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Servizio pasti negli ospedali del Veneto: Serenissima si sdoppia e vince di nuovo

Ripartono i ricorsi contro l’assegnazione degli appalti peri pasti negli ospedali: la sentenza anti-monopolio è stata aggirata

VENEZIA. I malati che in ospedale hanno poco appetito possono consolarsi: il boccone non va giù neanche ad Azienda Zero, che dopo tre anni si ritrova ancora sul gozzo metà dell’appalto per l’organizzazione del servizio di fornitura pasti negli ospedali veneti.

È la famosa gara vinta da Serenissima Ristorazione all’alba del 2018, valore 303.510.618 euro, durata sette anni, rinnovabile per altri sette. Famosa perché l’azienda trasformava la posizione dominante conquistata durante la presidenza di Giancarlo Galan in totale monopolio: 6 lotti in gara, 6 aggiudicati. Diventava fornitrice di pasti precotti per tutti gli ospedali della regione.

Ma Azienda Zero, che è l’altro il nome della giunta Zaia quando cambia giacca e dirige la sanità, inciampò in una dura sentenza contraria del Consiglio di Stato, su ricorso avviato da Dussmann Service, una delle aziende battute.

La sentenza rilevò «eccesso di potere», «violazioni di legge», «discrezionalità esercitata in maniera distorta», «operazione manifestamente diretta a favorire uno dei concorrenti». Rilievi pesantissimi a carico della stazione appaltante, arrivati il 26 febbraio 2019 e confermati il 27 ottobre 2020 dalla Cassazione, cui Azienda Zero si era rivolta sperando di capovolgere il verdetto.

Colpita e affondata. L’amministrazione regionale ha dovuto ripartire con un nuovo appalto. Ma chi si aspettava che questo comprendesse tutti i lotti, visto che il capitolato di gara silurato dalle due sentenze era lo stesso, è rimasto con un palmo di naso. Il ricorso Dussmann riguardava 3 dei 6 lotti in cui erano suddivisi gli ospedali da sfamare, quelli di interesse dell’operatore. Azienda Zero ha aperto il secondo bando solo per questi, confermando l’aggiudicazione dei 3 non contestati a Serenissima. Affondata anche la logica.

Ad agosto 2019 parte la seconda gara, per un valore complessivo di 183 milioni. Le forniture dei 3 lotti contestati da Dussmann (Usl 1 Dolomiti e Usl 2 Marca Trevigiana 54.309.374 euro, Usl 5 Polesana 31.588.000 euro, Usl 3 Serenissima e Usl 6 Euganea oltre 66 milioni) vengono spezzettate e suddivise in 6 nuovi lotti per porre un limite di aggiudicazione al vincitore. Limite che nella prima gara era stato dribblato, era una delle contestazioni: nessuno al secondo giro potrà vedersi assegnati più di tre lotti.

Gli operatori che partecipano sono Camst di Bologna, All Food spa di Albano Laziale, Ladisa srl di Bari, Dussmann Service di Milano, Euroristorazione di Torri di Quartesolo e Serenissima Ristorazione di Vicenza.

Tra proroghe e rinvii le buste vengono aperte il 10 marzo 2020. Risultato: Serenissima Ristorazione si aggiudica 5 lotti, ma solo perché il sesto va deserto.

Ohibò, come c’è riuscita? Elementare Watson: si è presentata in doppia veste, come Serenissima Ristorazione e come Euroristorazione, società controllata all’81% da Vegra Camin srl, a sua volta controllata al 75% da Serenissima Ristorazione. Uno sdoppiamento che salva il monopolio delle forniture per sette anni, prolungabile per altri sette. E le sentenze del Consiglio di Stato e della Cassazione che proprio il monopolio intendevano evitare? Aggirate.

Dussmann – che non è andata oltre il terzo e quarto posto e potrebbe essere messa alla porta seduta stante dagli ospedali di Dolo, Mirano, Adria, Vittorio Veneto e Conegliano che attualmente rifornisce – riparte con i ricorsi per bloccare l’aggiudicazione.

Il primo al Tar del Veneto. Riesce a farlo solo il 21 gennaio 2021 per l’ostruzionismo incontrato nel procurarsi i documenti di gara. Per ottenerli deve addirittura ingaggiare una battaglia legale. È tutto raccontato nell’esposto, con le visure camerali a dimostrazione che «Serenissima ed Euroristorazione non possono considerarsi due operatori distinti».

Si parla di «frontale violazione» di articoli di legge, di «sviamento ed elusione» delle sentenze che hanno obbligato alla seconda gara. Un secondo ricorso porta la data del 17 febbraio: Dussmann si rivolge al Consiglio di Stato per denunciare l’inottemperanza della Regione Veneto alla precedente sentenza. C’è anche un’istanza all’Anac, l’ente anticorruzione, presentata il 16 aprile «perché accerti se esistono profili di illegittimità nella gara».

E Azienda Zero? Tace. I suoi avvocati hanno consigliato il silenzio al direttore generale Roberto Toniolo, in attesa dell’esito dei ricorsi. Ma a quel punto sarà anche inutile parlare. Il Tar del Veneto ha tenuto la prima udienza il 26 maggio e ha rinviato al 3 novembre la discussione di merito. Il Consiglio di Stato si riunirà l’8 luglio. Nel frattempo tutto è fermo, l’aggiudicazione della fornitura pasti è bloccata. Il boccone non va giù.

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