Fido, l’amico di famiglia che fa stare bene

Cani e gatti non sono solo compagni di vita ma possono portare benefici. Sono di conforto per chi soffre di ansia e depressione. Aiutano gli anziani a stare in movimento. E i bimbi a crescere. L’igiene? Niente paura: i loro microbi servono a stimolare il sistema immunitario

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La prossima volta che accarezzate il vostro animale domestico, pensate a questo: non è solo un compagno di vita ma anche un distillato di benefici per la salute di tutta la famiglia. Un probiotico, un antidolorifico, un antidepressivo, un concentrato di serotonina a quattro zampe. Sono ormai tanti gli studi scientifici che elencano i vantaggi di Fido e compagni. Non solo per le persone sane ma anche per chi è affetto da disturbi di diversa natura e può affidarsi alla pet therapy, in Italia una realtà consolidata e all’avanguardia.
«Prendersi cura di un animale aiuta la nostra autostima perché ci fa sentire responsabili e capaci di essere utili a un altro essere vivente. E questo vale per tutte le età», spiega Valentina Di Mattei, psicologa clinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ricercatrice dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Mentre cavalli e asini vengono impiegati nei centri riconosciuti di pet therapy, con straordinari risultati in soggetti malati, in ambito domestico è il cane l’animale che più di tutti, grazie alla sua empatia e alla capacità di interagire con l’uomo, può contribuire alla buona salute dei suoi padroni.

«La routine che comporta il possedere un quattro zampe aiuta ad avere ritmi regolari. Inoltre, favorisce la socializzazione, un aspetto importante, per esempio, per gli adolescenti che tendono a isolarsi nella loro camera. Ma anche per gli anziani, perché li invita a uscire all’aria aperta e a fare esercizio fisico», osserva la psicologa.

Sono però i bambini la categoria che beneficia maggiormente dell’arrivo di Fido. «Con loro gli animali hanno canali di comunicazione particolari, perché hanno uno scambio affettivo molto semplice e condividono la dimensione del gioco. Questo stimola l’emotività del bambino, incoraggia le sue capacità empatiche. Per questo motivo i cani sono degli ottimi compagni per chi soffre di disturbi dello sviluppo come l’autismo», nota Di Mattei.

Il cucciolo di casa ha un impatto anche sugli aspetti cognitivi: «Alcuni studi hanno dimostrato che può potenziare l’attenzione e la memoria a breve e lungo termine e i bambini che possiedono un cane sembrano avere una maggiore velocità di apprendimento del vocabolario rispetto a chi non ha un animale in casa».

Ansia a depressione sono i sintomi psicopatologici maggiormente trattati negli studi che riguardano gli animali. E gli amici pelosi, anche in questo caso, sono di conforto.«L’animale non ha aspettative relazionali complesse e questo permette a chi è affetto da depressione di vivere la relazione senza timori di sbagliare o deludere. Il contatto fisico, inoltre, è molto importante. Non sappiamo ancora esattamente cosa succeda quando si accarezza un animale ma alcuni studi suggeriscono che abbia a che fare anche con la serotonina, implicata nella regolazione del tono dell’umore. Vengono stimolati circuiti simili a quelli attivati da alcuni farmaci antidepressivi», osserva l’esperta.

Tante di queste caratteristiche sono comuni anche a gatti e conigli, che però hanno una ridotta affettività e possibilità di apprendimento. Sono adatti soprattutto per gli anziani. Le fusa di un gatto inducono benessere, le carezze e il contatto fisico sono considerate una vera e propria terapia per malattie degenerative come l’Alzheimer. Diversi studi hanno messo in evidenza che in questi casi la persona colpita dalla malattia sposta la sua attenzione su un compito (giocare con un cane o un gatto) evitando di concentrarsi su pensieri che gli causano ansia. Studi recenti, tutt’altro che definitivi, suggeriscono persino che gli over 65 con animali domestici abbiano bisogno di meno visite mediche della media dei coetanei. Ma non è finita qui. Come ha titolato il New York Times recentemente, questi amici devoti sono anche una sorta di probiotico.

«Sicuramente sono un veicolo di probiotici che arricchiscono il nostro microbiota», ci spiega Maria Rescigno, docente di Humanitas University e ricercatrice del Laboratorio di Immunologia delle Mucose e Microbiota dell’ospedale Humanitas. «Oggi viviamo in un ambiente troppo pulito e sterile, possedere animali significa introdurre nelle nostre case dei microbi che stimolano il nostro sistema immunitario a 360 gradi. Questi microbi, grazie allo scambio di liquidi biologici, come la saliva, si trasferiscono nel nostro organismo. I bambini che vengono a contatto con animali nel primo anno di vita soffrono meno di allergie e di asma».

Per chi teme la trasmissione di malattie, come leptospirosi o toxoplasmosi, l’immunologa chiarisce: «Sono casi rari e tutto dipende dalla bontà del nostro sistema immunitario. Per quanto riguarda i bambini, il rischio è minimo se sono cresciuti con gli animali in casa.

Più cautela serve invece sia per neonati prematuri che per soggetti immunodepressi». Anche chi è allergico al pelo deve rinunciare, naturalmente.

Ma i fissati dell’igiene possono rilassarsi: «Basta sciacquarsi le mani – conclude Rescigno – con l’acqua, dopo aver toccato l’animale, e lavarle con il sapone solo una volta a
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