Zaia: la quarantena ai turisti stranieri affossa il Veneto. Draghi ci ripensi

Il governatore: «Tampone del green pass gratuito per tutti» Delusione per la proroga del coprifuoco: «Almeno alle 23... »

VENEZIA. Luca Zaia non si sottrae al gioco al rialzo che scandisce il varo del decreto-riaperture e, da campione acclamato della via dorotea al leghismo, alterna plauso e stoccate alle nuove misure. Prima la soddisfazione sul versante scuola-trasporti, con la retromarcia rispetto al ritorno in classe al 100%: «Il Governo ha dimostrato capacità di ascolto, i mille autobus in più che sarebbero serviti non ci sono. Non per ritardi della Regione, come insinua un’opposizione che mai ha amministrato in vita sua, ma perché indisponibili sul mercato. Io credo che il Veneto sia in grado di sostenere fino al 60% di didattica in presenza, comunque decideranno i tavoli prefettizi».

Poi, le criticità rappresentate da ristoranti e alberghi, piscine coperte e palestre, popolo della notte e spettacoli viaggianti: «Sono ore utili per aggiustare il tiro, il presidente Draghi è persona di buon senso, spero saprà ascoltare le nostre osservazioni L’impressione? C’è stato impegno ma si può fare di più. I rischi non vanno banalizzati perché il virus circola. Tuttavia, rispetto al maggio scorso, abbiamo in più le vaccinazioni, gli anticorpi monoclonali, i protocolli di cura e l’esperienza sul campo. Impossibile protrarre le restrizioni all’infinito, dobbiamo convivere con il Covid usando il buonsenso, perciò è difficile spiegare che una partita di calcio tra scapoli e ammogliati si può fare dal 26 mentre una palestra può aprire solo dal primo giugno; che i ristoranti possono aprire all’aperto in un periodo in cui fa ancora freddo; che ai turisti provenienti dall’estero viene riservata non una vacanza ma una penitenza».


Al riguardo, il governatore, pressato com’è da imprese e lavoratori del circuito dell’accoglienza, alza la voce: «La miniera veneta si chiama turismo, 72 milioni di presenze l’anno con il 68% di stranieri: impensabile imporre quarantene a chi arriva vaccinato, tanto varrebbe mandarli via. Il green pass? Se garantisce la circolazione tra regioni e richiede un test negativo, allora tutti hanno diritto ad effettuare il tampone, a spese dello Stato. Non possiamo scaricare sui cittadini il costo della loro libertà». E il coprifuoco alle 22 a dispetto della crociata di Matteo Salvini? «Elevarlo, almeno alle 23, o abolirlo del tutto, sarebbe stato un bel segno di disponibilità. Magari se uno sta cenando potrebbe avere come lasciapassare la ricevuta della pizzeria anziché essere cacciato con il boccone in gola».

Che altro? Un paio di graffi. A chi predica la restaurazione centralista: «Se la gestione della pandemia ha rappresentato un esame di autonomia, il Veneto l’ha superato. Le competenze, semmai, bisognerebbe toglierle ai governanti che ci hanno lasciati senza vaccini».

Alla legislazione che vieta contatti esterni agli anziani delle case di riposo: «Una vergogna, una tragedia, persone immunizzate e monitorate costantemente sono tenute in segregazione. Capisco il terrore degli amministratori dopo i tremendi focolai dello scorso anno, ma non si può continuare così». A proposito di vaccini: stamani la sanità disporrà, per la prima volta, di 200 mila dosi, con Pfizer puntuale nell’assicurare le 50 mila supplementari promesse mentre si attende lo sblocco delle 14 mila di J&J. «Secondo le nostre proiezioni, la fascia degli over 70 sarà vaccinata entro due settimane al massimo e prima dell’inizio dell’estate completeremo over 60 e, forse, cinquantenni».

Tant’è. Calato il sipario sul verbo zaiano si alza quello del teatrino politico. In consiglio regionale il Pd è indispettito dalla coltre di mistero che avvolge gli atti riguardanti le trattative d’acquisto dei vaccini sul mercato internazionale: «A due mesi di distanza la Regione ci comunica che non è possibile ricevere la documentazione sul dialogo con l’ex commissario Arcuri, Aifa e i fantomatici intermediari per comprare 27 milioni di dosi al di fuori dei contratti con l’Ue, perché coperta da segreto istruttorio», lamentano Anna Maria Bigon e Andrea Zanoni «al riguardo abbiamo chiesto copia del provvedimento dell’autorità giudiziaria. Speriamo di non attendere altri 65 giorni...» .

«C’è chi lavora giorno e notte per proteggere la salute della nostra comunità e chi, incurante dell’emergenza, sparge veleni. Il popolo veneto, ancora una volta, saprà giudicare», sbotta il leghista Luciano Sandonà al quale fanno eco i colleghi di partito Roberta Vianello e Gabriele Michieletto, lesti a chiedere chiarezza sul caso Oms, dove il direttore vicario Ranieri Guerra (ora indagato) avrebbe interferito nel report degli esperti “vietando” elogi alla linea Zaia e censurando le critiche al Governo Conte: «Il ministro Speranza intervenga per spiegare ai veneti cosa è davvero successo, Non possiamo accettare che il sacrificio del nostro personale sanitario venga cancellato con un colpo di gomma da qualche funzionario timoroso di dare fastidio a Roma». Pace e bene a tutti.


 

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