Pandemia, aumento dei Tso in Veneto. L'esperta: "Dilagante disagio per la solitudine"

L'intervento dei carabinieri a Solesino e Angela Favaro, primario di Psichiatria all’Azienda Ospedaliera

Solesino, blitz dei carabinieri: un figlio impediva di far visitare la madre. «Per i pazienti psichiatrici il contatto sociale è necessario. L'assistenza territoriale si sta però impoverendo per la mancanza di specialisti. Si sta cercando di porre rimedio a questa carenza regionale" 

PADOVA. Cinque Tso in poco più di una settimana nel Padovano. E' anche l'effetto pandemia che obbliga molti al cambio delle abitudini. L’ultimo è accaduto a Solesino, dove il figlio ha impedito ai sanitari di accertare che la madre stesse bene. Lui ha 61 anni e la mamma 87. Per sbloccare la situazione sono dovuti intervenire in forze i gruppi speciali dei carabinieri.

Pochi giorni fa a a Loreggia, dove le forze dell’ordine hanno forzato la porta di un appartamento e fatto irruzione. Il paziente, un 45enne, era nella sua camera e ha ricevuto le prime cure sul posto. Più complicato l’intervento del 7 aprile a Santa Giustina in Colle: il 61enne aveva rifiutato il trattamento, barricandosi in casa dopo aver accolto polizia locale e pompieri con il forcone, infilzando un agente sul corsetto protettivo.

Per 30 ore la villetta dell’uomo è stata tenuta sotto osservazione, l’intera area isolata, le strade bloccate. Poi l’irruzione da parte delle forze speciali, che hanno risolto positivamente il caso. Pochi giorni prima il Tso aveva interessato un 30enne di Villa del Conte che si era allontanato dall’ospedale di Camposampiero rifugiandosi dalla fidanzata a Massanzago. Anche qui era intervenuta la polizia. Il giorno prima un altro paziente dell’ospedale di Camposampiero, un 35enne di Curtarolo, era tornato a casa. La Polizia locale lo ha convinto a ritornare in ospedale  

L'esperta: "Per i pazienti psichiatrici contatto sociale necessario"

«Il ricorso al Tso è fatto come soluzione estrema, sempre a tutela e beneficio del paziente». A parlare è la dottoressa Angela Favaro, primario all’Azienda Ospedaliera del reparto di Clinica Psichiatrica, nonché docente ordinario di Psichiatria all’Università di Padova. «Il Veneto», premette, «negli ultimi anni è stata la Regione con la percentuale più bassa di Tso. È la conseguenza di un modello di organizzazione dell’assistenza psichiatrica territoriale il cui lavoro principale è quello dedicato alla prevenzione delle urgenze".

"Un’assistenza che negli ultimi anni si sta però impoverendo per la mancanza di specialisti. Si sta cercando di porre rimedio a questa carenza a livello di politiche regionali e anche aumentando i posti nella scuola di specializzazione universitaria».

La scelta di attuare un Tso non è mai semplice. «La richiesta del medico», spiega, «avviene quando c’è una necessità non attuabile in un altro modo. Può accadere che il paziente, per un’alterazione del pensiero legato alla propria patologia, rifiuti la terapia con un conseguente aggravarsi dello scompenso psicofisico. Il ricorso al Tso è però il più possibile limitato perché prioritario è sempre mantenere una stabilità della sua situazione e consolidare il rapporto di fiducia che instaura con il proprio medico".

"Atteggiamenti aggressivi"

"È necessario quando però subentrano pericoli reali che possono portare il paziente ad atteggiamenti violenti nei propri confronti e aggressivi nei confronti di altre persone. Bisogna ricordare che la proposta del medico deve essere sempre convalidata da un secondo professionista prima di essere presentata al sindaco, che è garante per i beni del paziente nei confronti di possibili soprusi, e al giudice tutelare, che controlla la correttezza della procedura e a sua volta deve richiedere un’ulteriore relazione al medico responsabile del reparto dove il soggetto viene ricoverato».

Anche la realtà psichiatrica, che vive di equilibri sottilissimi, sta subendo inevitabilmente i riflessi di una pandemia da Covid-19 che si protrae da oltre un anno. «Non ci sono ancora numeri certi ma la percezione più che fondata», aggiunge, «è che il disagio dovuto alla pandemia sia pesante e dilagante, specie per categorie fragili e vulnerabili come lo sono i pazienti psichiatrici. Il contatto sociale in senso lato per loro è fondamentale e il venirne meno sta incidendo molto. Invece da mesi devono fare i conti non solo con i centri diurni che sono chiusi, ma anche con l’impossibilità di tutta una serie di contatti legati ai piccoli gesti e abitudini della quotidianità. C’è poi tutto il mondo dei giovani in età adolescenziale le cui dinamiche dovranno essere quantificate".

"Di sicuro i segnali e ricoveri dovuti a disagi sono aumentati, per esempio quelli dovuti all’anoressia nervosa. Sono numeri difficili da inquadrare perché estremamente fluttuanti e correlati all’andamento della pandemia stessa». 

Il Tso di Solesino

«Varda, ghe xè anca i pompieri». Lei, 87 anni, forse neanche sapeva che da almeno tre ore, fuori di casa, carabinieri e forze speciali cercavano vanamente di parlare con suo figlio. Allo stesso modo la signora L. difficilmente ha capito che quelle persone in divisa erano entrate in casa dopo aver abbattuto una porta, mitra e scudi in mano e caschi in testa.

«Varda, ghe xè anca i pompieri», è la naturale ed ingenua esclamazione di fronte alle divise dei vigili del fuoco. Un finale fortunatamente senza clamori, e tanto più senza terrore, che ha chiuso l’ennesima giornata burrascosa culminata con un Tso, un trattamento sanitario obbligatorio.

Lo scorso 7 aprile era toccato a un altro 61enne a Santa Giustina in Colle: dopo trenta ore di “resistenza” era scattato il blitz delle forze speciali. nessuna comunicazione Sono le 15 di martedì e in via IV Novembre, a casa di L.P. e L.P., figlio e mamma di 61 e 87 anni, arrivano i primi carabinieri della Compagnia di Este comandata da Anna Rosa D’Antuono. In mano, i militari hanno un decreto di perquisizione della Procura di Rovigo.

A chiamare i carabinieri sono gli assistenti sociali del Comune di Solesino. Ormai da qualche tempo, infatti, il 61enne padrone di casa impedisce a sanitari e operatori di entrare in casa: fa capire che alla madre ci pensa lui, che la donna non ha bisogno di cure e che tanto meno serve il parere di qualcuno. L’anziana, che vive sola con il figlio, necessita di cure mediche a domicilio, ma entrare in casa è impossibile. È soprattutto impossibile sincerarsi delle condizioni della residente: si teme per la sua incolumità.

Vengono avvisati i carabinieri della stazione locale, quindi il Comando provinciale e poi la Procura. arrivano le forze speciali Il vero problema è la totale assenza di dialogo con il 61enne. «Dai, apri, non c’è motivo di rimanere chiuso in casa», ripete a più riprese il negoziatore dell’Arma. L’unica risposta è la tenda di una finestra che si scosta di tanto in tanto, giusto per osservare chi c’è in cortile. Nel frattempo in via IV Novembre arrivano anche dieci uomini dell’Api, l’aliquota di pronto intervento dell’Arma.

La caldaia dell’abitazione si accende: per precauzione, viene interrotta l’alimentazione di gas all’edificio. Viene inoltre chiusa la strada che passa davanti a casa. l’irruzione Passano le ore e l’uomo non risponde. Gli uomini dell’Api si sistemano nel perimetro dell’abitazione, sistemando anche una scala per raggiungere il primo piano in cui si trovano madre e figlio. Il blitz scatta poco dopo le 18: la porta dello studio al piano terra viene abbattuta, mentre altri uomini approfittano di una finestra lasciata aperta al piano superiore.

L.P. viene sorpreso in un’altra stanza rispetto alla madre: non è armato - nonostante le fandonie circolate per tutto il pomeriggio a mezzo social - e non oppone resistenza ai militari e ai vigili del fuoco piombati in casa. «Questa è casa mia e nessuno vi ha chiamato», questa frase più volte ripetuta è l’unica forma di contrasto alle forze dell’ordine. tso e ricovero Oltre a valutare la sicurezza dell’abitazione, il primo pensiero è quello di confermare lo stato di salute della donna.

Che, allettata, viene trovata in buone condizioni. L’anziana non si è accorta del botto che ha abbattuto la porta di casa. Sorpresa dalla presenza di così tante divise in casa, la donna prima chiede dove sia il figlio e poi si lascia accompagnare in ospedale ad Abano per gli opportuni accertamenti sanitari. In tarda serata si compie inoltre il Tso nei confronti del figlio 61enne: l’uomo sarà ricoverato nel reparto di Psichiatria di Schiavonia. L’abitazione si svuota prima della mezzanotte, la strada viene riaperta e i cellulari smettono di alimentare la curiosità dei presenti.

Fortunatamente quanto raccontato tra Whatsapp e Facebook resterà solo la morbosa quanto fantasiosa ricostruzione di una giornata certamente fuori dal normale per il paese.

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