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Il segretario dei pediatri Veneti: «La vaccinazione degli adolescenti è sicura e va praticata al più presto»

Pisetta sulle riserve di colleghi e famiglie: «Ci sono casi gravi anche fra i più giovani»

VENEZIA. La bassa percentuale di copertura vaccinale contro il Covid della fascia più giovane della popolazione è il campanello d’allarme per la diffusione “di domani” del virus. L’abbassamento ai 12 anni dell’età dei potenziali destinatari del vaccino non è stata accompagnata dalla sperata parallela adesione da parte dei giovanissimi. E intanto continuano a susseguirsi gli appelli dei pediatri, rivolti soprattutto ai genitori dei ragazzi, perché facciano vaccinare i figli. Tra le mamme e papà – paradossalmente, spesso vaccinati – serpeggia però il timore che i vaccini non siano stati sufficientemente testati tra i più giovani. Sono tranquillizzati dal bassissimo tasso di ospedalizzazione e dall’irrisorio tasso di mortalità, che hanno un effetto dissuasivo sulla prenotazione della seduta.

Un comportamento che ha avuto come esito l’abbassamento dell’età media dei positivi: perlopiù, si tratta infatti di ragazzi tra i 15 e i 24 anni, non vaccinati. E il virus, così, continua a circolare. Ora l’appello ai genitori, perché facciano vaccinare i loro ragazzi, arriva anche da Franco Pisetta, segretario regionale dei pediatri.

Il pediatra Franco Pisetta

Dottore, lei cosa consiglia ai genitori che hanno figli in età da vaccinazione?

«Di prenotare al più presto una seduta. Noi medici e pediatri sosteniamo convintamente la vaccinazione contro il Covid dai 12 anni su. Non stiamo parlando di bambini, ma di adolescenti. I pediatri padovani sabato scorso erano alla Fiera a vaccinare, per la seconda volta. La categoria è compatta, è necessario vaccinare il più possibile».

Eppure c’è qualche medico favorevole alla vaccinazione degli adulti che consiglia ai genitori di attendere prima di vaccinare i figli…

«Se è così, è una campana che batte da sola, perché la posizione della categoria è diametralmente opposta. La campagna vaccinale è promossa dal Sistema sanitario nazionale, di cui noi pediatri siamo parte integrante».

C’è chi sostiene che i vaccini non siano stati sufficientemente testati. Lei cosa risponde?

«Che sono state fatte decine di milioni di vaccinazioni. Più testati di così…».

C’è invece chi sostiene che non ci siano garanzie per i ragazzi.

«Non è così. Questa vaccinazione è stata approvata da tutte le agenzie di controllo e di sorveglianza, non c’è motivo di avere timore. Stiamo vivendo una situazione eccezionale, così eccezionale che ci ha portato alla creazione di un vaccino in un anno. Per la scienza, è un passo in avanti enorme».

Però in Gran Bretagna è stata sconsigliata la vaccinazione tra i 12 e i 17 anni.

«Considerando la qualità della gestione dell’epidemia da parte della Gran Bretagna, non me ne preoccuperei troppo. Visti tutti gli errori che sono stati fatti, probabilmente è meglio non seguire il loro esempio».

Nelle ultime settimane, ha notato un aumento del contagio tra i suoi giovani pazienti?

«Sicuramente. E, come l’ho notato io, lo hanno notato i miei colleghi padovani e, in generale, di tutto il Veneto e di tutta Italia. Nelle ultime settimane la crescita della curva, tra i più giovani, è evidente. E la sola risposta, per arginare la diffusione del contagio, consiste nella vaccinazione».

Ci sono dei luoghi in cui, più degli altri, si nota questo aumento?

«Adesso stiamo registrando diversi casi nei centri estivi, tra i luoghi di aggregazione per eccellenza per i bambini. Ora sono il fronte più caldo, anche perché sotto i 6 anni i bambini non portano la mascherina e sotto i 12 non sono previste le vaccinazioni, quindi possiamo limitarci alle “vecchie” misure di prevenzione. È dai 12 anni in su che dobbiamo “battere” con la profilassi».

Secondo lei, perché tanti genitori non hanno ancora fatto vaccinare i figli?

«Secondo me la bassa adesione è dovuta alla scarsa campagna informativa alle famiglie. Credo che il trend cambierà, quando anche i pediatri saranno coinvolti pienamente e fattivamente nella profilassi. Ci sono tante mamme e tanti papà che mi chiedono di vaccinare personalmente i loro figli».

In tanti non li hanno ancora fatti vaccinare perché la sintomatologia tra i ragazzi è molto blanda e, comunque, il tasso di ospedalizzazione è basso.

«Sì, ma questo è vero solo in linea generale, perché non mancano le segnalazioni di problematiche gravi. Ci sono bambini che, con qualche patologia “nascosta”, dopo l’infezione sono stati ricoverati, altri sono morti. Certo, si tratta di piccole cifre, ma sono casi veri. Per non parlare del “long Covid”, con conseguenze che si manifestano anche a distanza di tempo. La vaccinazione riduce la gravità di coloro che si ammalano».

E poi i bambini possono essere vettore per gli adulti e, soprattutto, per i nonni…

«Esatto. Il bambino positivo, magari, può presentare dei sintomi scarsi, ma può parallelamente contagiare gli altri. E si sa che più il virus si diffonde, più nuove varianti si possono sviluppare».

Secondo lei si potrà tornare alla scuola in presenza, con queste percentuali di copertura vaccinale?

«A queste condizioni, lo scenario appare piuttosto complicato. È importante che tutti, insegnanti e studenti, si vaccinino al più presto. Così sarà molto probabile che la scuola possa aprire e, soprattutto, proseguire in presenza, senza i cambi di passo subiti l’anno scorso».

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