L’appello degli accademici veneti: «Vaccini e chiusure non sono sufficienti per vincere il Covid»

Un gruppo di accademici (tra cui Crisanti, Deriu e Ravagnan) chiede al governo di cambiare la strategia sulla pandemia. Ecco la strategia proposta dai docenti delle Università venete

PADOVA. Una strategia basata solo su «riduzione dei contatti sociali e vaccinazione di massa» non è più sufficiente. Per questo un gruppo di accademici che aderisce al think tank nazionale “Lettera 150” chiede un cambio di passo al governo proponendo dieci azioni per tornare alla normalità superando la pandemia. Accademici Tra i firmatari ci sono Andrea Crisanti (professore di Microbiologia dell’Università di Padova), Giovanni Deriu (già prorettore dell’Università di Padova e ordinario di Chirurgia vascolare) e Giampietro Ravagnan (ex professore di Microbiologia a Ca’Foscari).

Il presupposto di partenza – si legge nel documento – è che difficilmente in Italia si riuscirà a raggiungere l’immunità di gregge (l’80% della popolazione sopra i 12 anni con ciclo vaccinale completato) entro il prossimo autunno. Questo in un contesto, sostengono gli accademici, dove se non si blocca l’epidemia nel terzo mondo «il virus continuerà a circolare e a mutare diventando o più contagioso o più letale». La proposta Proseguire, quindi, per mesi «con la pratica del lockdown stop and go (ovvero con il sistema delle fasce di rischio, ndr) rischia di uccidere il Paese senza risolvere il problema».

E qui si innesta la proposta sottoscritta anche da Crisanti, Deriu e Ravagnan. Oltre alla vaccinazione di massa (che secondo gli accademici necessita comunque di una spinta maggiore) vanno introdotte altre misure relativamente al contenimento del contagio e dello sviluppo delle terapie (ricerca medica e organizzazione logistica). «I nuovi strumenti devono consentire il riavvio della maggior parte possibile delle attività economiche e sociali». Il dibattito tra “aperturisti” e “chiusuristi” pare, quindi, alle spalle: bisogna aprire e cambiare la strategia di contenimento del virus. Dieci punti Dieci le azioni individuate: dalla detraibilità delle mascherine Ffp2 (chiamate a sostituire nell’uso comune quelle chirurgiche) a una campagna di tracciamento di massa con test rapidi ( «i quali anche se meno attendibili consentano di raddoppiare il numero dei controlli») che coinvolga treni, aerei, scuole e università una volta la settimana.

Ma non solo. Viene sottolineata, ad esempio, l’importanza di procedere al monitoraggio delle acque reflue per individuare i quartieri maggiormente colpiti dal virus e, nel caso, procedere a chiusure selettive. Trasporti C’è poi un punto specifico sulla riduzione del rischio relativo ai trasporti: è il punto 3, in cui si consiglia di «requisire con indennizzo i pullman privati, oggi inutilizzati causa pandemia», da usare come scuolabus e «assumere a termine conducenti soprattutto Ncc (noleggio con conducente, ndr), oggi senza lavoro». Un’altra azione caldeggiate riguarda la “strategia della conoscenza”. «La richiesta formale di Lettera 150 sulla mancata pubblicazione dei dati pandemici è stata ignorata» si legge «una dettagliata conoscenza dei dati disaggregati è preziosa per identificare soluzioni più efficaci, anche utilizzando anche l’intelligenza artificiale».

Vaccini Oltre allo sviluppo della medicina territoriale e un maggiore utilizzo dei Covid hotel per le quarantene, il documento apre la riflessione anche sul tema vaccini. «L’Italia deve comprare 60 milioni di dosi Pfizer e Moderna, con consegna in autunno, efficaci contro le varianti che ci saranno per fare un richiamo a tutti e attrezzarsi a fare un milione di dosi al giorno» si legge. Allo stesso tempo, «approfittando del momento di affievolimento della fiducia dell’opinione pubblica europea nel vaccino Astrazeneca» l’invito è di «rastrellare sul mercato europeo le dosi non utilizzate» avviando inoltre trattative per accordi per «la sub licenza».

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