«In Veneto la dad continuerà in molte scuole. Ma tornino in classe almeno le quinte»

Il nodo dei trasporti è irrisolvibile per la dirigente scolastica regionale Palumbo: «Ogni istituto deve poter scegliere al meglio in autonomia»

L’intervista

Non 100%, ma nemmeno 60%. Il punto di incontro tra governo e Regioni è stato raggiunto sul 70% della presenza nelle aule scolastiche, in zona gialla. Niente prepensionamento per la didattica a distanza, dunque. Da lunedì, le superiori non torneranno ad accogliere tutti gli studenti, come chiesto dal presidente Draghi, costretto a piegarsi di fronte al muro eretto dalle Regioni. Il nodo principale consiste nei trasporti, insufficienti. Ma un’altra questione ha a che fare con le aule, spesso non abbastanza spaziose per garantire le distanze di sicurezza richieste. Nel dibattito si inserisce Carmela Palumbo, direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, che concorda con Zaia nel valutare come estremamente complesso il ritorno in aula al 100%, alle condizioni attuali.


Dottoressa Palumbo, secondo lei è immaginabile il ritorno in aula degli studenti veneti, al 100%, da lunedì?

«Alle condizioni attuali, è molto difficile. O si rimuove il limite del 50% di capienza dei mezzi o, almeno in certi territori, si tiene la presenza in aula al di sotto del 100%. Del resto, i numeri sono numeri e l’assessora De Berti ha fatto bene i conti quando ha detto che ci mancano circa mille autobus. Così come ci mancano gli autisti, che devono essere formati. E poi c’è il problema della viabilità nelle città – penso a Padova, Mestre e Verona – e in alcuni distretti, come quello di Dolo, nel Veneziano».

Si potrebbero adottare soluzioni differenziate?

«Mi auguro proprio che nel decreto trovino spazio flessibilità e autonomia. Ci sono luoghi in cui possiamo spingerci fino al 100% della presenza e altri in cui non è possibile. Le situazioni sono molto diverse da provincia a provincia».

Ci sono soluzioni da privilegiare?

«Garantire la presenza al 100% dei ragazzi di quinta. Tra poco più di un mese affronteranno la maturità, lasceranno le scuole e non ritroveranno i loro compagni, l’anno prossimo. Consentire a questi studenti di tornare avrebbe un valore importante. Per il Veneto, significherebbe riportare in aula circa 19.300 ragazzi in più. È uno sforzo che possiamo sostenere anche con l’attuale rete dei trasporti».

Per portare in aula anche gli altri ragazzi, servirebbe invece un nuovo piano. Si può fare?

«Non in mezza settimana. Non è pensabile riorganizzare orari scolastici e rete dei trasporti in tre giorni, per 40 giorni di scuola».

Gli orari scaglionati possono essere una soluzione?

«Lo sono a Verona, dove i ragazzi entrano in aula alle 8 o alle 9.30. Lì, per organizzare tutto, abbiamo dovuto dialogare con i presidi per più di una settimana. È stato fatto un lavoro quasi sartoriale, impossibile da replicare per tutta la regione in tre giorni».

E i doppi turni, mattutino e pomeridiano?

«Inattuabili».

Abbiamo parlato di quello che avviene fuori dalle scuole, ma all’interno?

«I protocolli sono stati messi a punto l’estate scorsa e consolidati sul campo. Non serve cambiare nulla».

In alcuni istituti mancano gli spazi…

«Nella quarantina di scuole che già avevano affrontato questo problema a settembre. Del resto, le aule sono le stesse. È chiaro che, se una classe di 25 ragazzi fa lezione in un’aula con una capienza di 20 persone, i cinque rimanenti dovranno rimanere a casa, a turno. Ma sono modelli codificati. Il problema è fuori. Alle condizioni attuali, il piano trasporti di regione e prefetture funziona. Non ha senso modificarlo per 40 giorni di lezioni».

Ci sono aree in cui i problemi sono più marcati?

«Verona, il distretto di Dolo – un’area in cui insistono tante scuole –, e il centro storico di Venezia, per le primarie. Se aggiungiamo altri mezzi per garantire la sicurezza, creiamo disagi alla viabilità; ma, se estendiamo la presenza a tutti i ragazzi, creiamo assembramenti». —

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