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Asili nido, meglio fare più convenzioni con i privati che costruirne altri pubblici

L’analisi del professor Dalla Zuanna sulla base dei dati del Comune di Padova: i paradossi del servizio che, in ottica Recovery fund, dovrebbero spingere a rimodulare l’offerta. L’entità delle rette concentra i meno abbienti nei plessi comunali

PADOVA. Gli asili nido sono fra i servizi alle famiglie più importanti che i Comuni organizzano e – in larga misura – finanziano. Vale la pena di analizzarne gli aspetti economici, grazie ai dati resi gentilmente disponibili dal Comune di Padova e dalle gestrici del nido privato Grillo Parlante di Montà – Sant’Ignazio nella città del Santo. Padova è comunque in linea con tutto il Centro-Nord, come mostra una recente ricerca dell’Istat.

Nella città di Padova quasi il 40% dei bambini di età 6-35 mesi frequenta i nidi pubblici o privati, o le sezioni primavera delle scuole per l’infanzia. Nel quinquennio 2015-19, i nidi pubblici comunali padovani hanno ospitato in media 866 bambini, ossia il 22% dei residenti a Padova in età 6-35 mesi.

Un servizio molto costoso

Sempre nel quinquennio 2015-19, la spesa complessiva media annua per i nidi pubblici comunali di Padova è stata di 8 milioni e 150 mila euro, ossia 9 mila 400 euro annui pro-capite. Questo costo è stato coperto per il 19% dalle rette (162 euro al mese su 11 mesi), per il 9% da contributi regionali e statali, per il 72% dal Comune (617 euro al mese su 11 mesi). Questi dati sono vicini a quelli medi nazionali.

Nel corso del ventennio 2000-19 il costo pro-capite per utente ai nidi del Comune di Padova è rimasto stabile, ma il costo complessivo del servizio per le casse comunali è aumentato (da 4,5 milioni a quasi 6 milioni di euro, +30%), perché i bambini ospitati ai nidi comunali sono passati da 693 a 866, grazie anche alla costruzione di nuovi plessi. Anche l’onere pro-capite per il Comune è aumentato, poiché sono diminuiti i contributi annui regionali (da 1.300 euro a bambino nel 2000-04 a 800 euro nel 2015-19), solo in piccola parte integrati da contributi statali una tantum.

Un servizio rivolto ai meno abbienti

A Padova come in quasi tutti i Comuni italiani, reddito e ISEE non sono criteri utilizzati per definire le graduatorie di accesso ai nidi: conta il fatto che entrambi i genitori lavorino, il numero di figli minori, la presenza di disabilità... Gli oneri per le famiglie per l’accesso ai nidi pubblici comunali sono invece fortemente differenziati secondo l’ISEE. A Padova la tariffa per le famiglie è distribuita in 10 fasce, da 50 euro mensili (prima fascia con ISEE compreso fra 0 e 4mila euro) a 473 euro mensili (decima fascia, con ISEE superiore a 40 mila euro), ma come abbiamo visto la retta media del 2015-19 è stata di 162 euro al mese (terza/quarta fascia ISEE). Nel 2020 il 40% dei bambini padovani che frequentavano i nidi comunali proveniva da famiglie con ISEE inferiore a 11 mila euro, e pagava – complessivamente – solo il 22% del monte-rette.

Il primo paradosso

Si determina quindi un primo paradosso: anche se ISEE e reddito non sono criteri di accesso al nido, nei nidi padovani sono sovra-rappresentati i bambini di famiglie con basso ISEE. Ciò avviene per due motivi. Fra i criteri di accesso pesano caratteristiche spesso associate al disagio e alla povertà, come provenire da una famiglia numerosa o essere a carico di un solo genitore. Inoltre, le famiglie delle fasce ISEE più elevate, se iscrivono i bambini ai nidi padovani privati, spendono cifre simili a quelle richieste per i nidi comunali. La retta mensile dei nidi privati padovani, inclusi i pasti e per un orario simile a quello dei nidi pubblici, oscilla fra 450 e 550 euro, simile a quella dei nidi pubblici dalle fasce ISEE elevate.

Quindi, le famiglie più povere sono concentrate nei nidi comunali, quelle più abbienti nei nidi privati. Non va bene, perché classi ben mescolate per ceto sociale giovano ai bambini provenienti da famiglie ricche, ma ancor più a quelli provenienti da famiglie povere.

Una grande sperequazione

Da un punto di vista della distribuzione della spesa pubblica, si determina una forte sperequazione fra chi frequenta il nido comunale e chi no. Per ogni utente dei nidi comunali pubblici padovani, Comune/Stato/Regione versano più di 7.600 euro l’anno, per ogni utente di nido privato accreditato poco meno di mille euro ogni anno (a fronte però di oneri aggiuntivi per i gestori), per tutti gli altri bambini non versano nulla, se escludiamo i bonus una tantum.

Il secondo paradosso

È un secondo paradosso: alcune categorie sono escluse dall’accesso al nido e dal relativo finanziamento, anche se a basso ISEE, ad esempio le coppie con madre disoccupata e padre a basso reddito, perché avere entrambi i genitori lavoratori innalza il punteggio per l’accesso al nido.

Il terzo paradosso

Il costo globale pro-capite per un nido pubblico comunale è quasi doppio rispetto a quello per un nido privato. Eppure, una ricerca di qualche anno fa sulle madri padovane con bambini in età 6-35 mesi non rilevò alcuna differenza di gradimento fra nidi pubblici e privati. Costruire nuovi nidi pubblici è costoso, e ancor più costoso è gestirli, tanto che alcuni Comuni, pur avendone la possibilità, preferiscono rinunciare a mettere in piedi un nido pubblico, spaventati dagli alti futuri costi di gestione. Così, un’alta quota dei bambini italiani non vanno al nido.

Non va bene, sia perché per una donna è spesso deleterio ritardare il reingresso nel mondo del lavoro, sia perché il nido non è un “parcheggio”, ma ha una forte valenza educativa, specialmente per i figli dei ceti sociali più disagiati.

Utilizzo dei fondi del PNRR

I contributi pubblici alle famiglie con bambini in età 0-2 anni destinati alla cura andrebbero ripensati. Vanno salutate con favore le cospicue risorse destinate ai nidi all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Tuttavia, in luogo di costruire nuovi asili pubblici comunali (come sembra di capire leggendo le schede del PNRR), sarebbe opportuno e conveniente favorire la moltiplicazione delle convenzioni con i nidi privati accreditati. Le nuove risorse disponibili potrebbero essere impiegate per finanziare le famiglie più povere per mandare i figli nei nidi privati convenzionati, estendendo i criteri tariffari già in uso per i nidi pubblici.

I vantaggi di una scelta

Questa scelta avrebbe molti vantaggi: anche nei nidi privati convenzionati, i costi per le famiglie sarebbero proporzionali all’ISEE; il costo pro-capite sostenuto dai Comuni diminuirebbe; nei diversi nidi (pubblici e privati) sarebbe meno sperequata la distribuzione per ISEE; questa scelta non sarebbe “di serie B” rispetto alla costruzione e alla gestione di nuovi nidi pubblici, perché la soddisfazione degli utenti è la medesima per i nidi pubblici e privati.

Ma soprattutto, l’allineamento dei costi dei servizi privati convenzionati a quelli pubblici potrebbe favorire il rapido incremento della proporzione di bambini fra zero e due anni frequentanti il nido, con effetti benefici sia sulla loro educazione e socializzazione, sia sul rapido reinserimento delle madri nel mondo del lavoro retribuito.

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