Covid, vaccino più vicino ma restano molte incertezze. Ecco cosa dobbiamo aspettarci

(ansa)
Accanto a quello della Pfizer altri 10 in Fase 3
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È STATA accolta con grande entusiasmo la diffusione dei primi dati sull’efficacia di BNT162b2, il vaccino contro Sars-Cov-2 sviluppato da Pfizer e dalla tedesca Biontech. Secondo le prime analisi, infatti, proteggerebbe dall’infezione da Sars-Cov-2 nel 90% dei casi, più di quanto le stesse aziende osassero sperare. Tra le condizioni per l’approvazione di un vaccino anti Covid-19 stabilite dall’agenzia regolatoria americana Fda, infatti, c’è un’efficacia dimostrata di almeno il 50%.

I risultati, comunicati alla Pfizer dal panel di esperti domenica 8 novembre e rilasciati l’indomani, non sono ancora stati pubblicati su una rivista scientifica, ma sono frutto dell’analisi preliminare dei dati della sperimentazione in fase III, che ha reclutato 43.538 persone di diverse etnie e con un’età superiore ai 12 anni, maggiorenni in Europa. Di questi, 38.955 hanno ricevuto o il vaccino o il placebo. A sette giorni dalla seconda dose, sono stati registrati 94 caso di Covid-19. Lo studio continuerà fino al raggiungimento di 164 casi. Come ogni risultato preliminare, richiede cautela e con il proseguire dello studio i dati di efficacia possono cambiare.

11 candidati 

Sono già 11 i candidati vaccini in fase 3 della sperimentazione e tra questi ci sono anche tre vaccini a Rna, quello della Pfizer, dell’americana Moderna e della tedesca Curevac. Di solito, si inietta nell’organismo un patogeno attenuato o una sua parte, generalmente una proteina di superficie, per indurre nell’organismo una risposta immunitaria efficace. Un metodo alternativo è ricorrere all’infusione di RNA-messaggero (mRNA), una sequenza di RNA sintetizzata in laboratorio che, come dice il nome, trasporta l’informazione genetica necessaria a costruire una nuova proteina. In questo caso si tratta della proteina Spike, che decora la superficie di Sars-Cov-2, target d’eccellenza perché fin dai primi studi si è visto che quando l’organismo la individua e la riconosce parte la risposta immunitaria contro il coronavirus.

Un vaccino fragile

Questa tecnica consente di accorciare i tempi, fornendo direttamente all’organismo le informazioni necessarie alla produzione dell’antigene, senza doverlo fabbricare in quantità in laboratorio. Lo svantaggio è che questo tipo di vaccino è delicato: deve essere conservato e quindi trasportato a -80 gradi centigradi fino al momento dell’iniezione, il che significa che in alcuni paesi potrebbero esserci grosse difficoltà. Quanto alla distribuzione, la Pfizer avrebbe già prodotto un sistema di trasporto, frigo con sensori termici, adeguato. Ma serve anche provvedere allo stoccaggio delle scorte.

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I  tempi

La sperimentazione di BNT162b2 è di fase III, quella che segue le fasi I e II condotte su pochi volontari per definire la tollerabilità e la sicurezza di base del farmaco, le prime evidenze di efficacia e le indicazioni sul dosaggio. Nella fase III, aumenta il numero dei soggetti trattati e si valuta meglio il rapporto rischio/beneficio del trattamento. Dopodiché, per la messa in commercio, servono le autorizzazioni delle agenzie regolatorie, la Fda americana e l’Ema europea. La Pfizer, da parte sua, ha dichiarato che chiederà l'autorizzazione d'emergenza (Eua) alla Fda probabilmente entro la fine del mese, quando avrà elaborato almeno due mesi di dati di follow-up.

Sono ancora molte le domande cui rispondere a proposito del vaccino Pfizer. Esso è efficace per chi ha già avuto Covid-19? Quanto dura la protezione? Protegge unicamente il vaccinato o impedisce anche la trasmissione del virus? Riduce la contagiosità degli asintomatici? Infine, c’è la questione della produzione e della fornitura del vaccino, aspetti già in discussione per tutti i candidati perché Covid-19 è un problema globale e vanno garantite la disponibilità e l’accesso al vaccino. Sono da tempo in corso colloqui esplorativi con le varie aziende, per stabilire forniture e prezzi.

La rapidità

Proprio per via dell’emergenza globale, c’è stata un’accelerazione dei processi lunghi ed elaborati di analisi di qualità, sicurezza ed efficacia, che richiedono degli anni. La necessità di ridurre i tempi ha portato anche alla decisione di non attendere in condizioni ecologiche che l’infezione avvenga nella popolazione allo studio e quindi di mettere in piedi un tipo di sperimentazione "human challenge study (studi di infezione umana controllata)", che prevede si inietti nei soggetti sani del virus contro il quale si sta testando il vaccino, piuttosto controversa per la mancanza di terapia contro Covid-19. Riguarderà il vaccino di Oxford/AstraZeneca e partirà con il nuovo anno, sotto la supervisione dell'Imperial College London e condotto presso il Royal Free Hospital di Londra.