L'immunologo Le Foche: “Vi spiego perché Covid sarà sconfitto”

(reuters)
Secondo lo scienziato, il contagio verrà presto sconfitto, ma dobbiamo tenere la guardia alta
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"NON DATE ascolto a chi parla di un tunnel senza fine. Si tratta di gente che non ha abbastanza occhi per guardare”. A poche settimane dal Natale, tutti abbiamo voglia di un segnale di speranza che ci aiuti a metabolizzare questi lunghi mesi di pandemia. Lo troviamo nell’e-book intitolato: 'Sì, andrà tutto bene. Ecco perché il Covid 19 sarà sconfitto' (Edizioni Piemme) scritto da Francesco Le Foche, immunologo clinico, insieme al giornalista Giancarlo Dotto, in cui si cerca di comunicare una visione positiva esaminando il Covid-19 dalla sua genesi fino alla sua imminente sconfitta grazie ad un’arma segreta: il nostro sistema immunitario.

 

Professor Le Foche, nell’ondata mediatica di infettivologi, virologi e medici, lei è stato etichettato come ‘ottimista’. Le dà fastidio?
"In realtà, non mi dispiace. Sono convinto che nonostante l’arrivo della “seconda ondata” non ci sia ragione di pensare al peggio. Pensiamo di aver diritto alla felicità eterna, ma quando il nostro benessere è stato messo in crisi da un virus che è 600 volte più piccolo di un nostro capello, ci è sembrato incredibile e sono cadute molte delle nostre certezze. Se riusciamo a renderci conto che non stiamo vivendo l’apocalisse, ma una “sindemia”, cioè una pandemia che coinvolge e destabilizza tutte le nostre certezze sociali, davvero andrà tutto bene.

Perché riusciremo ad avere la meglio sul Covid?
"A salvarci sarà ancora una volta la scienza. Noi abitiamo il pianeta più bello dell’universo e l’umanità si è sempre affidata alla scienza per risolvere i suoi problemi riuscendoci ogni volta. Sono convinto che anche ora non ci tradirà perché abbiamo messo in campo dei percorsi vaccinali molto promettenti e ben strutturati e poi ci sono gli anticorpi monoclonali. Insomma, abbiamo più di qualche motivo per essere ottimisti e arrivare alla fine del tunnel".

Nel suo libro lei parla della cosiddetta ‘mossa del cavallo’: di cosa si tratta?
"Quello che stiamo vivendo è un esperimento interplanetario di politica sanitaria e quello che abbiamo notato è che c’è stata una carenza del territorio, ma le pandemie si vincono fuori dagli ospedali. Proprio per questo abbiamo perso clamorosamente il ‘primo tempo’ a marzo, poi abbiamo recuperato magistralmente dopo il lockdown e poi purtroppo in seguito ai nostri comportamenti c’è stata una riacutizzazione con un aumento della carica virale e tutte le conseguenze che abbiamo visto. Ora dobbiamo continuare a comportarci bene e dobbiamo fare tesoro di quanto accaduto accelerando la riorganizzazione della medicina del territorio perché solo così riusciremo ad evitare la pressione sugli ospedali. In questo momento siamo ai tempi supplementari e siamo in vantaggio perché sappiamo come si muove il virus. Perciò, dobbiamo giocare ‘a zona’ anticipando le sue mosse come si fa con la mossa del cavallo negli scacchi".

Ci stiamo avvicinando al Natale con una serie di restrizioni che lo rendono sicuramente diverso da quello degli anni scorsi. E’ difficile mantenersi ottimisti….
"E, invece, questo è proprio il momento di non mollare perché solo attenendoci responsabilmente alle regole di comportamento stabilite potremo gradualmente uscire fuori dalla pandemia. Se riusciamo a stare in una sorta di lockdown personale per 3-4 mesi con il distanziamento sociale, l’igiene delle mani e l’uso della mascherina arriveremo all’inizio della primavera con vaccini e anticorpi monoclonali e così prima dell’estate potremo uscire da questa crisi".

 

Si ripongono tante speranze in un vaccino, ma spesso i dati sull’efficacia sono contradditori e poi c’è la questione della non obbligatorietà che potrebbe lasciar fuori tutti i negazionisti. Che ne pensa?
"Quando arriveranno i vaccini potremo sicuramente tirare un respiro di sollievo. Certo se avessimo la sicurezza che il vaccino rende innocui, cioè non contagiosi, allora potremmo vaccinare anche le persone socialmente più attive cioè i giovani e questo consentirebbe di azzerare i contagi. Per quanto riguarda i No Vax, non è di loro che ho paura ma piuttosto di coloro che sono dubbiosi, che hanno paura di fare un vaccino preparato un po’ in fretta. Ecco questi dubbi mi fanno temere che si stia tornando ad una sorta di oscurantismo della scienza. Deve essere chiaro che i vaccini sono stati preparati in fretta ma solo perché oggi abbiamo a disposizione una tecnologia molto più potente e quindi sono sicuri ed efficaci. E soprattutto saranno il passepartout per uscire fuori dalla pandemia".