Fare causa a Pfizer, perché l'inganno c'è ed è pesante

La riflessione dello scrittore Ferdinando Camon: ". La Regione Veneto non è un’entità che si lascia ingannare così facilmente, e l’inganno stavolta è pesante: c’è di mezzo la salute dei cittadini, il rischio che s’ammalino di una malattia dolorosa e mortale, e che si crei un focolaio di contagi nell’area che si vanta di essere la più virtuosa della nazione. Un processo si può tentare, le ragioni ci sono"

VENEZIA. Nel Veneto gli anziani sono pronti per vaccinarsi, ma non possono, perché mancano i vaccini. I vaccini tanto promessi e sbandierati, garantiti fino a ieri dalla ditta produttrice Pfizer, americana, arriva il momento di usarli e non ci sono. Cos’è successo?
 
Zaia minaccia un processo alla Pfizer, e ha ragione. Se ha le palle, un processo lo deve fare. La Regione Veneto non è un’entità che si lascia ingannare così facilmente, e l’inganno stavolta è pesante: c’è di mezzo la salute dei cittadini, il rischio che s’ammalino di una malattia dolorosa e mortale, e che si crei un focolaio di contagi nell’area che si vanta di essere la più virtuosa della nazione. Un processo si può tentare, le ragioni ci sono.
 
Anche il ministro Boccia è di questo parere. Ma non è detto che il processo poi lo si vinca. Un po’ perché i tribunali sono ballerini, e un po’ perché l’inadempienza della ditta fornitrice andrebbe calcolata per contratto dopo un trimestre dall’inizio fornitura, e non dopo qualche settimana. Il contratto d’acquisto dei vaccini noi dell’informazione non abbiamo potuto leggerlo, perché è secretato.
 
Ma qui non si tratta di vincere un processo. Si tratta di vaccinare la popolazione e fermare l’epidemia. È certo che quando ha preso questo accordo la ditta fornitrice i vaccini li aveva. E allora, perché non li ha più? Dove son finiti? A chi li ha dati?
 
Mentre da noi in Italia escono questi allarmi rabbiosi ma impotenti, “I vaccini non ci sono”, “Le forniture che arrivano sono il 29 % in meno di quelle concordate”, “La vaccinazione degli over 80, che doveva cominciare a fine gennaio, deve slittare a fine marzo”, altrove, in America, escono grida di trionfo: comincia la nuova presidenza Biden, “nei primi cento giorni faremo cento milioni di vaccini”, “la salute degli americani viene prima di tutto”.
 
Biden si butta sulle vaccinazioni per rimarcare una differenza da Trump: Trump non dava importanza al Covid, non solo lo trascurava ma addirittura lo sfidava, e andava ai comizi senza la mascherina, o se l’aveva indosso se la strappava davanti al pubblico.
 
Le conseguenze si vedono: gli Stati Uniti hanno un’altissima percentuale di contagiati, e ci sono città, come Los Angeles, dove la gente non esce di casa da mesi.
 
La Pfizer è una ditta americana, ed è umano che senta il richiamo della patria. L’accordo con la Pfizer non l’ha firmato Biden, l’aveva già firmato Trump, e aveva inserito una clausola che dava la precedenza agli americani. Ora quella clausola scatta.
 
Però la Pfizer è un’azienda mondiale, e come tale si regge sugli accordi col mondo e sull’esportazione dappertutto. Se la Pfizer adesso concede e rilascia agli americani i milioni di vaccini che per contratto dovevano arrivare all’Italia, non infligge un vulnus all’Italia ma all’Europa, perché è l’Europa che ha trattato per noi. Zaia e Boccia fanno bene a protestare e denunciare, ma con loro ci dovrebbero essere i leader europei.
 
Perché questa è una battaglia che non possiamo perdere. Abbiamo fatto un contratto e informato la popolazione. Vogliamo vaccinarci. E ne abbiamo il diritto.                                         
 

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