Due metri fra i tavoli, ristoratori veneti imbufaliti. Alajmo: "Farei 8 coperti al bistrot Quadrino, meglio chiudere"

Raffaele Alajmo seduto al Quadri di Venezia

Contestate le linee guida nella bozza per la riapertura dei locali.  La Confesercenti: "La distanza obbligatoria sarebbe una restrizione inapplicabile per decine di migliaia di ristoranti, circa il 60 per cento dei locali non ha uno spazio esterno. Sarebbe una chiusura obbligata"

VENEZIA. Due metri di distanza fra i tavoli, scatta la polemica in Veneto. Molti ristoratori non vogliono accettare questa disposizione che figura tra le linee guida per la riapertura. I ristoratori sono compatti: a queste condizioni sarebbe una ripartenza zoppa.

La pensa così anche Raffaele Alajmo. "Se passa questa misura mi tocca tenere chiuso il Quadri, solo per parlare di Venezia. Prima della pandemia il Quadrino Bistrot poteva contare su 36 coperti. Con le restrizioni siamo passati, quando è stato possibile aprire a 16. Con i due metri di distanza sarebbero 8. Che senso ha? A Venezia poi c'è una legge comunale e pure regionale che vieta la ristorazione in piazza San Marco. Se sarà così ci toccherà tenere chiuso il Quadri".

Una dura critica al provvedimento arriva anche dalla Confesercenti. «Bene ridiscutere, finalmente, di riaperture, ma non si comprende come, rispetto ai protocolli di sicurezza finora applicati, le nuove regole si traducano di fatto in una nuova stretta». Così il presidente di Fiepet Confesercenti, Giancarlo Bianchieri, commenta le linee guida diffuse nelle bozze per la riapertura delle attività che le Regioni sottoporranno a Governo e Cts.

«La la distanza obbligatoria di due metri tra i tavoli ipotizzati sarebbe una restrizione inapplicabile per decine di migliaia di ristoranti, circa il 60% dei locali non ha uno spazio esterno - spiega - e praticamente per tutti i bar. E anche dove fosse fisicamente possibile implementare la misura, si ridurrebbe drasticamente la capacità di lavoro dei locali al chiuso, obbligandone migliaia alla chiusura definitiva».

«Dopo quattordici mesi di restrizioni - insiste Bianchieri - le nuove norme metterebbero definitivamente a rischio il settore, che dà lavoro a migliaia di imprese e milioni di dipendenti. Le imprese sono stremate, serve buon senso ed un serio confronto sulle riaperture con i rappresentanti delle associazioni di categoria, diversamente sarà un’ecatombe per moltissime attività».

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