Elena: «La morte di Federico, in Val di Zoldo, è ancora una ferita aperta»

Federico Lugato con la moglie Elena Panciera

Ora un’iniziativa per ricordare l’escursionista mestrino, a quattro mesi dalla scomparsa. La moglie: «Sto cercando di ricostruirmi»

BELLUNO. Il primo Natale senza Federico. Sono passati quattro mesi da quando il corpo di Federico Lugato è stato trovato senza vita in Val di Zoldo.

Il 39enne di origine mestrina e residente a Milano era uscito per un’escursione il 26 agosto, era scivolato dal sentiero ed era caduto in un dirupo. Decine di soccorritori e oltre quattrocento volontari lo hanno cercato per diciotto giorni, fino a quando la natura non ha restituito il suo corpo, il 13 settembre.

Elena Panciera, la moglie di Federico, ha seguito per giorni le operazioni. Da allora è tornata solo una volta in Val di Zoldo, località che le è cara perché ci è nata, ci ha vissuto e vi conserva affetti e amicizie.

«Ci sono stata all’inizio di ottobre», racconta. «A Belluno sono venuta altre volte, perché c’è la mia famiglia, ma a Zoldo no. È troppo difficile, come lo è tornare in tutti i posti che raccontano di me e di lui insieme».

La perdita del marito è una ferita aperta che richiederà del tempo per rimarginarsi. La Val di Zoldo rappresenta gli ultimi giorni felici trascorsi insieme. «Non so dire quando ci tornerò», continua Panciera. «Credo che prima o poi lo farò, ma non so pensare a quel momento. Oggi mi sento un cantiere: sto cercando di ricostruirmi, non so nemmeno cosa farò fra un’ora. Procedo per piccoli passi».

LA FEDE SPEZZATA

Prova a camminare da sola, Elena. Proprio ieri, nella giornata in cui ha inviato una nota per rendicontare come sono stati spesi i soldi derivanti dalla raccolta fondi aperta a fine agosto, nel pieno delle ricerche, ha ricevuto un segno. Ne dà notizia lei stessa, sui social.

«Ieri (venerdì, ndr) si è spezzata la fede di Federico», ha raccontato. «La portavo all’indice della mano destra. Una piccola crepa, che, sfilando l’anello, si è allargata. Niente paura, andrò nel laboratorio artigiano dove l’hanno creata, sette anni e mezzo fa, e la farò riparare. Però quando capitano eventi come questo è quasi impossibile non provare a leggerci qualcosa dentro, un segno, un segnale».

Elena ha cercato un senso, e ha scelto quello che più le può fare bene in questa fase della sua vita: «È il momento di spezzare un po’ questo legame, che comunque resterà per sempre. È il momento di pensare un po’ a me, di camminare da sola», conclude nel post.

IL PROGETTO

La donna vive a Milano, nella casa che divideva con Federico. Accanto a lei ci sono tutti gli amici e i familiari che per giorni hanno sperato di ritrovare Federico in vita. E che non lo vogliono dimenticare: in progetto c’è un’associazione in sua memoria, per offrire supporto e sostegno nella sicurezza durante passeggiate ed escursioni.

«Ne stiamo parlando da qualche settimana», confessa Elena Panciera. «Vogliamo continuare a condividere lo spirito che si è creato in Val di Zoldo durante le lunghissime giornate delle ricerche. Uno spirito di collaborazione, solidarietà. Stiamo cercando di capire cosa fare per non sovrapporci alle associazioni che già lavorano molto sul tema della sicurezza in montagna. Credo che il progetto sarà pronto per la primavera, in marzo-aprile»

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