Palù (Aifa): «L’attività umana sull’ecosistema sarà all’origine di nuove pandemie»

Il virologo veneto traccia gli scenari futuri e ne spiega le cause: "A pesare sono tanti fattori: gli allevamenti intensivi di animali in stretta prossimità, ognuno con i suoi virus; l’uso di antibiotici per scopi alimentari e poi la deforestazione, i cambiamenti climatici, la desertificazione, la globalizzazione di piante, merci, animali»

PADOVA. «Mi compiaccio che il premier abbia questa sensibilità, che sicuramente gli deriva da un corretto approfondimento scientifico». Lo ha detto Giorgio Palù, già professore di Microbiologia e Virologia all’Università di Padova e presidente della Società Europea di Virologia, oltre che presidente dell’Aifa, commentando le parole di Mario Draghi nel videomessaggio in vista del Global Health Summit del 21 maggio a Roma, secondo il quale «l’attuale pandemia ci impone di essere meglio preparati per il futuro» e «il nostro lavoro deve iniziare ora, poiché non sappiamo per quanto tempo durerà questa pandemia o quando ci colpirà la prossima».

Spiegando come nasce una pandemia, Palù ha puntato il dito contro gli effetti dell’attività umana sull’ecosistema. «All’origine di ogni nuova pandemia c’è la violazione da parte degli esseri umani dell’ambiente, la distruzione di nicchie ecologiche che erano originariamente abitate da animali selvatici. A pesare sono tanti fattori: gli allevamenti intensivi di animali in stretta prossimità, ognuno di essi con i suoi virus; l’uso diffuso di antibiotici per scopi alimentari e poi la deforestazione, i cambiamenti climatici, la desertificazione, la globalizzazione di piante, merci, animali».


«Le epidemie non sono provocate solo dai virus, gli elementi in grado di replicarsi più diffusi nella biosfera, di cui conosciamo solo qualche migliaia in grado di infettare uomini e animali, ma anche dai batteri» ha aggiunto.

«Con le modificazioni climatiche ed il trasferimento da una parte all’altra del pianeta di alcuni vettori, come le zanzare o le zecche, anche le malattie che trasmettono si sono spostate dai Paesi di origine. Insomma, dobbiamo aspettarci sempre più virus zoonotici (trasmessi da animali), come nel caso di Hiv, influenzavirus, virus della Sars, Mers, Covid-19, virus Nipah, Hendra, Ebola, veicolati da primati, anatidi, varie specie murine, pipistrelli, così come due nuovi virus influenzali appena scoperti che arrivano anch’essi da questi mammiferi» specifica Palù.

Lo scienziato ha poi sottolineato il ruolo degli allevamenti intensivi: «Abbiamo anche a che fare con batteri molto resistenti per via dell’uso smodato di antibiotici negli allevamenti di pesci, pollame, bovini, suini che finiscono nell’organismo umano sviluppando antibiotico-resistenza».

La domanda che oggi dobbiamo porci quindi a questo punto – ha affermato – è come bisogna prepararsi ai futuri eventi pandemici. «È necessario attivare sistemi di sorveglianza, scovare virus e batteri prima che diventino pandemici, incentivare studi di virologia evoluzionistica, ben prima che virus zoonotici infettino gli esseri umani. I singoli Paesi e l’Ue dovrebbero organizzare Unità centrali di preparedness e responsiveness, in cui siano chiamati a lavorare virologi, immunologi, clinici, economisti, matematici, esperti di sanità pubblica proprio per sviluppare sistemi di allerta e adeguate misure preventive». —
 

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