Cinema al 100 per cento, le recensioni del film usciti in sala giovedì 19 maggio

"Esterno notte" di Marco Bellocchio

Da Cannes arriva direttamente in sala la prima parte della serie firmata da Marco Bellocchio - “Esterno notte” - sul rapimento e l’assassinio di Aldo Moro. “American Night” del regista italiano Alessio Della Valle prova la strada del noir nel mondo dell’arte contemporanea ma si rivela … una crosta

AMERICAN NIGHT

Regia: Alessio Della Valle

Cast: Jonathan Rhys Meyers, Emile Hirsch, Paz Vega, Jeremy Piven, Fortunato Cerlino

Durata: 122’

“American Night”  di Alessio Della Valle

Come nel dipinto di Edward Hopper, i protagonisti di “American Night” sono nottambuli. E proprio in un bar, che sembra uscito dal quel quadro, prende le mosse un noir ambientato a New York.

L’arte c’entra, eccome.  Quella contemporanea e pop in una New York popolata di gallerie, di artisti (autentici e sedicenti), di critici e falsari. Tutti gravitano attorno alla famosa serigrafia, la “Marylin rosa” di Andy Warhol: un boss (Hirsch) che sogna di diventare un grande pittore, un mercante d’arte (Rhys Meyers) che si muove nell’ombra, il suo fratellastro (Piven) appassionato di arti marziali, un corriere narcolettico (Cerlino) e una affascinante restauratrice (Vega).

Il regista italiano Alessio Della Valle si lancia, così, in un noir-pop fatto di diner e di luci al neon, come quella che riassume il rutilante mondo dei suoi protagonisti: arte + vita = caos. E, in effetti, il film, nella sua struttura a incastro divisa in capitoli, si perde senza che, in realtà, il mosaico giovi al ritmo della narrazione, anzi, finendo per appesantirla.

Il “mood” è, in generale, quello di un’opera un po’ sconclusionata e rabberciata, con un cast di notevole livello spesso sopra le righe (ci sono anche i cameo di Maria Grazia Cucinotta, della cantante Anastacia e di Marco Leonardi): un effetto, forse, voluto che ricalca le derive trash di un mondo, quello dell’arte, in cui convivono bellezza ma anche ambizioni di artisti dozzinali (come il boss che fa il “Pollock” con il mitra), autentici e falsi, professionisti appassionati e cinici affaristi.

Della Valle saccheggia il sottobosco dei film di Richie e, naturalmente, Tarantino (c’è persino Michael Madsen in versione “Stuck in the middle with you”) ma “American Night” resta una crosta. (m.c.)

Voto: 5

***

ESTERNO NOTTE

Regia: Marco Bellocchio

Cast: Fabrizio Gifuni, Toni Servillo, Margherita Buy, Fausto Russo Alesi

Durata: 160’

“Esterno notte” di Marco Bellocchio

La grande sensibilità di Marco Bellocchio a trattare temi politici e insieme personali è ribadita con grande impatto ed emozione da “Esterno Notte”, ideale prosecuzione di “Buongiorno, Notte”, che già aveva colpito pubblico e critica a Venezia, nel 2003, nel delineare una personale ricostruzione del rapimento e del processo Moro.

Ora Bellocchio gira la mdp verso il “fuori” della prigione, focalizzando su chi ha tenuto le fila della trattativa con le Br di quei giorni. Ne esce un quadro drammatico, ma anche grottesco, con gli alti esponenti della DC al limite della caricatura, figurine senz’anima, forse Cossiga meno, gli altri indubbiamente di più.

Un quadro in cui la sconfitta non è rappresentata solo dall’assassinio di Moro, ma dall’assenza di idee nella trattativa, di proposte alternative alla lotta armata.

Lo psicodramma nazionale che ne scaturisce mostra come la politica di allora, e forse anche quella di oggi, sia popolata da personalità difficili, se non disturbate.

La psicanalisi è sempre ben presente nei film di Bellocchio, ma qui assume un costume nazionale, sociale. La stessa costruzione del serial di Bellocchio evidenzia la predilezione verso il racconto parallelo e molteplice, di quello che porta a tante verità complesse e sfaccettate, di cui il “Rashomon” di Kurosawa fu il prototipo.

Ma anche giocando con la storia, stravolgendola nella prima inquadratura, con un Moro libero, come in “Buongiorno, Notte”, ma molto provato e oramai distante dal suo partito. Chissà come sarebbe andata se… il fantasma di Moro non continuasse ad aleggiare su di noi.

Montaggio intimista e d’azione, personaggi perfetti da Fabrizio Gifuni (lo stesso Moro) a Toni Servillo (un Paolo VI già malato, morirà poi in agosto), scrittura precisa, idea forte di fondo, ma narrativamente sempre in bilico tra la descrizione politica e quella umana.

La linea di Bellocchio sembra molto quella di chi diceva “Né con lo stato né con le BR”, d’un lato l’aberrazione del terrorismo, dall’altro le autorità di governo incapaci si prendere una decisione seria. Per tutti, Bellocchio ha almeno… un’inquadratura di conforto, anche per le BR (ma non per Andreotti), tutti colpevoli, ma umanamente coinvolti. A 82 anni, Marco Bellocchio si conferma tra gli autori più giovani e vitali del cinema italiano. (mi.go.)

Voto: 8

2

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