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Traffico di rottami e milioni, blitz della Finanza a Sedico e Auronzo

Alla Pellizzari trasporti e alla Golinrecycling gli operatori hanno acquisito documentazione. Il gip nega la custodia cautelare del titolare che resta a piede libero

BELLUNO. Si insinua nel Bellunese la “via della Seta” scoperta dalla Guardia di finanza e dalla magistrature di Trieste. Nel mirino almeno due aziende della provincia: la Pellizzari trasporti di Sedico e la Golinrecycling di Auronzo. Entrambe hanno subito perquisizioni e sequestri di documentazione da parte dei finanzieri della Compagnia provinciale, delegati dalla magistratura giuliana.

Con Roberto Pellizzari, 51 anni, coinvolti anche autisti di camion o persone che lavoravano per o per conto della ditta individuale, come indicato da una “gola profonda” nei riconoscimenti delle fotografie scattate durante l’inchiesta. Secondo gli inquirenti il servizio di trasporto era in essere dal 2013 con le società create ad arte dai coindagati.

Con l’imprenditore di Sedico anche Stefano Pellizzari nell’accusa di associazione per delinquere contestata a Stefano Cossarini, Roger Donati, Fabrizio Palombi, Luca Cavaliere, Alberto Soligon, Alessandro Basso, Guarnieri, Boglioni, Alessandro De Zan, Matteo De Zan, Fabrizio Modolo, Guido Masciello, Cristiano Altan, Giuseppe Farano, Rudi Gaiotto, Roberto Vettorel, Lamberto Dal Pos, Andrea Segat, Valter Giacomin, Antonio Riccio. Stefano Pellizzari si sarebbe occupato dell’esecuzione dei trasporti di rifiuti, formalmente con la sua ditta individuale, ma sempre per conto di quella di Roberto Pellizzari.

Per Roberto Pellizzari il Gip ha negato l’arresto: il pm aveva fatto richiesta di custodia cautelare per una presunta “partecipazione” al sodalizio criminoso. Lui, raggiunto telefonicamente, preferisce non esprimersi: «C’è una inchiesta e non ho nulla da dire in merito, almeno in questo momento. Eventualmente parlerà il mio avvocato più avanti».

Pellizzari non ha subito provvedimenti di restrizione della libertà, il gip, nell’ordinanza del 12 maggio, aveva disposto i domiciliari solo per Stefano Cossarini, Roger Donati, Fabrizio Palombi (di S.Vito al Tagliamento), Guido Masciello (tarantino), Cristiano Altan (Portogruaro).

Per la magistratura, gli autisti hanno un ruolo ben definito: Da Silva, Dal Pos, Gaiotto, Mio, Bertolo, Segat e Vettorel risultano essere dipendenti della ditta individuale (come da documentazione Inps) mentre Stefano Pellizzari, titolare dell’omonima ditta individuale che opera nel trasporto merci su strada, risulta operare, di fatto, per conto di Roberto, «suo unico cliente».

L’inchiesta muove da una serie di ipotesi di reato dal traffico illecito di rifiuti, alle fatture per operazioni inesistenti, presentazione di dichiarazione fraudolenta, sottrazione di milioni alle tasse. Il ruolo dei trasportatori secondo gli inquirenti, è nodale nel sistema messo in piedi dalla presunta associazione a delinquere, per operare “in nero”. La Finanza ha scoperto camion e camion che viaggiavano vuoti: uscivano da una ditta, entravano in un’altra ma con carichi “fantasmi”, scortati da documenti ritenuti fasulli.

E tra i vettori e nelle ditte di trasporto, ci sarebbe stata «la piena ed incondizionata disponibilità a mettersi a disposizione, ad effettuare giorno dopo giorno attività palesemente illecite (predisposizione e/o consegna di documenti ideologicamente falsi), come se fosse una cosa normale, insomma: a cooperare ad attività che non solo erano, ma anche apparivano, completamente illecite», si legge nell’ordinanza.

Con Roberto Pellizzari sono coinvolti anche autotrasportatori e camionisti, un impiegato amministrativo che gestisce e organizza i trasporti, Fabrizio Modolo (negati gli arresti domiciliari). Gli autisti: Rudi Gaiotto nel 2019 ha fatto qualcosa come 119 viaggi secondo gli inquirenti; Roberto Vettorel 231, sempre nel 2019; Lamberto Dal Pos 98; Andrea Segat 118, Stefano Pellizzari 83. Per i magistrati lavoravano su incarico di Nordest, Femet ed Ecomet curando i trasporti verso ditte come Soligon, Verza, Franciacorta metallica, e, sempre secondo le accuse, era impossibile non sapessero che i rottami non provenivano dall’estero. Anzi: gli inquirenti sostengono che nelle ditte si fingevano carichi e scarichi: nel senso che i camion entravano e uscivano vuoti per poi “andare a caricare altrove”. Un andazzo che la magistrature addita come “un contributo imprescindibile all’associazione a delinquere”. Portatori fidati.

Considerazioni analoghe gli inquirenti le fanno per i titolari di imprese di raccolta e riciclaggio, metalli in particolare.

«Clamorosa è la quantità di soldi che passano di mano in nero». La Finanza, lungo questa “via della seta”, è andata fino nell’alto bellunese per una seconda perquisizione: alla Golin, ditta che ad Auronzo si occupa di riciclaggio di metalli ma che fa anche trasporti.

Gli inquirenti imputano agli indagati false fatturazioni e evasione di imposta sui ricavi: fra i clienti delle loro società figura anche la azienda bellunese. Soprattutto fra i clienti di Ecomet. Importi che vanno dagli 87mila euro di Femet a oltre un milione e mezzo di euro fatturato con Ecomet (anno d’imposta 2019), ai 167mila euro e rotti emessi da Ecomet (anno d’imposta 2020). Gli inquirenti spiegano come nel 2018 Ecomet abbia “ripulito” qualcosa come quasi 8 milioni di chili di rottami metallici ferrosi e non attraverso i propri clienti: di questi 90.650 chili con Golinrecycling.

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