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Treviso-Cadore, la corsa a ostacoli tra cantieri infiniti, semafori e code: la via crucis degli automobilisti. Ecco il racconto

Tre postazioni di lavoro lungo l’A27 e una quindicina sulla Statale 51: l’eterno viaggio verso il Comelico

BELLUNO. Doveva essere il traffico da “bollino rosso”. Il più rosso di tutto l’anno. Sono invece bastate le previsioni meteo un po' critiche per la giornata di lunedì a rallentare la voglia di montagna di tanti trevigiani (e non solo). Ecco, dunque, che già sabato mattina l’A27 e l’Alemagna sembravano le piste di un autodromo nonostante i cantieri.

Un chilometro di coda

Almeno tre, a volte quattro, lungo l’autostrada nel tratto trevigiano. Una quindicina, invece, lungo la Statale 51, la 51 Bis e la 52 Carnica. Partenza da Silea alle 10.25. La tangenziale che porta all’ingresso autostradale sembra intasata: evidentemente di macchine dirette al mare perché saliamo in autostrada e non troviamo un’auto. Ma basta superare lo svincolo ed ecco l’imbuto verso nord. Dalle targhe si capisce che sono mezzi di turisti, forse diretti verso le Dolomiti. Subito un display: 1 chilometro di coda – avvisa – all’uscita dell’A27 per l’A28. 11 chilometri dopo, ecco un segnale di rallentamento: 90 chilometri all’ora. Le tre corsie diventano due; siamo all’altezza del Lago Le Bandie. Si rallenta ma nella seconda corsia si procede a 130 chilometri orari. I lavori di smantellamento dell’area di servizio, poco più avanti, sembrano non interferire.

Superato il cantiere, l’automobilista tira un sospiro di sollievo e pigia sull’acceleratore. Prima di Carpesica, l’ennesimo display annuncia “code a 3 chilometri”. Superato l’ingresso di Vittorio Sud, il fiume di macchine comincia a rallentare. All’altezza del viadotto “Ca’ De Nardi”, a San Fris di Vittorio Veneto, la terza corsia si annulla ed ecco la coda.

Arriva una moto e il centauro supera sulla destra, avanza 20 metri e trova il varco per tagliare la strada e immettersi sulla corsia di sinistra.

Monte Baldo

Poco più avanti c’è la tristemente nota galleria di Monte Baldo, sottoposta da anni a lavori presentando precarietà sia nella canna nord che in quella sud. Quest’estate è chiusa la sud, la prossima toccherà alla nord. Quindi i disagi degli automobilisti andranno avanti ancora per un anno. Due chilometri a… “passo d’uomo”.

Prima del tunnel, la fila riprende a muoversi fino ad 80 chilometri orari, sulla corsia opposta le auto che scendono dal bellunese sembrano assolutamente più numerose. Arrivano i viadotti del Fadalto. Non ci sono più i cantieri delle scorse settimane, con scambio di carreggiata, ma ritorneranno perché la società Autostrade deve rimettere in sicurezza le barriere fonoassorbenti. Nessun lavoro neppure all’uscita di Fadalto. Alle 11.04 siamo alla barriera di Belluno: 40 minuti, dunque, per coprire 60 chilometri. Sorpresa.

Qui, solitamente, ci sono code il sabato e la domenica di 50, a volte 100 metri. Sabato sono però aperti ben 8 sportelli e, dunque, tempi rapidissimi per il pedaggio.

Corsia unica a Cadola

Si riprende il viaggio e sul viadotto di Cadola ritorna la corsia unica, con il doppio senso di marcia. A frenare la corsa c’è solo un’auto targata Olanda che, probabilmente temendo di sbandare, rallenta fino all’esasperazione. Procediamo con il fiato sospeso perché a Pian di Vedoia, nelle giornate di bollino rosso, le code cumulano anche 3 chilometri.

Nessun rallentamento invece; probabilmente c’è stato nella prima mattinata. Finisce l’A27 e imbocchiamo l’Alemagna.

Statale: cantiere unico

La Statale, da qui fino a Tai e da Tai fino al Passo Monte Croce Comelico è davvero un cantiere continuo, con rallentamenti e code. Quasi ci si stoppa all’altezza del “Quattro valli”, poi si svolta per la Fiera di Longarone; nessuno, proprio nessuno, entra in città. Tutti corrono verso il Cadore. La velocità, però, si ferma a 50 km/h, con comprensibili rallentamenti in Via Uberti e, successivamente, nell’attraversamento di Castellavazzo. Superiamo la galleria di Ospitale e nell’altro senso di marcia troviamo le auto in coda. Come ogni giorno.

Alle 11:41, dopo 94 chilometri, siamo a Tai di Cadore. Si svolta per Calalzo ed il centro Cadore. Due i cantieri all’ingresso, si procede a 40 all’ora.

Via crucis in Cadore

Ma, sorpresa, tra Calalzo e Domegge l’Anas ha sospeso i lavori che durante la settimana creano maggiori problemi, con decine di minuti di stop. Come da sempre, invece, il rallentamento è d’obbligo in centro a Domegge: da una parte il plateatico del bar carico di avventori senza mascherina, dall’altro un chiosco molto affollato in cui si preparano panini con il pastin e la cipolla. Via di corsa verso la galleria di Comelico.

La “via crucis stradale” scatta subito dopo. Un primo cantiere all’altezza della casa cantoniera dell’Anas. Immediatamente dopo il secondo cantiere, questo con semaforo: 3 minuti di attesa. Si lavora alle scarpate lungo il fiume Piave. Ancora qualche centinaio di metri ed ecco il terzo cantiere. Un altro sospiro di sollievo e arriviamo a Santo Stefano di Cadore. Immaginiamo che proseguendo per la 52 Carnica non ci siano più semafori né code. Invece, prima di San Nicolò Comelico ecco il quarto cantiere; al rosso contiamo, bloccate, 17 auto in discesa.

Ancora 2 chilometri ed arriva il quinto. Superiamo San Nicolò ed ancora 3 minuti di attesa ad un nuovo semaforo. Siamo al sesto. Basta?

Ottavo semaforo

No, perché arriva il settimo. L’ottavo si palesa, con semaforo annesso, poco prima dell’incrocio verso Sega Digon. La frana sul versante a monte della strada sarà lunga non meno di 500 metri. Superiamo il tornante e ci fiondiamo verso Candide. Ma arriva l’ottavo cantiere; ben 18 le macchine in attesa nell’altra corsia. Ti raggiunge, a questo punto, lo sconforto e non vorresti procedere.

Si sa però che ci sono altri due cantieri, l’ultimo verso il Passo Sant’Antonio. In caso di chiusura della galleria del Comelico, il passo è l’unica via d’uscita (o di ingresso) ma evidentemente c’era necessità d’intervenire. Intanto, è passata un’ora e un quarto da Tai di Cadore. Due ore e mezza circa di rallentamenti, di code e di tanta rabbia. È forse per questo, oltre che per l’incertezza del meteo, che ieri i turisti non si sono visti così numerosi?

Il pendolare imprenditore: «Lavori necessari, disagi pesanti Serviva più programmazione»

Francesco De Bettin, presidente di Dba Group Villorba

Francesco De Bettin, ingegnere, ha fondato insieme ai fratelli – tutti originari del Comelico – la DBA Group, una delle realtà imprenditoriali più innovative del Nord Est. De Bettin è inoltre coordinatore del Gruppo di Confindustria di Belluno e Bolzano che sta studiando le opere infrastrutturali per le Olimpiadi del 2026. De Bettin, per motivi di lavoro, è venuto ad abitare a Treviso ma ogni settimana risale in Comelico, dove è ancora attiva la casa madre del Gruppo e dove vive la famiglia. È quindi un habitué dell’A 27, della 51, della 51 Bis e della 52 Carnica.

«Partendo da Treviso Nord fino a Ponte nelle Alpi ci sono dei cantieri abbastanza invasivi con cambio di corsia obbligato che generano code ed un incremento del pericolo quasi permanentemente, con picchi di disagio nei weekend in entrambi i sensi di marcia – racconta De Bettin -. Il disagio esiste tuttora e credo durerà almeno fino a fine anno. Da Ponte nella Alpi verso Auronzo è vero che il numero di cantieri attivi contemporaneamente è diminuito nel corso dell’ultimo mese ma a Longarone i disagi permangono soprattutto la mattina e la sera (in corrispondenza degli orari di apertura e chiusura delle attività produttive) e, sempre, durante i week end».

«Per chi si muove, come me, in tardo pomeriggio e nei week end – testimonia - i disagi su questa tratta incidono pesantemente». Da Cima Gogna a Santo Stefano di Cadore, la galleria del Comelico è chiusa per lavori dalle 21 alle 6 dal lunedì al venerdì, obbligando pendolari e utenti a svalicare in Comelico attraverso il Passo Sant’Antonio e Danta. «Pur di avere la galleria in efficienza va bene – continua De Bettin -, anche se il disagio è elevato e l’assistenza sanitaria dell’ambulanza di stanza a Santo Stefano di Cadore presso i vigili del fuoco è pesantemente influenzata. Dalla fine della galleria Comelico fino a Santo Stefano il numero di cantieri attivi è diminuito nell’ultimo mese ma credo che con la fine del mese di agosto i disagi torneranno quelli di prima, perché i lavori non mi sembrano finiti».

Fortunatamente – aggiunge il noto imprenditore -, i lavori di Terna in prossimità del capoluogo del Comelico sono stati completati ma fino alla settimana scorsa tra il Ristorante Krissin ed il ponte sul Piave la viabilità era percorribile con grave difficoltà. Da Santo Stefano a Monte Croce Comelico permangono tuttora almeno sei o sette cantieri, regolati in termini di traffico da sensi unici alternati gestiti da semafori. I disagi si registrano soprattutto durante la settimana, quando i cantieri sono attivi. «È evidente che, come tutte le cose della vita, anche questi cantieri prima o poi saranno completati e tutto si semplificherà. Quindi, già da ora, si intravvedono sprazzi di sereno, anche se prima che la bufera passi ci vorranno parecchi mesi», sottolinea De Bettin.

«La contemporaneità dei lavori dimostra tuttavia che nel corso degli anni, la viabilità è stata completamente dimenticata e lasciata al suo destino e ciò ha richiesto massicci interventi in più luoghi nello stesso tempo – evidenzia l’imprenditore -. Andavano fatti e per fortuna sono in corso. Ciò non toglie che avrebbero dovuti essere pianificati e programmati temporalmente meglio, così da evitare a chi vive ed opera sul territorio i disagi». —

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