Vaporetti, chiese, ospedali militari: campagna antiCovid? Famola strana

Coronavirus in Veneto: luoghi inediti per la maxi vaccinazione che sta chiamando a raccolta tutte le forze disponibili in campo per tornare al più presto alla normalità

VENEZIA. Campagna vaccinale antiCovid? Beh, che dire: "famola strana". Siringhe, dosi e i relativi somministratori escono dai luoghi tradizionali delle grandi chiamate all'immunizzazione, quale essa sia, per raggiungere quanta più gente possibile. Obiettivo: chiudere al più presto e sperare così in un ritorno alla normalità. Se e quale, si saprà.

Così, a fianco dei tradizionali ambulatori e ospedali, ecco aprirsi le porte a vaccinandi e vaccinatori di insolite location. Palazzetti chiusi  da mesi ai grandi eventi o addirittura fantasmi compiuti e mai decollati diventano improvvisamente attrezzatissimi hub.

Vaporetti sguarniti dal flusso dei soliti passeggeri - chiusi in casa in smart working - e di turisti spariti dai radar si trasformano per accogliere l'avanzata dell'imunizzazione di massa contro il Covid.

E poi ecco ospedali militari spalancare portoni all'esercito dei vaccinatori; chiese dimenticare per un giorno le tradizionali funzioni religiose per partecipare al nuovo grande rito collettivo contro il Coronavirus; centri culturali riempirsi per nuovi eventi di massa ma sempre ben distanziati.

Se vale il detto tutto purchè se ne parli,  mai come in queste settimane va rafforzato in: "in tutti i luoghi purchè si vaccini".

In vaporetto

Da lontano sembra uno dei soliti vaporetti, ma quando si avvicina all’approdo delle Zattere si nota subito una stanzetta bianca al posto dei sedili. Un gruppo di giovani sale a bordo con un carrello pieno di borse frigo. Dentro però non ci sono viveri o bevande da tenere al fresco, ma un centinaio di dosi di AstraZeneca e un flacone di Moderna, pronte per essere utilizzate.

È iniziato così in un'insolita Pasquetta da epoca Covid (era lo scorso 5 aprile) il viaggio dell’ambulatorio galleggiante, unico a Venezia e in Italia. Lo speciale battello, nato da un’idea dell’azienda sanitaria Serenissima in collaborazione con il Comune, ha raggiunto i tanti anziani over 80 di Sant’Erasmo e Vignole che si sono visti arrivare il centro vaccini in isola, precisamente alla fermata Chiesa.

Qui la Protezione Civile ha allestito due gazebi, uno informativo e di accoglienza e l’altro coperto con qualche sedia per l’attesa. La mattinata è stata lunga e si è dovuta unire la lista di chi è riuscito a prenotarsi sul portale della Regione Veneto e quella scritta a mano da don Mario Sgorlon e da Stefano Nardin del negozio di alimentari. «È stato un anno difficile, sono mancati gli affetti» hanno raccontate sedute Ada Zanella di 86 anni e Diana Bubacco di 83 di Sant’Erasmo «Ora speriamo che ci vaccinino perché non riuscivamo a prenotarci oppure ci mandavano in posti lontani».

È nata proprio per questo l’idea di un vaporetto in versione ambulatoriale che favorisse gli anziani che non sarebbero riusciti ad arrivare in terraferma. A bordo il dottore del Sisp Vittorio Selle, il direttore sanitario Giovanni Carretta e i giovani medici Giovanni Mazzon, Simone D’Agostino e Gian Paolo Abis, fuori il direttore generale Edgardo Contato e il cittadino di Sant’Erasmo Carlo Gagliazzo che con tanta pazienza hanno aiutato a mantenere la calma.

Eh sì perché l’urgenza di vaccinarsi era  così tanta che ben presto si scopre che non c'erano solo gli anziani di Sant’Erasmo e delle Vignole, ma anche quelli di Marghera, di Favaro Veneto e di Spinea che, con la prenotazione in mano, hanno atteso il turno. Com’è possibile? La causa sta nel fatto che il portale della Regione non ha il vincolo del luogo e chi è riuscito a prenotarsi lo ha fatto, anche a costo di andare dalla terraferma a Sant’Erasmo. Proprio per evitare questa situazione l’azienda aveva inviato una disdetta che in alcuni casi però non è arrivata. Il direttore generale è stato chiaro: «Prima i residenti». Ris A metà mattinata l'arivo di altre 200 dosi di AstraZeneca per vaccinare tutti i presenti, isolani e di terraferma.

II palaexpo "dimenticato"

Il padiglione fieristico di Marghera è un testimone di come l'emergenza Covid possa ridare nuova vita a fantasmi del tempo. Magari temporanea, ma intanto vita e anche di tutto rispetto data l'indicazione di farne il più importante hub vaccinale del Veneto.

 Con i suoi  diecimila metri quadri il PalExpo si trova accanto al parco scientifico e tecnologico di Vega, nell’ex zona industriale di Porto Marghera, e occupa una posizione chiave, all’inizio del Ponte di Libertà lungo l’asse stradale a Venezia.

È stato scelto dall’Usl 3 Serenissima come punto vaccinale più importante di tutto il territorio. È dotato anche di un parcheggio coperto per una superficie pari a 12 mila metri quadri. L’area si affaccia sul canale Brentelle e il padiglione può essere raggiunto anche dall’acqua. L’ingresso principale si trova accanto alla rotatoria che ordina il traffico tra via Pacinotti e via Ferraris. Il PalaExpo fu realizzato da Condotte – società oggi in amministrazione straordinaria – dopo aver acquistato il terreno, noto come Vega 2, per 20 milioni di euro nel 2012. Nel 2015 ospitò “Aquae Venezia”, la mostra dedicata all’acqua contemporaneamente all’Expo Milano 2015. L’edificio è stato chiuso dal 2018, quando si tenne l’assemblea per la fusione tra Confindustria Padova e Unindustria Treviso. Poi non è stato fatto più niente. Oggitorna comodo per i vaccini.

Doveva essere il là della riqualificazione di Porto Marghera, ma la musica si è inceppata dopo la prima nota. E ora il PalaExpo firmato da Michele De Lucchi, visibile anche a chi percorre via della Libertà in direzione di piazzale Roma, è diventato parte dello skyline dell’archeologia industriale, destinato a un rapido declino se non si interverrà in fretta per sistemarlo. Parcheggio interrato chiuso, erba alta, parte della recinzione sfondata, primi pezzi che si stanno staccando.

L’edificio - realizzato per ospitare una serie di eventi, dalle grandi assemblee, alle feste e ai concerti - è abbandonato da mesi. L’ultimo evento organizzato, se la memoria non fa difetto, risale al giugno 2018, quando al PalaExpo si tenne l’assemblea per la fusione tra Confindustria Padova e Unindustria Treviso.

Poi più niente. Il PalaExpo fu realizzato da Condotte - società oggi in amministrazione straordinaria - dopo aver acquistato il terreno, noto come Vega 2, per 20 milioni di euro nel 2012. Il debutto dell’edificio su subito un flop, perché il Padiglione Aquae, unico evento collaterale all’Expo di Milano 2015, si rivelò un flop dal punto di vista sia dell’offerta - piuttosto confusa - che dei visitatori. Non è andata meglio la gestione affidata a Expo Venice, società poi fallita.

La proprietà del padiglione è nelle mani della Finint, la società finanziaria di Enrico Marchi, che gestisce il Fondo Sgr Venice Waterfront, nel quale è confluito il padiglione, con tutti i vicini terreni. Spetta quindi a Finint decidere che fare del PalaExpo.

Il Fondo (dalla durata di 30 anni, scadrà nel 2042) nasce con l’obiettivo, come recita la sua presentazione, di «uno sviluppo immobiliare a prevalente destinazione commerciale, espositiva e direzionale in parte già realizzato. Nella prima fase di sviluppo si è infatti concretizzata la costruzione di un spazio espositivo per una superficie pari a ca. 10.000 mq, di un parcheggio coperto per una superficie pari a 12.000 mq e delle relative opere di urbanizzazione necessarie. Nella seconda fase è prevista la realizzazione di consistenze per un totale di ulteriori 46.000 mq. Il progetto prevede la costruzione di consistenze ad uso direzionale, commerciale e alberghiero». Uno sviluppo che, la crisi di Condotte, ha messo nel freezer. Anche se, cercando nuovi investitori, potrebbe essere arrivato il momento di tirarlo fuori dal freezer.

Intanto l'hub vaccinale. Poi? Si vedrà.

In chiesa con la benedizione del vescovo

E poi c'è la chiesa con tanto di benedizione del vescovo.  La parrocchia di San Paolo, nel quartiere di Sant’Osvaldo, a Padova, dalle 8. 30 alle 11 del 24 aprile  apre le porte alle vaccinazioni degli over 70. A chiedere la disponibilità, accordata dalla diocesi,  Daniela Toderini, medico di medicina generale della zona, che aveva necessità di un luogo dove vaccinare i propri pazienti.

Padova, la chiesa di San Paolo trasformata in un punto di vaccinazione anti Covid

Avendo la chiesa in questione uno spazio molto ampio e con caratteristiche che permettono la differenziazione degli accessi (entrata e uscita), il distanziamento delle persone (i posti riservati ai pazienti sono già segnati sui banchi della chiesa), l’adeguata aerazione degli ambienti, le è parso il luogo ottimale. Il parroco, don Paolo Rizzato, non ha esitato e ha chiesto e ricevuto l’autorizzazione del vescovo Claudio Cipolla.

Padova, parroco e medico spiegano: "Ecco perché le vaccinazioni in chiesa"

E così sabato 24 per alcune ore la chiesa sarà a disposizione della campagna vaccinale. Ad accedere saranno una settantina di persone, pazienti della dottoressa Toderini: la maggioranza della fascia 70-74 anni, che saranno vaccinati con AstraZeneca, e alcuni over ottantenni deambulanti che saranno vaccinati con Moderna. In campo una piccola équipe: tre medici, un’infermiera e un volontario della parrocchia, oltre al parroco don Paolo Rizzato.

«Abbiamo organizzato un sistema molto rapido e veloce. Sono miei pazienti e quindi ho già fatto l’anamnesi delle persone che sono state informate nel momento delle convocazione e invitate a vestirsi in modo da scoprire velocemente la spalla togliendosi solo il soprabito», sottolinea la dottoressa Toderini.

Tutti i banchi saranno igienizzati prima e dopo l’avvio delle vaccinazioni e dopo ogni gruppo. «Ho accolto subito volentieri la richiesta di utilizzare la chiesa per somministrare il vaccino alle persone del nostro quartiere. La parrocchia vive sempre vicino alle persone e ne condivide i desideri e le speranze. Penso che favorire la vaccinazione sia un modo bello e concreto di aiutarci a superare insieme le fatiche di questo tempo», ha aggiunto il parroco.

«Non ho avuto incertezze: il Vangelo ci parla di Gesù che serve la vita, che condivide le preoccupazioni della gente. Per questo richiamo evangelico anche noi, che desideriamo seguire la strada tracciata da Gesù, siamo contenti di poter andare incontro alle necessità che questo tempo di pandemia presenta come urgenti. Quello che possiamo fare per accelerare la somministrazione del vaccino siamo pronti a offrirlo», sono invece le parole del vescovo Cipolla.

L'ospedale militare

E quando il gioco si fa duro,  i duri iniziano a giocare. Così dal 22 aprile A Padova vaccini per tutti anche  all’ospedale militare di via San Giovanni da Verdara– Presidio Vaccinale della Difesa – che va a integrarsi con gli altri punti di somministrazione e sarà operativo (ad esclusione di domenica), dalle 8.30 alle 13.30.

La capacità vaccinale del nuovo centro è  di circa 500 persone al giorno ed è stato inserito, come gli altri già attivi, nel portale dell’Usl dedicato alle prenotazioni ampliando in questo modo la scelta dei punti dove recarsi per la somministrazione del siero.

Per i disabili è stato allestito un percorso dedicato dato che i vaccini saranno somministrati in modalità “drive in”: chi giungerà in auto non dovrà scendere dal mezzo ma seguire tutto l’iter, dall’anamnesi fino ai 15 minuti di osservazione post vaccinazione seduti all’interno del mezzo. il sopralluogo

Il complesso si sviluppa nell’area dell’antico Monastero benedettino, la cui fondazione risale al 1219 e che nel corso dei secoli ha cambiato più volte la destinazione da religiosa in
militare. Su input del generale Figliuolo e del ministro della Difesa Guerini si è deciso di allestire un polo vaccinale destinato a tutta la popolazione e che è gestito dai sanitari militari.

Per le vaccinazioni e le fasi di accoglienza, anamnesi e osservazione post inoculazione, sono utilizzati i porticati del chiostro grande che offrono l’indubbio vantaggio di essere all’aperto (ma protetti dalla pioggia) e di poter ospitare i gazebo necessari al vari step vaccinali.

Un centinaio di parcheggi nel vicino cortile del missionari comboniani. Nel 1873 il monastero venne soppresso e nel 1866 fu adattato a ospedale militare. Oggi svolge funzioni diverse in ambito sanitario, ma di assoluta importanza per l’esercito e le altre forze armate.

E chissà dove continuerà la fantasia vaccinale. Chissà  quali nuovi posti saranno individuati per battere il Covid, armati di siringa e relativi antidoti forniti da scienza  e ricerca. C'è chi ipotizza osterie e chi, magari per le quote più alte, suggerisce la funivia.