Tornano le cicogne in Veneto, magari a fare la pace con l’uomo

Ci vedono, vedono che ci siamo noi umani intorno, indaffarati e frenetici, ma han bisogno di giudicare che siamo amichevoli o almeno non-ostili, non gli facciamo del male, non le disturbiamo, non gli rubiamo i piccoli

L’altro giorno un tg ha mostrato una cicogna che planava al suo nido su un traliccio in provincia di Vicenza. Non è la prima volta che le cicogne si fan vedere da queste parti: l’anno scorso si son viste a Cartigliano, Vicenza, e due mesi fa a Sorgà, Verona. Si son viste anche a Camazzole di Carmignano, in provincia di Padova.

Dunque amano questo territorio. È un segnale molto bello. Dal modo in cui arrivano si direbbe che “scelgono” questa zona, dall’alto vedono un territorio molto ampio ma se puntano su un traliccio o un comignolo vuol dire che quello per loro è il punto dove metter su casa.

Metter su casa è un atto delicato. Noi umani spesso ci fermiamo in un luogo per rassegnazione, siamo stufi di girare, i prezzi sono alti, quel posto è comodo, e poi ha una fermata dell’autobus vicina. Ma le cicogne han bisogno di “fidarsi” del posto, perché a quel posto loro affidano la vita: scendono, si fermano, dormono, covano, crescono i piccoli.

Ci vedono, vedono che ci siamo noi umani intorno, indaffarati e frenetici, ma han bisogno di giudicare che siamo amichevoli o almeno non-ostili, non gli facciamo del male, non le disturbiamo, non gli rubiamo i piccoli. Perciò le cicogne passano qui la fase più pericolosa e delicata della loro vita. La fase in cui fanno i loro figli. Ci considerano amici. Noi e loro formiamo un ambiente “naturale”.

Ci fu un tempo in cui uomo e natura vivevano insieme, rispettandosi e aiutandosi: io, che sono figlio di contadini, lo ricordo come la fase più bella della mia vita, più pacifica, più serena.

Mio padre, contadino dalle braccia poderose, si sedeva a tavola alla sera, guardava cosa c’era sul piatto, si rallegrava se c’era verdura, foglie di verza, ma prima d’infilzarle con la forchetta e metterle in bocca le scrutava sul bordo, e se si accorgeva che erano già state rosicchiate fino a tre quarti protestava con la lepre che se n’era cibata prima di lui: “Podevi almanco lassàrmene metà!”. Questo dialogo tra mio padre e la lepre che mangiavano la stessa verdura mi dava l’idea di una cena insieme, una convivenza, un’amicizia. Potevamo fidarci della natura. E la natura di noi.

Poi è venuta l’epoca dello sfruttamento, abbiamo fatto impazzire la natura, per farla rendere sempre di più. La natura si vendicava, ammalandoci. Le cicogne che tornano fra noi sono un segno di riconciliazione?

Siamo di nuovo amici? Finalmente!

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