A scuola con i certificati vaccinali falsi: cinque genitori preferiscono il processo nel Bellunese

No vax convinti, qualcuno ha attestato il falso e ora non vogliono pagare 1.125 euro di sanzione

BELLUNO. Qualcuno era un “no vax” ma poi ci ha ripensato e ha vaccinato il pargolo, qualcun altro ha firmato l’autocertificazione dicendo effettivamente la verità, qualcun altro ha subito l’accertamento e dalle carte non è risultata la vaccinazione.

In cinque, tanti i casi di genitori finiti sotto le forche caudine della giustizia, si sono visti recapitare un decreto penale di condanna di 15 giorni di reclusione, trasformati in 1125 euro di sanzione. Multa opposta: giovedì  erano tutti davanti al giudice Gianmarco Giua a dover rispondere di falsità ideologica commessa da un privato in atto pubblico.

Un po’ come oggi con le autocertificazioni per muoversi nei lockdown: se la verifica prova che non si è andati a fare la spesa, ci si ritrova nei guai per il falso. L’indagine sulle certificazioni dei genitori, come si ricorderà, è quella portata avanti dal procuratore Paolo Luca negli anni 2017 e successivi, quando fu messa in atto la protesta no vax che coinvolse l’iscrizione dei bambini negli asili e nelle scuole elementari perché frequentassero scuola.

Le autocertificazioni che i genitori dovettero compilare per attestare che i figli avevano eseguito le vaccinazioni, furono passate al setaccio: e in molti si sono ritrovati nel bel mezzo di una inchiesta. In quasi tutti i casi in cui la magistratura ha rilevato una violazione, la posizione del genitore si è conclusa con un decreto penale di condanna che ha comminato 1125 euro di sanzione.

Ma in molti però non hanno gradito, magari perché nell’autocertificazione avevano detto le cose come stavano. Si sono rivolti a un avvocato e hanno opposto il decreto, affrontando un processo vero. È il caso di una mamma di 38 anni che dovette iscrivere il suo bimbo all’asilo. No vax convinta: davanti al diniego delle autorità scolastiche all’accettazione del bimbo non vaccinato, la mamma ha iniziato le procedure.

«Nella domanda di iscrizione aveva proprio scritto che il figlio non era vaccinato e che entro l’inizio dell’anno scolastico l’avrebbe fatto vaccinare...» spiega l’avvocato Liuba D’Agostini «non ho capito perché è finita dentro l’indagine».

Processo il 4 febbraio. Stessa sorte per una mamma straniera: stessa accusa, stessa sanzione. «Al fine di consentire il figlio minore di frequentare la scuola elementare, attestava che aveva fatto le vaccinazioni», dice l’accusa. Effettivamente il bimbo era stato vaccinato per alcune malattie, poi la mamma era tornata nel paese di origine e lì aveva proseguito con gli obblighi sanitari, fino a quando è tornata in provincia e s’è trovata a iscrivere il piccolo.

«Vaccini tuo figlio a tre anni, stai poi all’estero 4 o 5 anni, lo vaccini lì e quando torni ti chiediamo se tuo figlio è a posto con le vaccinazioni» ironizza l’avvocato Giorgio Azzalini che segue il caso. «Dirai che avrà fatto le vaccinazioni che ti avranno detto di fare nel tuo paese. Fai una autocertificazione ma qui, quando hanno redatto la scheda, hanno trovato le vaccinazioni italiane e poi più nulla».

Un terzo processo per una terza mamma di 46 anni assistita dall’avvocato Patelmo: figlio vaccinato in autocertificazione ma la procura accusa che non è così. «Il permessso vaccinale dura due anni e non si erano tutte concretizzate» spiega il difensore «Quelle che andavano fatte però c’erano». Nel calderone, anche un papà che non ne vuole sapere di pagare 1125 euro. —

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