'Agenzia italiana del farmaco Giorgio Palù illustra la campagna di vaccinazione anti covid, dal tipo di vaccini presenti sul mercato alla sicurezza dei farmaci. Poi il punto sulla situazione epidemiologica attuale e sulla fine della pandemia

VENEZIA. I vaccini? "Sono sicuri". La fine della pandemia? "Non posso prevedere il futuro, ma tra marzo e aprile la situazione sarà nettamente migliorata". Le scuole? "Chiuderle è stato prudente".

Giorgio Palù, attuale presidente dell'Aifa, ex docente di Virologia all'Università di Padova, ex presidente di Medicina, ospite della consueta conferenza di Luca Zaia a Marghera, fa il punto della situazione Covid.

E parte dal fronte più tragico della pandemia, i morti di Coronavirus.

La mortalità da Covid sulla popolazione generale rispetto a tutte le cause di morte  si attesta attorno allo 0,05 per cento, il 40 per cento invece muore di tumore, volendo fare un raffronti.
 
Per quanto riguarda la letalità della malattia invece (morti sul numero di infetti accertati), studi di sieroprevalenza hanno dimostrato che la mortalità si aggira tra lo 0,25 allo 0,50 per cento.
 
I morti in Veneto sono molti, ma in generale la nostra regione ha avuto un tributo di decessi inferiore alla Lombardia. "La Lombardia è un'area metropolitana, il Veneto ha alcune caratteristiche di metropoli diffusa. Per fare un esempio, non ci sono le metropolitane. Poi nella nostra regione la sanità territoriale è stata mantenuta e rafforzata. E infine il diverso atteggiamento sanitario nella prima ondata ha fatto la differenza. In Lombardia hanno ricoverato tutti, ma il personale sanitario non aveva i dispositivi di protezione adeguati. Da cosa dipende la mortalità da Covid: l'età media deceduti è di 81 anni, ricordiamo che il morbo sta colpendo i più gracili". 
 
La speranza nel vaccino Astrazeneca a fine gennaio
 
«Credo che il 29 gennaio Ema potrà approvare il vaccino AstraZeneca, anche se ha un'efficacia inferiore rispetto agli altri».«Lo penso - ha aggiunto - perché bene o male la sua capacità può venire incontro alle esigenze della sanità pubblica. Costa poco, non ha bisogno della catena del freddo, e anche perché gli inglesi stanno facendo da cavia».
 
Palù ha ricordato che «l'Fda ha chiesto un implemento di indagini perché AstraZeneca aveva fatto errori nella sperimentazione e nel controllo. In una certa coorte significativa di pazienti si erano accorti per errore che la prima dose dimezzata associata alla seconda produceva un effetto significativamente superiore, dal 60-65% al 90%, inspiegabile. Dopo si è visto che la popolazione di studio non era omogenea, i tempi erano diversi»
 
Un anno per vaccinare il 65 per cento della popolazione
 
«Credo che ci potrebbe volere un anno per vaccinare il 60-65% della popolazione, organizzandoci potremmo arrivare a 150 mila vaccinazioni al giorno». «C'è l'accordo con i farmacisti - ha proseguito - ma soprattutto i medici di medicina generale dovrebbero intervenire, e se necessario gli specializzandi. I farmacisti sono importanti soprattutto per la diagnosi. Il vero problema è l'approvvigionamento, l'altro le forniture, e il ministero è arrivato a 220 milioni di dosi. AstraZeneca può cambiare le cose. Se arrivano le dosi siamo in grado di organizzarci»
 
Perché gli inglesi hanno approvato prima il vaccino?
 
Palù ne fa una questione di cultura, prima di tutto: "Gli inglesi sono più pragmatici di noi. Un vaccino al 65/70 per cento (come quello per l’influenza per intederci) ce lo abbiamo e quindi lo facciamo, hanno pensato. E hanno dato il via alla somministrazione delle dosi. Questo per noi è un'ottima cosa, prima di tutto perché sfrutteremo la loro esperienza e ne trarremo vantaggio".  
 
Vaccini e mutazioni: devono spaventare?
 
Ricordiamo che le varianti sono un logico evento di qualsiasi virus: più replica e più muta. Covid 19 muta meno degli altri, ma muta. Rispetto a Whuan ci sono almeno trenta lignaggi virali che sono stati sequenziati e depositati. Non sono più virulenti o letali, ma almeno per la variante inglese, risultano più contagiose. Tuttavia c'è una buona notizia, i vaccini sembrano aver effetto anche sulle mutazioni. C'è qualche dubbio solo sulla variante sudafricana. Tuttavia ricordiamo che il nuovo modo di produrre vaccini a Rna messaggero ci permette di ipotizzare la realizzazione di un siero che risponda anche a questa mutazione in due settimane, qualora ce ne fosse la necessità. Ma ricordiamo che, ritornando all'esperienza inglese, i vaccinati non si sono ammalati con la variante inglese"
 
Le differenze tra il vaccino Astrazeneca e Pfizer e Moderna
 
I vaccini di Pfizer e Moderna si basano entrambi sulla tecnologia a Rna messaggero: in laboratorio è stata prodotta una molecola informativa emivita molto breve. Viene iniettata, porta le informazioni dove deve per creare risposta anticorpale e poi si degrada nell'arco di un tempo brevissimo.
 
Il vaccino Astrazeneca invece si basa su una tecnologia differente, già sperimentata sul vaccino per Ebola. E soprattutto è già stata utilizzata sull'uomo.  In particolare, si tratta di un vaccino a vettore virale che utilizza una versione modificata dell’adenovirus dello scimpanzé, non più in grado di replicarsi, come vettore per fornire le istruzioni per sintetizzare la proteina spike di SARS-CoV-2.
 
Una volta prodotta, la proteina può stimolare una risposta immunitaria specifica, sia anticorpale che cellulare. La tecnologia è la stessa alla base del primo vaccino approvato per Ebola alla fine del 2019, l’unico basato su un vettore virale ad oggi disponibile
 
Qual è il miglior vaccino?
 
Palù è lapidario. "In questo momento è l'urgenza che ci dice quale vaccino usare: quello che abbiamo a disposizione. Si tratta di prodotti sicuri ed efficaci. E ne arriveranno altri"
 
Vaccinare i guariti, i positivi che non sanno di esserlo
 
"Credo che chi è guarito non dovrebbe essere vaccinato prima degli altri, ma in un momento successivo. Per quanto riguarda invece la positività al Covid dico che, come per ogni vaccinazione, se c'è la febbre bisognerebbe rinviare la vaccinazione. Ma questo vale per ogni tipo di vaccino, non solo per quelli anti Covid"
 
Le cure: gli anticorpi monoclonali
 
 «Anche l'Italia partirà con un progetto ricerca sugli anticorpi monoclonali, su Eli Lilly e Regeneron, quelli con cui è stato curato Trump». «Ieri sera - ha aggiunto - il cda Aifa ha approvato la ricerca. Sono terapia, non sono prevenzione. Essendo antivirali vanno dati entro le prime ore dall'esordio dei sintomi, altrimenti non sono efficaci. Possono essere una risorsa per curare i pazienti a casa»
 
Fine pandemia
 
«Non si ricorda nella storia una pandemia che duri più di due anni. Non che i virus siano spariti, ma continuano a circolare un pò meno. Credo che questo dovrebbe esserre il destino di un virus come questo».  «Il problema di questa pandemia - è che ci sta bloccando, ed è chiaro che dobbiamo mettere in atto tutto, adesso e subito. Fare un lockdown finché finisce la pandemia non possiamo permettercelo. Nessuno può sapere quando finirà, ma credo che andrà molto meglio a partire da marzo aprile».
 
Chiusura delle scuole
 
«La riapertura della scuola non vuol dire esporre gli studenti a rischio, ma mettere in giro 15-20 milioni di persone pre e post scuola. Si smette un lockdown, in pratica». «Ci sono cinque lavori, uno anche mio - ha proseguito - da cui emerge che l'apertura della scuola dal 14 settembre ha coinciso al primo ottobre con un aumento esponenziale dei casi. Bisognerà fare studi più apprfonditi sulle coorti di età, ma un approccio cautelativo e di prudenza impone la chiusura»
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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