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«In Occidente si parla già di ricostruzione. Ma qui in Ucraina c’è la gente che ancora muore e soffre»

Parla Danny Castiglione, cooperante di Mogliano che fa la spola con Kiev e altre città del Paese dell’Est per portare aiuti con la ong Mediterranea Saving Humans

Matteo Marcon
2 minuti di lettura

Danny Castiglione, volontario di “Mediterranea”

 

La notte tra il 31 maggio e il 1° giugno è stata una delle più terribili. «Ero nel bunker del nostro albergo, stavo male, verso le due e mezza sono salito in camera per recuperare alcuni medicinali, mentre ero in bagno ho sentito i muri e le finestre tremare, ho guardato fuori e ho visto che il cielo di Kiev si illuminava a giorno. Per alcuni minuti il mio sguardo impotente ha osservato dalla finestra quello che stava succedendo a poche centinaia di metri, sembrava di essere in un videogioco, ma era tutto reale: luci rosse nel cielo, bagliori, boati, scie arancioni. Sono rimasto impietrito nel vedere così vicino a me esplodere missili e droni».

Parla Danny Castiglione, informatico e volontario, capomissione della ong Mediterranea Saving Humans per l’Ucraina. Il cooperante moglianese è rientrato dopo il decimo viaggio umanitario oltre confine dall’inizio della guerra (che risale al febbraio dell’anno scorso). Mentre l’Occidente si abitua sempre di più alla presenza del conflitto alle porte dell’Europa, relegandolo ormai quasi a sottofondo nelle cronache di tutti i giorni, la sua testimonianza è destinata a ribaltare completamente questa percezione.

Con il telefonino ha documentato le scie dei missili e dei droni che incombono ogni giorno, e ogni notte, sulla capitale. La contraerea li intercetta, cerca di neutralizzarli, li fa esplodere quando sono ancora in volo, ma spesso non basta a fermare la loro scia di morte. «A venti metri dal nostro albergo», racconta Castiglione, «una ragazza di 26 anni, che si era affacciata al balcone alle tre di notte, proprio come me, è stata colpita da un detrito incandescente. Gli è arrivato sul petto ed è morta».

Ed è solo una delle tante vittime che ormai si aggiungono, sempre più silenziosamente, alla macabra contabilità del conflitto. Tra loro in questi giorni ha perso la vita anche una bambina di 9 anni. «Dopo 15 mesi non avrei pensato di dover commentare ancora morti innocenti, bambini e miei coetanei», sono le sue parole. Castiglione ha iniziato a fare la “spola” tra l’Italia e Kiev fin dalle prime settimane della guerra. Prima Leopoli, il 18 marzo 2022, poi la capitale. Due mesi fa anche i centri di Mykolaiv e Cherson, vicino alla Crimea. «La situazione, rispetto a un anno fa, è molto peggiorata», racconta, «Da marzo 2022 ho girato questo Paese in lungo e in largo, da nord a sud, da est a ovest. Mai come questa volta è stata chiara l’entità del pericolo. Forse le parole e le immagini non bastano, il suono delle sirene e le luci dei traccianti sono con me ogni notte, mi tolgono il sonno».

Il pensiero di Castiglione va agli abitanti di Kiev: «Mai come in questi ultimi giorni ho visto i loro volti segnati dalla paura» commenta «i rifugi sotterranei si riempiono istantaneamente al suono delle sirene, nemmeno un anno fa era così. Le condizioni di vita non sono migliorate, c’è chi è ancora costretto a vivere nelle palestre, su letti separati da qualche lenzuolo».

E dunque in questo scenario il ruolo della cooperazione è ancora importante. Castiglione era a Kiev con i rappresentanti di associazioni da tutta Italia: «In questa missione», racconta ancora, «con me c’erano quattro ragazzi napoletani, un romano, un torinese e un pescarese. Fanno tutti parte di una rete di associazioni che raccoglie aiuti. Siamo partiti con due mezzi, per portare cibo, coperte, vestiti e medicinali. Li abbiamo consegnati a un ospedale pediatrico, in alcuni campi profughi informali ancora pieni di sfollati dalle città dell’est, e abbiamo rifornito l’ambulatorio mobile di Mediterranea, attivo in Ucraina dall’agosto scorso. Attualmente vi prestano servizio una dottoressa di Bologna e una ragazza di Pieve di Soligo».

Durante questa trasferta i volontari di Mediterranea Saving Humans hanno incontrato anche l’ambasciatore italiano a Kiev, Pierfrancesco Zazo, e moltre altre associazioni che operano in loco, la Caritas, la comunità di Sant’Egidio, Insight (che supporta la comunità Lgbt+ Ucraina) e un gruppo di avvocati che offre tutela legale alle donne vittime di abusi da parte dei militari.

Con che sensazione tornate in Italia? «Con l’idea che qui il dibattito pubblico si sia polarizzato, sulla questione “armi sì, armi no”» risponde Castiglione, «Ma oggettivamente senza la contraerea non saremmo qui a raccontare ciò che abbiamo visto. Prima ancora che ci sia la pace, in pieno conflitto, c’è chi pensa già agli investimenti per la ricostruzione, ed è un paradosso incredibile: in Ucraina la popolazione civile ha davvero ancora bisogno di aiuti concreti e immediati».

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